Buoni pasto nel pubblico impiego 2026: potranno superare la soglia?
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Dall’adeguamento dei ticket nel pubblico impiego alle nuove soglie di esenzione fiscale introdotte nel settore privato: il 2026 potrebbe rappresentare un anno di svolta per il valore dei buoni pasto e per il loro impatto sullo stipendio netto dei lavoratori.
I buoni pasto tornano al centro del dibattito sul lavoro pubblico e privato. Dopo anni di sostanziale immobilismo, il 2026 porta infatti importanti novità sia sul fronte fiscale sia nell’ambito della contrattazione collettiva delle amministrazioni centrali.
Da un lato, la nuova disciplina tributaria ha aumentato il limite di esenzione dei ticket elettronici per i lavoratori del settore privato; dall’altro, il rinnovo del contratto delle Funzioni Centrali apre la strada a un possibile incremento del valore riconosciuto ai dipendenti pubblici, superando una soglia che non veniva aggiornata da oltre un decennio.
Si tratta di cambiamenti che potrebbero incidere concretamente sul potere d’acquisto dei lavoratori e che rappresentano uno dei temi più seguiti nell’ambito del rinnovo dei contratti pubblici 2025-2027.
Cosa sono i buoni pasto e a chi spettano
La disciplina dei ticket restaurant è regolata dal decreto del Ministero dello Sviluppo Economico n. 122 del 7 giugno 2017.
La normativa definisce il buono pasto come un servizio sostitutivo della mensa aziendale, corrispondente a un determinato valore economico e utilizzabile per l’acquisto di alimenti e pasti presso gli esercizi convenzionati.
Il beneficio può essere riconosciuto ai lavoratori subordinati, sia a tempo pieno sia part-time, indipendentemente dalla presenza di una pausa pranzo formalmente prevista nell’orario di lavoro. La possibilità di utilizzo è inoltre estesa, in determinate situazioni, anche ai collaboratori che intrattengono rapporti professionali con il soggetto erogatore.
Nel corso degli anni i buoni pasto sono diventati una componente sempre più rilevante del welfare lavorativo, contribuendo ad aumentare il valore complessivo della retribuzione senza incidere integralmente sul carico fiscale.
Pubblico impiego: il valore minimo dei ticket può aumentare
La novità più attesa riguarda i dipendenti delle amministrazioni centrali.
Nel testo dell’ipotesi di rinnovo contrattuale delle Funzioni Centrali 2025-2027, oggetto di confronto tra ARAN e organizzazioni sindacali, è stata inserita una disposizione che potrebbe consentire alle amministrazioni di incrementare l’importo giornaliero dei buoni pasto.
L’articolo 41 dell’ipotesi contrattuale stabilisce infatti che il valore del ticket dovrà essere fissato in misura non inferiore a 7 euro al giorno, compatibilmente con le disponibilità finanziarie dei singoli enti e nel rispetto dei limiti normativi vigenti.
L’aspetto più significativo è proprio l’espressione “non inferiore”. In altre parole, i 7 euro non costituiscono più un limite massimo invalicabile ma rappresentano una soglia minima di riferimento.
Questo significa che le amministrazioni che dispongono delle necessarie coperture economiche potranno valutare importi superiori, aprendo uno scenario che fino a pochi anni fa appariva difficilmente praticabile.
La misura nasce dall’esigenza di aggiornare un valore rimasto sostanzialmente fermo dal 2012, nonostante l’incremento del costo della vita e dei prezzi nel settore alimentare.
Pausa pranzo e trasferte: le regole restano confermate
L’ipotesi di rinnovo delle Funzioni Centrali interviene anche su alcuni aspetti organizzativi collegati all’utilizzo dei buoni pasto.
Per quanto riguarda la pausa destinata alla consumazione del pasto, viene confermato che la sua durata non può essere inferiore a trenta minuti.
Resta inoltre il diritto al ticket nelle trasferte di durata inferiore alle otto ore, secondo la disciplina già prevista dal contratto collettivo vigente.
Si tratta di disposizioni che mantengono continuità con il quadro regolamentare esistente e che rappresentano un punto di riferimento anche per gli altri comparti pubblici impegnati nei rispettivi percorsi di rinnovo contrattuale.
L’obiettivo: avvicinare pubblico e privato
L’evoluzione della disciplina nel pubblico impiego si inserisce in un contesto più ampio.
Da tempo sindacati e rappresentanze dei lavoratori chiedono infatti una revisione dei ticket riconosciuti nelle amministrazioni pubbliche per ridurre il divario rispetto ad alcune realtà del settore privato, dove gli importi risultano spesso più elevati.
L’orientamento emerso nel rinnovo contrattuale sembra andare proprio in questa direzione: creare le condizioni affinché il valore dei buoni pasto possa essere progressivamente adeguato alle dinamiche economiche attuali e alle nuove regole fiscali introdotte dal legislatore.
Ricordiamo infatti che, per i dipendenti del settore privato, la Legge di Bilancio 2026 ha infatti rivisto i limiti di esenzione fiscale dei buoni pasto elettronici, incentivando ulteriormente l’utilizzo degli strumenti digitali.
Dal 1° gennaio 2026 si applicano le seguenti soglie:
- Buoni pasto elettronici: esenzione fino a 10 euro al giorno;
- Buoni pasto cartacei: esenzione confermata fino a 4 euro al giorno.
La questione potrebbe inoltre trovare ulteriore spazio nel dibattito parlamentare in vista delle prossime manovre finanziarie, considerando il crescente interesse mostrato dalle parti sociali sul tema.
Cosa succede se il valore supera la soglia esente
Uno degli aspetti che genera più dubbi riguarda il trattamento delle somme eccedenti.
La normativa prevede che, qualora il valore nominale del buono pasto superi il limite di esenzione previsto dalla legge, venga tassata esclusivamente la parte eccedente.
Facciamo un esempio pratico.
Se un lavoratore riceve un ticket elettronico del valore di 12 euro giornalieri, i primi 10 euro restano esenti mentre i restanti 2 euro risultano assoggettati a tassazione e contribuzione.
Non si tassa quindi l’intero importo, ma soltanto la quota che supera la soglia stabilita dal legislatore.
È un elemento importante perché consente alle aziende e, in prospettiva, anche alle amministrazioni pubbliche, di riconoscere valori più elevati senza perdere completamente il vantaggio fiscale associato allo strumento.
Perché il 2026 può diventare l’anno della svolta
L’insieme delle novità introdotte nel 2026 evidenzia una tendenza precisa: rafforzare il ruolo dei buoni pasto come strumento di sostegno al reddito dei lavoratori.
L’aumento della soglia fiscale per i ticket elettronici, unito alla possibilità di superare il tradizionale valore di 7 euro nel pubblico impiego, potrebbe determinare effetti concreti sulle retribuzioni accessorie e sul potere d’acquisto di migliaia di dipendenti.
Molto dipenderà dalle scelte delle singole amministrazioni, dalla disponibilità delle risorse di bilancio e dagli sviluppi della contrattazione collettiva. Tuttavia, dopo oltre dieci anni di sostanziale immobilità, il tema dei buoni pasto torna finalmente ad assumere un ruolo centrale nelle politiche del lavoro, aprendo prospettive che fino a poco tempo fa sembravano difficili da immaginare.
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