In Europa ondata di caldo record: ciò che un tempo era impossibile oggi è realtà a causa dei combustibili fossili

26 Giugno 2026 - 13:01
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In Europa ondata di caldo record: ciò che un tempo era impossibile oggi è realtà a causa dei combustibili fossili

Quel che era impossibile solo qualche decennio fa oggi non solo è possibile, ma sta accadendo, ora. E non è una bella cosa, se parliamo di innalzamento delle temperature. L’Europa occidentale si trova a fare i conti con un’ondata di calore straordinaria che sta infrangendo i record storici del mese di giugno, registrando temperature comprese tra i 5 e i 12 gradi sopra la media stagionale. Questo fenomeno meteorologico estremo, che come spiegano i meteorologi è spinto da un persistente sistema di alta pressione che trasporta aria rovente dal Nord Africa, sta mettendo in luce la fragilità del continente europeo per via di un riscaldamento che corre a velocità doppia  rispetto alla media globale. Di fatto, quello che fino a una cinquantina di anni fa dalle nostre parti era considerato un evento meteorologico del tutto impossibile da verificarsi, oggi sta tragicamente accadendo sotto i nostri occhi, sulla nostra pelle, trasformando le estati europee in una successione di emergenze climatiche.

Ma se tutto ciò non ha bisogno di essere letto da qualche parte perché lo stiamo vivendo giorno dopo giorno e perché chi ha una certa età non ha memoria di mesi di giugno così roventi, la notizia (che poi, volendo, per chi legge abiutualmente il nostro giornale non è poi del tutto una notizia) è un’altra: gli scienziati del gruppo World weather attribution confermano in un approfondito studio scientifico che la causa primaria di questa accelerazione senza precedenti dell’innalzamento delle temperature risiede nell’uso massiccio e prolungato dei combustibili fossili, che ha alterato profondamente il sistema climatico del pianeta.

I dati emersi dagli studi di attribuzione climatica rivelano una realtà impressionante: un’ondata di calore di questa portata sarebbe stata virtualmente impossibile nel giugno del 1976 ed era ben dieci volte meno probabile nel 2003 per le temperature diurne. Se si analizzano i picchi notturni, l’evento odierno risulta essere addirittura cento volte più probabile rispetto all’inizio del secolo, a dimostrazione di come la baseline del clima si sia innalzata rapidamente.

Rispetto al passato, sottolineano gli scienziati del gruppo Wwa, le temperature di un evento analogo sono oggi più calde di circa 3,5°C rispetto al 1976 e di 2°C rispetto al 2003, evidenziando una crescita della severità dei fenomeni meteo che supera le peggiori proiezioni. Dai dati raccolti e analizzati dai ricercatori emerge che in Europa occidentale il mese di giugno si sta scaldando più velocemente di ogni altro periodo dell’anno, con le massime diurne che crescono a un ritmo triplo rispetto alla media del riscaldamento globale. E ben il 45% delle 854 città analizzate in 30 paesi europei ha superato, o si prevede superi, i propri record storici relativi ai livelli di stress termico.

Le conseguenze di tutto ciò sulla salute umana sono devastanti, considerando che il calore estremo rappresenta il rischio naturale più letale per la popolazione europea, superando di gran lunga le alluvioni e le tempeste. Per non parlare del fatto che in Italia, drammaticamente al primo posto in Europa per numero assoluto di decessi per motivi legati al caldo, le vittime rientranti in questa categoria sono state in passato (dati 2023) circa quattro volte superiore a quelle riguardanti gli incidenti stradali.

Gli scienziati ricordano che durante l’estate del 2022 si sono registrati oltre 60.000 decessi correlati al caldo, seguiti da altre 47.000 vittime l’anno successivo, numeri che rischiano di essere superati dall'attuale ondata. In questi giorni si assiste a un incremento del 20% nelle chiamate ai servizi sanitari di emergenza, con gli ospedali in grave affanno a causa di un'utenza vulnerabile composta da anziani, malati cronici e soggetti economicamente svantaggiati. Oltre all’impatto medico diretto, la combinazione letale di temperature e umidità, misurata dall’indice dello stress termico), ha già superato le soglie critiche di tolleranza all’interno delle abitazioni in quasi la metà delle principali città europee.

Gli autori dello studio sottolineano anche che l’impatto della crisi climatica in atto si estende rapidamente alle infrastrutture vitali e ai servizi essenziali, paralizzando la vita quotidiana e l’economia di intere nazioni. E viene citata proprio l’Italia, insieme anche alla Francia e alla Spagna. Si registrano diffuse chiusure di scuole, cancellazioni di eventi pubblici e pesanti ritardi nei trasporti ferroviari a causa della deformazione termica dei binari e dei guasti alle linee elettriche. Come abbiamo visto del resto in questi giorni in diverse città italiane, il sistema energetico è sotto forte pressione sia per il picco della domanda legato all’uso dei condizionatori, sia, per quanto riguarda la Francia, per la riduzione forzata della produzione da parte delle centrali nucleari d’Oltralpe, i cui sistemi di raffreddamento dipendono da fiumi ormai surriscaldati. Questa crisi idrica ed energetica non fa che esacerbare la povertà energetica estiva in Europa, mentre le riserve idriche spagnole e i terreni agricoli francesi si avvicinano ai minimi storici di umidità e disponibilità.

L’attuale stagione estiva dimostra inequivocabilmente che, con un riscaldamento globale che ha raggiunto gli 1,4°C, il calore estremo sta testando i limiti fisici e strutturali della capacità di adattamento delle nostre società. Le città moderne, caratterizzate dall’effetto isola di calore per via dell’estensione dell’asfalto e da edifici storici non progettati per queste temperature, si stanno rivelando delle vere e proprie trappole termiche per i cittadini. Diventa quindi di fondamentale importanza non solo implementare strategie di adattamento urbano e di riforestazione, ma intervenire direttamente sulle cause profonde del problema. La comunità scientifica internazionale ribadisce con forza che l'unica via per evitare scenari ancora più catastrofici è una transizione ecologica radicale e un rapido abbandono dei combustibili fossili, prima che l'invivibilità diventi la norma.

Simon Stiell, responsabile delle questioni climatiche delle Nazioni Unite, è intervenuto in merito alle temperature estreme in Europa, affermando che «questa ondata di caldo selvaggio porta chiaramente l’impronta della crisi climatica». Ha avvertito che «finché l’umanità non smetterà di bruciare carbone, petrolio e gas, il caldo estremo continuerà a peggiorare», sottolineando la necessità  che i paesi accelerino la transizione verso le energie rinnovabili, proteggano le foreste e rafforzino la resilienza climatica. 

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