Nel mondo ci sono 655 milioni di persone che vivono ancora senza elettricità

L’Obiettivo 7 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite punta a garantire a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni. Ebbene, secondo l’ultimo documento sulla questione pubblicato dall’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea), dal titolo Tracking Sdg 7: The Energy Progress Report, l’accesso universale a un’energia pulita e sicura rimane un traguardo ancora lontano. Nel mondo ci sono infatti ancora 655 milioni di persone che vivono completamente prive di elettricità, mentre circa due miliardi di individui (1,8 per la precisione) — equivalenti a un quarto dell’intera popolazione globale — sono costretti a utilizzare tecnologie e combustibili altamente inquinanti per cucinare come il carbone, la legna o il cherosene. Gli esperti della Iea sottolineano che questa grave carenza energetica non rappresenta soltanto un freno allo sviluppo economico e industriale, ma si traduce in un drammatico costo umano e sociale: l’inquinamento domestico derivante da sistemi di cottura obsoleti provoca circa tre milioni di decessi prematuri ogni anno, colpendo in modo sproporzionato le donne, le bambine e le comunità che vivono in condizioni di estrema vulnerabilità.
Dal report, a cui hanno lavorato oltre agli esperti della Iea anche quelli dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), della divisione statistica del dipartimento delle Nazioni Unite per gli affari economici e sociali (UN Desa), della Banca mondiale e dell’Organizzazione mondiale della sanità, emerge che la crisi legata al divario energetico si concentra con particolare gravità nell’Africa subsahariana, un’area geografica che da sola sopporta la quota più pesante e penalizzante di questo deficit strutturale. In questa vasta regione del continente africano, infatti, si contano oltre 560 milioni di persone che non dispongono di alcuna fornitura elettrica e ben 970 milioni che non hanno accesso a soluzioni di cottura pulite, un dato allarmante che rischia di superare la soglia del miliardo già entro il prossimo anno. Il divario tra le aree urbane e quelle rurali continua ad amplificarsi drasticamente, basti pensare che la popolazione rurale priva di elettricità nell’Africa subsahariana è costantemente aumentata nell’ultimo decennio, passando dai 376 milioni registrati nel 2010 ai 447 milioni odierni, a dimostrazione del fatto che le attuali politiche di elettrificazione non riescono a tenere il passo con la crescita demografica locale.
Il rallentamento dei progressi a livello globale mette seriamente a rischio il raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 7 fissato dalle Nazioni Unite per il 2030. Attualmente, il tasso globale di accesso all’elettricità si è stabilizzato intorno al 92% e, per riuscire a garantire l’energia a tutta la popolazione mondiale nei tempi stabiliti, il ritmo della transizione e dell’elettrificazione dovrebbe subire una forte accelerazione, triplicando fino a raggiungere una crescita dell’1,3% annuo. Sul fronte della sostenibilità si registrano alcuni segnali incoraggianti, con le fonti rinnovabili che sono arrivate a coprire oltre il 30% del consumo globale di energia elettrica, ma permangono enormi disparità nella distribuzione della capacità generativa tra i paesi ad alto reddito e quelli poveri, aggravate da una forte riduzione dei finanziamenti pubblici internazionali verso le economie più fragili. Leggendo nel dettaglio, la capacità di generazione di energia rinnovabile ha raggiunto il record mondiale di 544 watt pro capite. I flussi finanziari pubblici internazionali a sostegno dell’energia pulita nei paesi in via di sviluppo sono aumentati leggermente, raggiungendo i 24,6 miliardi di dollari; i miglioramenti nell’efficienza energetica globale hanno continuato a crescere, raggiungendo i 3,76 megajoule per dollaro statunitense, sebbene questo ritmo rimanga insufficiente per raggiungere i target dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile 7.
Nel report si sottolinea che per invertire questa tendenza rischiosa per quel che riguarda gli impegni assunti con l’Agenda 2030 e proteggere i mercati dai continui shock geopolitici ed economici, i leader mondiali devono adottare soluzioni decentralizzate e innovative. Risulta fondamentale investire massicciamente nella diffusione di mini-reti elettriche e impianti solari autonomi (off-grid), capaci di portare l’elettricità in modo rapido e conveniente anche nelle zone rurali più isolate e distanti dalle infrastrutture principali. Parallelamente, i governi e le istituzioni internazionali devono introdurre sussidi mirati, promuovere l’uso di biocombustibili e della cottura elettrica e, soprattutto, mobilitare ingenti capitali privati per superare i vincoli dei bilanci pubblici, abbattendo i costi di allacciamento e garantendo che le comunità più povere ed emarginate del pianeta non vengano lasciate indietro.
Questo rapporto sarà presentato ai decisori politici in occasione di un evento speciale di lancio l’8 luglio 2026, a seguito dell’analisi approfondita dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile (Sdg) 7 in seno al Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile di New York, che supervisiona i progressi relativi agli Obiettivi dell’Agenda 2030
Spiega Fatih Birol, che è il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia: «L’accesso all’energia moderna parte da due elementi fondamentali: la cottura pulita e l’elettricità. Dal 2010, 1,5 miliardi di persone hanno ottenuto l’accesso alla cottura pulita e 800 milioni hanno ottenuto l’accesso all’elettricità, a dimostrazione del fatto che, con le politiche giuste, è possibile compiere progressi. L’AIE sta collaborando con i governi, l’industria e i partner internazionali per accelerare gli investimenti e le azioni politiche necessarie a garantire l’accesso universale in tutto il mondo, in particolare alla cottura pulita. Sebbene l’SDG 7 sia un obiettivo energetico, i suoi benefici si estendono ben oltre il settore energetico: migliorano la salute, ampliano le opportunità economiche, rafforzano la sicurezza e contribuiscono a costruire comunità più resilienti».
Sottolinea Francesco La Camera, che è il direttore generale, dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena): «I recenti shock energetici globali hanno messo in luce un aspetto fondamentale: i paesi dotati di una forte capacità nel settore delle energie rinnovabili sono in una posizione migliore per resistere alle turbolenze economiche e alle interruzioni dell’approvvigionamento. Accelerare la diffusione di energie rinnovabili nazionali a costi competitivi deve ora essere al centro del rafforzamento sia della sicurezza energetica che della resilienza economica, nel perseguimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 7. Per raggiungere questo obiettivo, la comunità internazionale deve dare priorità a soluzioni accessibili e su misura in particolare per i paesi meno sviluppati che devono affrontare i maggiori ostacoli all’accesso».
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