In Francia prende corpo l’incubo delle élite: una sfida Bardella-Mélenchon in cui decide davvero il popolo

14 Giugno 2026 - 08:41
0
In Francia prende corpo l’incubo delle élite: una sfida Bardella-Mélenchon in cui decide davvero il popolo

In Francia prende corpo l’incubo delle élite: una sfida Bardella-Mélenchon in cui decide davvero il popolo

Occhi puntati a Bruxelles sulle prossime presidenziali francesi. L’establishment della politica comunitaria è percorso da un allarme che toglierà il sonno a non pochi funzionari dei palazzi di vetro e che va oltre il perimetro di Parigi: riguarda la progressiva perdita di controllo da parte delle élite tecnocratiche su uno dei principali Paesi fondatori dell’Unione europea, ma si estende a ciò che significa in termini più ampi.

Lo scenario francese che preoccupa le élite

Da mesi, nei luoghi delle istituzioni europee e negli ambienti che hanno sostenuto il progetto macroniano, cresce la preoccupazione per uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato impensabile: una Francia guidata dal Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella oppure, addirittura, una competizione finale tra destra sovranista ed estrema sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, con il centro politico definitivamente estromesso.

È questo il vero incubo dell’establishment comunitario. Non tanto la vittoria di una forza politica specifica, quanto la certificazione del fallimento di un intero sistema di potere che per anni ha tentato di governare (e filtrare) la realtà attraverso formule tecnocratiche, coalizioni artificiali e continui espedienti istituzionali.

La fine dell’era dei cordoni sanitari

Per oltre un ventennio la politica francese è stata organizzata attorno a un unico obiettivo: impedire che il consenso popolare raccolto dai Le Pen potesse tradursi in governo. Cordoni sanitari, Opa, alleanze improvvisate, fronti repubblicani, convergenze tra avversari storici. Tutto è stato considerato lecito purché servisse a fermare il Rassemblement National o, prima, il Front National. Eppure il risultato finale, ad oggi, sembra stia portando in una direzione ostinata e contraria a quella della fredda e lucida stabilita a tavolino.

Più la volontà popolare è stata contenuta nel corso degli anni, più è cresciuto il consenso verso coloro che quella volontà pretendevano di rappresentarla. Più si cercava di isolare la destra identitaria, più milioni di francesi percepivano che il proprio voto veniva considerato legittimo soltanto quando coincideva con i desideri delle classi dirigenti. Fino ad oggi, quando l’operazione Macron è riuscita, ma il paziente è morto.

Il fallimento delle alchimie macroniane

Il macronismo nasce in laboratorio per essere la risposta definitiva ai populismi. Avrebbe dovuto rappresentare la sintesi perfetta tra europeismo, modernizzazione e stabilità di una Francia mite, fluida e globalista alla guida dell’Europa avente la finanza come stella polare. Oggi lascia in eredità una Francia politicamente frammentata, socialmente polarizzata e istituzionalmente paralizzata, frutto di un processo alchemico che ha portato alla frammentazione anziché al coagulo.

La scelta di Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblea nazionale dopo le elezioni europee del 2024 rappresenta probabilmente il simbolo più evidente di questo fallimento. Una decisione assunta nel tentativo di preservare una leadership ormai in evidente difficoltà che ha finito invece per certificare la crisi del sistema.

Da allora la Francia vive una situazione di instabilità permanente. Governi deboli, maggioranze inesistenti, crescente sfiducia verso le istituzioni e una polarizzazione sociale che continua ad aumentare, complice la situazione economica e il tema migratorio che in Francia è molto sentito in quanto la sua traduzione diretta è quella della violenza e della criminalità fra bande di seconde generazioni spesso contro il nemico comune, il francese bianco. Il presidente francese appare sempre più come la vestale di un progetto politico esaurito, impegnato a tenere artificialmente in vita quel paziente di cui sopra, che la realtà ha già dichiarato morto.

Bardella e Mélenchon: l’incubo dell’establishment s’incarna

Ed è proprio questa realtà che oggi presenta il conto. Anzi, che lo sbatte in faccia con la stessa sfacciataggine e arroganza che si respira nelle banlieu. Le élite di Bruxelles osservano con crescente inquietudine l’ascesa di Jordan Bardella e del Rassemblement National. Allo stesso tempo guardano con apparente preoccupazione anche alla crescita di Jean-Luc Mélenchon e della sinistra radicale, ideologizzata e estrema più che mai, come si nota in una recente intervista rilasciata dal leader de La France Insoumise a Repubblica.

Non è difficile comprendere le ragioni di queste inquietudini: pur partendo da visioni opposte, entrambe queste forze mettono in discussione (seppur in modo differente) alcuni pilastri dell’attuale governance francese, europea, della Nato e contestano il modello tecnocratico che ha dominato l’ultimo ventennio del vecchio continente.

Il “problema” della libera scelta del popolo

La conseguenza è paradossale ma evidente: agli occhi di una parte crescente dell’opinione pubblica francese ed europea, di destra o di sinistra, sembra che il popolo sbagli sempre. Se vota a destra viene accusato di populismo, razzismo, fascismo o qualunque altra cosa; se vota a sinistra viene accusato di irresponsabilità, sciatteria, non concretezza, neo-marxismo; se contesta le scelte delle istituzioni europee viene considerato disinformato o analfabeta funzionale; se esprime disagio verso l’immigrazione incontrollata o verso la perdita di sovranità nazionale viene immediatamente collocato fuori dall’area della rispettabilità politica e quindi dell’agone politico. È questa la vera crisi che attraversa oggi la Francia, ma non solo: il ritorno della ghigliottina ideologica per arginare il vandeano di turno.

La vera posta in gioco in Francia

All’orizzonte, quindi, non si profila una semplice competizione elettorale tra partiti, ma lo scontro tra due concezioni della democrazia: da una parte una tecnocrazia grigia, autoreferenziale e sempre più distante dalle preoccupazioni reali dei cittadini; dall’altra una domanda di rappresentanza che chiede di essere ascoltata e che rifiuta di essere continuamente corretta, filtrata o neutralizzata attraverso giochi di palazzo.

Per anni si è sostenuto, in Francia così come altrove, che il successo della destra identitaria fosse il problema della democrazia. Oggi appare sempre più evidente che esso rappresenti, al massimo, il sintomo di un tema più grande: l’incapacità, sia essa in buona o in mala fede, delle classi dirigenti europee di comprendere e accettare le trasformazioni profonde delle proprie società e la progressiva perdita di identità imposta.

La Francia del 2027 rischia così di diventare il laboratorio politico dell’intero continente, con un sistema costruito per impedire la vittoria di Rassemblement National che sta mostrando tutte le sue contraddizioni. Lo stesso sistema che teme la volontà popolare, così tanto da sostituirsi ad esso con operazioni in vitro.

L'articolo In Francia prende corpo l’incubo delle élite: una sfida Bardella-Mélenchon in cui decide davvero il popolo sembra essere il primo su Secolo d'Italia.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User