Educazione sessuale a scuola: leggere le linee guida dell’Oms per capire l’importanza del ddl Valditara

14 Giugno 2026 - 08:41
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Educazione sessuale a scuola: leggere le linee guida dell’Oms per capire l’importanza del ddl Valditara

Educazione sessuale a scuola: leggere le linee guida dell’Oms per capire l’importanza del ddl Valditara

Cosa significa, nella pratica, educazione sessuo-affettiva a scuola? E perché la recente approvazione del ddl Valditara sul consenso informato dei genitori, tanto criticato dalla sinistra, rappresenta un presidio contro l’affermazione di metodi da Stato etico? Per capirlo, al di là delle spicce semplificazioni propagandistiche, basta leggere le linee guida redatte dall’Oms per l’educazione sessuale a scuola e poi domandarsi: è questo che vogliamo per i nostri bambini e ragazzi?

Il ddl Valditara

Il ddl Valditara vieta ogni tipo di progetto relativo all’educazione sessuale per la scuola dell’infanzia e la primaria, mentre per la scuola secondaria di I e II grado, attraverso il consenso informato scritto dei genitori per progetti relativi a tematiche riguardanti la sessualità e l’affettività, mette ordine nell’anarchia delle dinamiche scolastiche in questo ambito, ma soprattutto rimette al centro la libertà educativa delle famiglie, come previsto dalla nostra Costituzione.

Sessualità tra istruzione e ideologia

Partendo dal presupposto che di sessualità a livello scientifico, quindi istruttivo, si continuerà a parlare come da programmi di scienze, è poco chiaro cosa si intenda per educazione sessuale in ambito affettivo e soprattutto quale sia il fine di tale insegnamento. Spesso l’educazione sessuo-affettiva si declina come strumento di propaganda di ideologie discutibili come quella gender, o si traduce in una vera e propria ipersessualizzazione precoce dei ragazzi, che non tiene conto delle differenze e dei tempi che ognuno ha nello scoprire il proprio corpo, veicolando dei contenuti che possono risultare inappropriati.

Le linee guida dell’Oms sull’educazione sessuale

Se c’è poca chiarezza nella pubblica opinione in cosa dovrebbe consistere l’educazione sessuale nelle scuole, l’Oms chiarisce ogni dubbio, avendo pubblicato già dal 2010 delle linee guida di orientamento rivolte alle autorità scolastiche e sanitarie, con parametri specifici per ogni fascia d’età.

Il documento, che può essere scaricato da internet, prevede in sintesi: da 0 a 3 anni, scoperta dei sensi e delle sensazioni, esplorazioni del proprio corpo, masturbazione della prima infanzia, esprimere i desideri e i limiti in giochi come “il gioco del dottore”; da 4 a 6 anni, conoscenza dell’altro sesso, giochi a sfondo sessuale, insegnare cos’è la gravidanza, le relazioni interpersonali corrette e l’abuso; da 6 a 9 anni, informare su mestruazioni, eiaculazione, metodi contraccettivi, malattie sessualmente trasmissibili, violenza sessuale, piacere della sessualità, masturbazione e desideri percepiti, rapporti sessuali, il sesso nei “media”, differenza tra amicizia e amore, l’amore per persone dello stesso sesso; da 9 a 12 anni, in considerazione di una “prima volta” sempre più precoce, imparare l’uso di preservativi e contraccettivi e come procurarseli, rischi dei rapporti sessuali non protetti, “diritti sessuali”, problemi relativi a gravidanze non desiderate, differenza tra identità di genere e sesso biologico; da 12 a 15 anni, ciclo mestruale e caratteristiche sessuali secondarie con la loro funzione negli uomini e nelle donne, pianificazione familiare, aspettative e comportamenti di ruolo rispetto a eccitazione sessuale e differenze di genere, la prima esperienza sessuale, fare “comnig out”; da 15 anni in poi, diritto ad abortire, prostituzione, bisessualità, asessualità, maternità surrogata, omogenitorialità e monogenitorialità, violenza di genere.

Quando lo Stato vuole entrare anche nelle mutande dei nostri figli

Alla base di questa impostazione c’è una visione da Stato etico, dove l’azione educativa (presunta) entra persino nella sfera più intima e personale dei ragazzi. Pensare che l’educazione sessuo-affettiva possa essere demandata alla scuola, deresponsabilizza le famiglie a cui spetta trattare cose che per antonomasia non possono essere trattate fuori da una cerchia privata. Solo un genitore attento, può cogliere dei momenti unici, intimi, in cui si può intavolare un dialogo su certi argomenti, che non possono certo essere affrontati in giorni prestabiliti, da un estraneo e in gruppo.

Inoltre c’è una linea di demarcazione che non può essere nemmeno oltrepassata dai genitori, dove è il ragazzo che naturalmente esplora e conosce il suo corpo, in modo fisiologico. L’educazione affettivo-sessuale non può essere veicolata come un insieme di conoscenze tecniche indistinte, che tra l’altro non tengono conto dei diversi tempi di ognuno o del senso del pudore, a seconda delle diverse sensibilità. È impensabile che uno pseudo esperto possa parlare di eiaculazione a bambini dai 6 ai 9 anni, età in cui non c’è stato ancora uno sviluppo ormonale, quindi sessuale, che avviene di solito intorno ai 12 anni. Non è accettabile che qualcuno entri in una scuola e insegni la masturbazione, o usi parole come identità di genere, indifferentismo sessuale o parli ai ragazzi del loro primo rapporto sessuale, dando per scontato che debba avvenire per tutti a breve. Ci immaginiamo l’imbarazzo misto a ironia, di adolescenti costretti a sentire uno sconosciuto che parla dei loro rapporti intimi, situazione surreale e grottesca. Inoltre quando si parla di sessualità, entrano in gioco diverse variabili in relazione alle famiglie d’origine dei ragazzi, come la cultura e la religione o delle convinzioni bioetiche specifiche.

A cosa servirebbe l’educazione sessuale?

Secondo i suoi promotori, lo scopo principale dell’educazione sessuo-affettiva, sarebbe quello di prevenire le violenze sessuali, peccato che i dati Istat smentiscano categoricamente questa narrativa. Nei Paesi europei con il maggior numero di violenze sessuali infatti, è presente l’educazione sessuale o affettiva obbligatoria nelle scuole, parliamo di Francia, Germania, Spagna, Belgio e Svezia.

C’è inoltre una scorrettezza di fondo in questa impostazione, visto che le linee guida dell’Oms trattano anche temi come famiglia, matrimonio o violenza, riteniamo ci sia una confusione di piani. Quando si parla di matrimonio ad esempio, levando l’aspetto religioso, parliamo di dinamiche sociali e affettive ma non sessuali, quando parliamo di violenza, che sia verso le donne, in famiglia o altro, stiamo parlando sempre di dinamiche sociali, culturali, anche affettive, ma non assimilabili ad esempio in una sessualità dello sviluppo come la scoperta del proprio corpo, l’autoerotismo o le prime esperienze sessuali, sono piani diversi che non vanno banalizzati ma diversificati.

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