In Italia paghiamo sull’elettricità tasse e oneri fino a 4 volte superiori rispetto a quelli applicati al gas naturale

11 Giugno 2026 - 13:47
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In Italia paghiamo sull’elettricità tasse e oneri fino a 4 volte superiori rispetto a quelli applicati al gas naturale

Tasse e oneri stanno rallentando la transizione energetica in Italia. La questione emerge in tutta chiarezza dall’ultima indagine realizzata dal think tank per il clima Ecco, intitolata non a caso “L’elettrificazione interrotta”. In oltre cinquanta pagine ricche di dati, grafici e tabelle viene evidenziato un drammatico paradosso strutturale presente nel sistema fiscale italiano: l’elettricità è fortemente penalizzata rispetto ai combustibili fossili quali gas, diesel e benzina a causa di una sproporzione nell’applicazione di tasse, accise e oneri di sistema. Si tratta di un’impostazione che rallenta la transizione energetica e frena i vantaggi economici per famiglie e imprese che investono in tecnologie efficienti come pompe di calore e veicoli elettrici.

Ecco qualche dettaglio che emerge dallo studio: nel settore domestico, i consumatori pagano sull’elettricità un carico fiscale e di oneri circa quattro volte superiore rispetto al gas. Per Pmi e le attività commerciali il divario supera anche le venti volte, mentre nei trasporti l’energia elettrica utilizzata per la ricarica pubblica è tassata circa due volte e mezzo più della benzina. Secondo il rapporto, lo squilibrio tra elettricità, gas e carburanti non deriva dal costo dell’energia ma da una stratificazione di imposte, oneri di sistema, meccanismi di finanziamento della transizione e costi ambientali accumulatisi nel tempo senza essere aggiornati rispetto agli obiettivi della politica energetica. Il risultato è appunto paradossale: il vettore energetico, più efficiente e pulito, sul quale si concentra la strategia di decarbonizzazione del Paese è anche quello che sostiene la quota maggiore dei costi della transizione. Al contrario, gas, diesel e benzina contribuiscono in misura molto più limitata al finanziamento delle stesse politiche.

Ormai è chiaro che l’elettrificazione, grazie alla maggiore efficienza e all’apporto delle rinnovabili, è l’unica via per ridurre le bollette. Nel 2024 il costo medio dell’elettricità per i consumatori italiani è stato di circa 31 centesimi per kilowattora (c€/kWh). Di questi, il 49% era rappresentato dal costo della materia prima, il 16% dai servizi di rete e il restante 35% da componenti fiscali, oneri e costi legati al sistema Ets. Per il gas, invece, il costo medio è stato di circa 10 centesimi per kilowattora: il 50% attribuibile alla materia prima, il 22% ai servizi di rete e il 28% a fiscalità e oneri. Una piccola e media impresa in Italia si trova così a dover pagare in bolletta tasse e oneri pari a 11 c€/kWh per l’elettricità contro 0,6 centesimi per il gas, dimostrano le stime fornite da Ecco. Sottolinea Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo del think tank italiano per il clima: «I dati evidenziano un paradosso: il sistema fiscale italiano penalizza proprio le tecnologie più efficienti. In un momento in cui il costo dell'energia è diventato un fattore cruciale per famiglie e imprese, chi investe nell’elettrificazione non riesce a beneficiare pienamente dei vantaggi economici dell'innovazione. Così si rallentano gli investimenti, si riduce la competitività e si frena la transizione energetica».

Il rapporto affronta anche tre delle obiezioni più frequenti a una riforma della fiscalità energetica. Per esempio, spesso si sente dire che gli oneri di sistema diminuiranno da soli. Ma gli esperti di Ecco spiegano che la progressiva riduzione degli oneri storici legati allo sviluppo delle rinnovabili non risolve il problema di fondo, ovvero l’assenza di una struttura coerente che colleghi il prelievo fiscale e di oneri e il finanziamento della transizione energetica. Oppure, c’è chi sostiene che una riforma metterebbe a rischio il gettito pubblico. Ribilanciare tasse e oneri tra i diversi vettori energetici non significa necessariamente ridurre le entrate dello Stato, sottolineano però da Ecco, ma distribuirle in modo più coerente con gli obiettivi di politica energetica e con l’evoluzione tecnologica. Quanto all’obiezione che una riforma penalizzerebbe i consumatori, gli esperti del think tank dimostrano numeri alla mano che per famiglie e piccole attività, una redistribuzione dei costi tra elettricità e gas avrebbe effetti limitati nel breve periodo e potrebbe favorire investimenti capaci di generare risparmi economici significativi nel medio e lungo termine. Per quanto riguarda invece le imprese, il riequilibrio dovrebbe essere graduale e accompagnato da misure di sostegno all’elettrificazione. Infine per i trasporti, potrebbe essere positivo, a condizione che la fiscalità restituisca competitività alle ricariche elettriche.

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