Influenza aviaria H5, Australia in allerta: «Preparati a fronteggiare eventuali incursioni»

03 Luglio 2026 - 08:37
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Cinque casi confermati in uccelli marini migratori e due nuovi episodi sospetti nel New South Wales e in Western Australia. Il governo rassicura: nessuna diffusione negli allevamenti, nessuna moria di massa e nessun motivo per fare scorte di uova o pollo

L’Australia ha attivato i propri sistemi di sorveglianza e risposta dopo la comparsa dell’influenza aviaria H5 in alcuni uccelli marini migratori, ma le autorità invitano la popolazione a non farsi prendere dal panico.

La ministra federale dell’Agricoltura, Julie Collins, ha assicurato che il governo si stava preparando da tempo all’eventuale arrivo del virus, lavorando con gli Stati, i territori, gli esperti di fauna selvatica e le industrie delle uova e del pollame.

La comparsa di nuovi casi sospetti non viene considerata inattesa, poiché alcune specie migratorie possono percorrere distanze molto lunghe e raggiungere le coste australiane provenendo dalle regioni subantartiche.

Al momento, tuttavia, le rilevazioni riguardano singoli uccelli marini. Non esistono prove di morie di massa, di una diffusione tra la fauna australiana residente o di un ingresso del virus negli allevamenti commerciali.

Cinque casi confermati in Australia

In Australia sono stati finora confermati cinque casi di influenza aviaria H5: quattro in Western Australia e uno in South Australia.

Tutti gli episodi hanno interessato uccelli marini migratori che visitano occasionalmente le coste meridionali del Paese.

La prima rilevazione è avvenuta in un brown skua trovato nell’area di Cape Le Grand, a est di Esperance, in Western Australia. Altri casi hanno riguardato prevalentemente esemplari di giant petrel rinvenuti lungo le coste occidentali e meridionali.

Le autorità hanno precisato che non sono stati rilevati contagi negli allevamenti di polli, nelle produzioni agricole o tra gli uccelli tenuti in cattività.

Il rischio per la salute umana viene considerato basso, anche se il virus è sottoposto a stretta sorveglianza per le gravi conseguenze prodotte in altre parti del mondo sulla fauna selvatica e sull’industria avicola.

Primo caso sospetto nel New South Wales

Il New South Wales ha registrato il suo primo caso sospetto in un uccello marino migratore.

Un giant petrel trovato nei pressi di Hawks Nest, a nord di Newcastle, ha restituito un risultato preliminare positivo all’influenza H5 durante le analisi condotte dal laboratorio statale.

I campioni sono stati inviati al centro nazionale del CSIRO per gli ulteriori esami necessari a confermare la presenza della variante altamente patogena.

Le autorità del New South Wales hanno attivato il piano di risposta preparato nelle settimane precedenti, aumentando la sorveglianza lungo la costa e coinvolgendo personale specializzato.

Più di 500 funzionari aggiuntivi, tra personale agricolo, operatori dei parchi nazionali e addetti dei servizi territoriali, sono stati formati per riconoscere e segnalare possibili casi.

Anche in questo caso si tratta di un singolo uccello. Non risultano altri contagi tra la fauna locale o negli allevamenti dello Stato.

Nuovo episodio sospetto sulla costa di Perth

Un secondo caso sospetto è stato individuato in Western Australia.

Un giant petrel morto è stato trovato sulla costa settentrionale di Perth, tra le spiagge di Whitfords e Mullaloo. Le analisi preliminari hanno rilevato la presenza dell’influenza H5, ma sono necessari ulteriori test per stabilire se si tratti della variante altamente patogena oggetto della sorveglianza nazionale.

Il ritrovamento era stato segnalato il 30 giugno attraverso la linea nazionale per le emergenze legate alle malattie animali.

Il governo del Western Australia ha deciso di intensificare i controlli sulle spiagge metropolitane, utilizzando anche il personale dei servizi della pesca per aumentare i pattugliamenti e individuare tempestivamente altri animali malati o morti.

Se i due nuovi episodi del New South Wales e del Western Australia venissero confermati, il numero complessivo delle rilevazioni salirebbe a sette.

Nessun contagio nel settore avicolo

La ministra dell’Agricoltura del New South Wales, Tara Moriarty, ha invitato i consumatori a continuare ad acquistare normalmente uova e carne di pollo.

Non esiste alcuna evidenza di diffusione del virus negli allevamenti dello Stato e non vi è quindi alcuna ragione per ricorrere ad acquisti eccessivi o accumulare prodotti alimentari.

«Continuate a comprare uova e pollo», è stato il messaggio rivolto alla popolazione.

Le autorità federali e statali lavorano con le industrie del pollame e delle uova per rafforzare le misure di biosicurezza e ridurre il rischio che gli uccelli selvatici possano entrare in contatto con gli animali allevati.

Particolare attenzione viene dedicata alle fonti d’acqua, alle aree di alimentazione e agli accessi agli stabilimenti.

Il governo: «Uno scenario previsto»

Julie Collins ha spiegato che l’arrivo del virus attraverso gli uccelli migratori era considerato possibile e che l’Australia aveva già predisposto piani di risposta nazionale.

Il governo federale ha investito oltre 113 milioni di dollari per rafforzare la preparazione contro l’influenza aviaria H5, migliorando i sistemi di rilevamento, le capacità dei laboratori, la protezione della fauna e il coordinamento tra le diverse autorità.

Sono state condotte esercitazioni nazionali per simulare possibili focolai e verificare la capacità di risposta dei governi, delle aziende agricole e dei servizi veterinari.

Impedire completamente l’arrivo del virus attraverso gli uccelli selvatici è estremamente difficile. L’obiettivo delle autorità è quindi individuarlo rapidamente, monitorarne la diffusione e impedire che raggiunga gli allevamenti o le specie australiane più vulnerabili.

Una minaccia mondiale

La variante H5N1 altamente patogena si è diffusa negli ultimi anni in numerosi continenti, provocando la morte di milioni di uccelli selvatici e domestici.

Il virus ha colpito anche diverse specie di mammiferi marini, causando gravi morie in alcune regioni del mondo.

L’Australia era rimasta a lungo l’unico continente senza rilevazioni della variante H5N1 responsabile dell’attuale emergenza internazionale.

La sua posizione geografica aveva fornito una protezione naturale, ma gli spostamenti degli uccelli marini dalle aree antartiche e subantartiche rappresentavano da tempo il principale rischio di ingresso.

La preoccupazione maggiore riguarda ora la possibilità che il virus raggiunga specie native particolarmente vulnerabili o popolazioni di animali già minacciate.

Cosa deve fare la popolazione

Le autorità chiedono ai cittadini di non toccare uccelli o altri animali trovati malati o morti.

Chi individua episodi insoliti, soprattutto gruppi di animali morti o con evidenti sintomi, deve mantenere la distanza, registrare la posizione, scattare eventualmente fotografie o video senza avvicinarsi e segnalare immediatamente il caso.

Le segnalazioni possono essere effettuate attraverso l’Emergency Animal Disease Hotline, attiva al numero 1800 675 888.

I proprietari di animali domestici sono invitati a impedire il contatto con la fauna selvatica. I cani dovrebbero essere tenuti al guinzaglio nelle aree costiere interessate dalla presenza di uccelli migratori, mentre è consigliabile evitare che i gatti possano vagare liberamente.

Anche chi possiede polli nel proprio cortile dovrebbe ridurre le possibilità di contatto con gli uccelli selvatici, mantenendo puliti e protetti i punti di alimentazione e le fonti d’acqua.

Sorveglianza rafforzata, ma nessun allarme alimentare

La situazione viene seguita con attenzione, ma il quadro attuale non indica una diffusione incontrollata del virus.

I cinque casi confermati riguardano singoli uccelli migratori. I due nuovi episodi sospetti devono ancora essere sottoposti agli esami definitivi del CSIRO.

Non sono state rilevate morie su larga scala, infezioni negli allevamenti o conseguenze sulla sicurezza di uova e carne di pollo.

Il messaggio delle autorità è quindi improntato alla vigilanza, non all’allarmismo.

L’Australia si trova davanti a una minaccia biologica che ha già prodotto effetti devastanti in altre parti del mondo, ma dispone di sistemi di controllo, laboratori e piani di risposta preparati per affrontare l’eventuale diffusione.

Per il momento, la priorità resta individuare rapidamente ogni nuovo caso e impedire che episodi isolati si trasformino in un problema per la fauna australiana e per il settore avicolo nazionale.

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