Inter, Marotta: "Mourinho ingiusto, andrei in pensione solo se vincessimo la Champions League. Io, Moggi e la #MarottaLeague…"
Il presidente nerazzurro ripercorre i 50 anni vissuti nel calcio.
Beppe Marotta celebra i 50 anni di carriera da dirigente nel calcio.
Il presidente dell'Inter campione d'Italia ha dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Non ero d'accordo sull'acquisto di Cristiano Ronaldo, ma con la Juventus non è finita per quello. Diciamo che quando la proprietà fa un passo avanti, il manager deve fare un passo indietro. Della Juve ricordo tanti momenti belli e con Andrea Agnelli sono rimasto in buoni rapporti".
"Lasciai senza avere niente di sicuro? Tornai a casa, incassando la più grande delusione della mia vita, senza avere alcun impegno. Ma il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, mi arrivò un messaggio da un numero a me sconosciuto firmato Zhang. Chiamai subito Urbano Cairo per farmi confermare che quello era davvero il numero di Zhang. E così sono ripartito come ad dell'Inter. E poi è arrivato il fondo Oaktree, nei confronti del quale nutro un'immensa riconoscenza. Ho grande stima per il loro approccio profondamente collaborativo e sinergico col club. A loro devo gratitudine per avermi offerto l’opportunità di diventare presidente, chiudendo così, nel modo più bello, il cerchio della mia carriera".
CHAMPIONS, PENSIONE E MOURINHO
"Qual è il mio prossimo sogno? Sarebbe fin troppo facile dire la Champions League. Certo che voglio vincerla con l'Inter. Le mie squadre hanno giocato 4 finali e le hanno perse. Ero a San Siro quando l’Inter, nel 1965, vinse la seconda Coppa dei Campioni contro il Benfica, con il goal di Jair. Ecco, se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione".
"Mourinho ha detto che nessuno di questa squadra di Chivu giocherebbe nella sua Inter? È un suo pensiero. Io credo che i ragazzi che hanno vinto Scudetto e Coppa Italia siano grandi atleti e siano tutti campioni. Per me non è giusto come non è giusto confrontare atleti di epoche diverse come Maradona e Pelé. Il calcio è cambiato, continuerà a cambiare".
MOGGI E LA MAROTTA LEAGUE
"Con Luciano Moggi ho frequentato insieme il primo corso di Coverciano per direttori sportivi. Con noi c’erano anche Vitali, Beltrami, Previdi, Pierpaolo Marino e Sogliano. Quel corso lo volle Allodi, un precursore del ruolo di dirigente. Lui sosteneva che il calcio è l'unico mondo in cui un muratore può diventare architetto il giorno dopo. Ed è ancora così".
"Cosa rispondo a chi parla di #MarottaLeague? Grazie per questa domanda. Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore".
"Enzo Ferrari sosteneva che in Italia si perdonano anche i ladri e gli assassini, ma non si perdona chi ha successo? C'è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima della cultura del sospetto e dell'invidia".
"Mi sento più Kissinger o Richelieu? Personaggi di epoche diverse, ma Richelieu era più uomo di potere. Kissinger è l'icona del mediatore. Potendo, preferirei assomigliare a lui".
FIGC E STADIO NUOVO
"Malagò o Abete per la Figc? Dico Malagò, perché sarebbe una novità, ma al tempo stesso ha grande esperienza e passione. Ma dovrà dialogare con la politica".
"Il nuovo stadio di San Siro si farà mai? Va fatto! Perché lo stadio è il contenitore delle grandi emozioni e la casa del club. Il nuovo impianto dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c'è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi di euro, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Lo stadio a Milano dovrebbe essere considerata una grande opera di rilevanza pubblica e finire sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture. Snellire la burocrazia è una priorità".
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