Inter, Marotta sa cosa serve per evitare un downgrade come quello della Juventus

06 Maggio 2026 - 10:42
0

Il pericolo per l'Inter, che proprio la Juventus ha percepito sulla propria pelle, è quello di perdere qualità e identità

Pogba-Pirlo-Vidal (Marchisio).

Khedira-Pjanic-Matuidi.

Bentancur (Ramsey)-Arthur-Rabiot.

McKennie-Locatelli-Thuram.


Barella-Çalhanoglu-Mkhitaryan…e poi? Conoscere il passato aiuta a capire il presente e preparare il futuro: il progressivo downgrade della Juventus è partito proprio dall’impoverimento del centrocampo. Da indiscussa regina della Serie A e protagonista europea a quarta forza del campionato e coinquilina dei playoff Champions per due anni consecutivi, in folta compagnia di deludenti italiane. Compresa, appunto, l’Inter che si sta avvicinando a un rinnovamento sostanziale. Il 21mo scudetto sul petto consente di vivere più serenamente la transizione ma allo stesso tempo richiede il coraggio di andare oltre il sentimento più ingannevole nel calcio: la gratitudine, che oscurò la visione del presidente Moratti post Triplete ma non fa parte del libro dei sentimenti di Oaktree né di Beppe Marotta.


Dopo aver cambiato l’allenatore un anno fa, l’Inter perderà anche altre colonne del ciclo che l’ha portata a due finali europee e a contendere/vincere il titolo in 6 degli ultimi 7 campionati. All’inizio della prossima stagione, potrebbero rimanere 7-8 calciatori presenti in rosa nella finale di Istanbul 2023. Ed è una stima ottimistica, che contempla il rinnovo di Çalhanoglu e la conferma sia di Dumfries che di Bastoni.


Il pericolo, che proprio la Juventus ha percepito sulla propria pelle, è quello di perdere insieme qualità e identità. Marotta lo ha vissuto direttamente e sa cosa serve per evitarlo. Oltre all’impoverimento di centrocampo e attacco, da Tevez/Higuain/Ronaldo a Vlahovic/David/Openda, i bianconeri hanno smarrito la leadership della B-BBC, Buffon e i tre moschettieri della difesa. Ecco perché la sostituzione di Acerbi non sarà solo un tema tecnico ma anche di leadership e presenza emotiva nelle partite, quell’anima selvaggia che ha trascinato lui e la squadra in un equilibrio oltre la follia, non solo contro il Barcellona. Barella, Dimarco e Lautaro, col loro DNA nerazzurro, dovranno preservare/alimentare questo senso di appartenenza e soprattutto trasferirlo ai nuovi arrivati. Il rinnovo di Mkhitaryan, leader vero con i comportamenti ancor prima che a parole, potrebbe essere molto importante in questa direzione, nonostante un minutaggio sempre più ridotto.

L’indirizzo, come sempre, verrà dato dalla proprietà, che idealmente dovrebbe evitare paletti troppo stringenti per la campagna acquisti: “solo under 25”, “solo under 30 milioni” sono limitazioni controproducenti, costate già care al Milan, come il celebre “si acquista solo dopo aver ceduto” che per pochi giorni (o addirittura ore) fece saltare l’ingaggio in nerazzurro di Bremer. Non si vince con soli giovani né con una squadra “troppo” esperta: la chiave è il mix, come ben sa e ha ribadito Piero Ausilio. La gioventù garantisce ritmo, energia e imprevedibilità ma la freschezza è nulla senza la capacità di gestione dei momenti e della pressione, nella singola partita come nell’intera stagione.


Toccherà alla dirigenza muoversi sul mercato per continuare a primeggiare/lottare per vincere in Italia e riattivare anche lo status europeo smarrito nel gelo di Bodø. Ricordando una delle massime storiche, valide dalla Serie A alla Terza Categoria, di Pantaleo Corvino: “Puoi sbagliare moglie, ma non portiere e attaccante” (sarebbe meglio non sbagliare nemmeno la moglie, ma vabbé…). Fondamentale insomma sarà la scelta dell’erede di Sommer, posizione apparsa a lungo troppo pesante per Pepo Martinez, malgrado le buone intenzioni iniziali del club. L’esito positivo della rimontona contro il Como in Coppa Italia non dovrebbe indirizzare i giudizi: a fronte delle tre parate decisive e delle qualità in uscita bassa mostrate già nella stagione scorsa, restano le perplessità su cross e palle alte, su cui il portiere spagnolo ha tremato più volte, non solo nell’assalto finale lariano.


La società nerazzurra vivrà anche una curiosa sfida: spendere bene le risorse economiche a disposizione dopo il paradosso dell’ultimo mercato, con rendimento inversamente proporzionale al costo dei cartellini. A fronte di tante straordinarie operazioni a costo zero o quasi (Dzeko, Çalhanoglu, Mkhitaryan, Onana, Sommer, Acerbi, Thuram, Zielinski) hanno reso poco o pochissimo i (rari) calciatori pagati di più: Luis Henrique (quasi 25 milioni) e Diouf (20) dopo Frattesi (quasi 35), Gosens (27) e Correa (più di 30).



Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User