Intimidazioni e minacce: aggiornamenti inediti nello scontro tra G-III e Pvh
Lo scontro tra G‑III Apparel e Pvh si aggrava. La scorsa estate il player americano ha intentato una causa da 250 milioni di dollari (circa 213 milioni di euro) contro Pvh, accusandola di violazione contrattuale e interferenza nei rapporti di licenza legati ai celebri marchi Calvin Klein e Tommy Hilfiger. G‑III, noto produttore e distributore di abbigliamento con licenze multimarca, ha gestito per oltre vent’anni le linee femminili di Calvin Klein e Tommy Hilfiger in Nord America. Il nodo del contendere riguarda la decisione di Pvh, annunciata nel 2022, di riprendere il controllo diretto delle licenze per le collezioni femminili dei due brand.
Wwd ha svelato presunti retroscena intimidatori nella diatriba tra i due ex partner. La scorsa settimana, Pvh ha respinto le accuse di aver negato in modo improprio a G-III il diritto di rinnovare le licenze per i due brand, inoltre sono state presentate contro-denunce che “derivano dalle violazioni intenzionali e deliberate da parte di G-III degli obblighi contrattuali nei confronti dei proprietari dei marchi, a discapito dei loro iconici e altamente preziosi marchi Calvin Klein e Tommy Hilfiger.”
La vasta documentazione presentata in tribunale la scorsa settimana includeva 39 allegati relativi al caso tra cui, riporta la testata statunitense, una lettera che il cda ha inviato ai direttori indipendenti di G-III nel marzo 2025, accusando Morris Goldfarb, presidente e amministratore delegato, di “condotta illecita.”
L’allegato è stato pubblicato nel registro del tribunale, ma è stato bloccato dopo che Wwd ha chiesto un commento ad entrambe le aziende, Pvh non ne ha rilasciati mentre un portavoce di G-III ha dichiarato: “Queste accuse sono false e diffamatorie e chiaramente destinate a distrarre dalla condotta illecita di Pvh, e continueremo a trattare questa situazione attraverso il processo legale”.
Pvh sostiene che Goldfarb abbia contattato l’allora direttore finanziario di Pvh, Zachary Coughlin, per una riunione nel marzo dello scorso anno il cui ordine del giorno era: “come Pvh possa aiutarmi e come posso aiutare Pvh”. In un ristorante di New York i due si sono incontrati per quasi due ore. Goldfarb che ha chiesto di estendere gli accordi di licenza ancora in vigore, l’altro ha spiegato sarebbe stato difficile farlo.
“Verso la fine dell’incontro, il signor Goldfarb si è agitato per la posizione del signor Coughlin e ha detto a Coughlin: ‘Sei fortunato a non avere un proiettile nella testa.’ Il signor Coughlin ha prontamente chiesto al signor Goldfarb chiarimenti sulla dichiarazione e gli ha dato l’opportunità di ritrattare la minaccia. Il signor Goldfarb invece ha detto: ‘Quando rubi l’attività a qualcuno, è naturale che qualcuno voglia uccidere’” si legge nella lettera.
Pvh aveva fatto riferimento a questo scambio in altri documenti legali lo scorso anno, senza però identificare Goldfard. Nella lettera l’azienda americana ha affermato che lo scambio non fosse il primo del genere, citando un incontro del 2023 che Goldfarb ha avuto con Donald Kohler, che allora era presidente di Calvin Klein per le Americhe. “Il signor Goldfarb ha dichiarato che l’approccio di Pvh era ‘rischioso,’ e che Pvh doveva ‘fare attenzione’ nel modo in cui si interfacciava con G-III. Il signor Kohler ha risposto: ‘Oh, dai Morris, viviamo con il rischio ogni giorno in questo lavoro e nella vita…Potrei uscire da qui oggi e essere investito da un autobus sulla 7th Avenue…ma non posso preoccuparmi di questo o nulla verrà fatto,’” si legge nella lettera. “Il signor Goldfarb ha risposto dicendo che il signor Kohler non doveva preoccuparsi di una cosa del genere, ma ha suggerito che qualcuno potesse ‘spingere’ Stefan Larsson, CEO di Pvh, ‘davanti a quell’autobus.’”
“Queste minacce hanno già causato danni reali e immediati ai dipendenti di Pvh e alle loro famiglie, e abbiamo implementato misure di sicurezza aggiuntive per i signori Larsson e Coughlin come risultato”, si legge nella lettera. I direttori di Pvh hanno anche sottolineato che le dichiarazioni violano il codice di condotta di G-III e hanno chiesto che G-III “adotti misure immediate per affrontare la cattiva condotta del signor Goldfarb e proteggere la sicurezza dei dipendenti di Pvh e delle loro famiglie”.
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