Investimenti cinesi in Europa ai massimi da sette anni, ma ancora lontani dal picco
Gli investimenti cinesi in Europa hanno raggiunto nel 2025 il livello più alto dal 2018, superando per la prima volta quelli verso le altre economie ad alto reddito. Lo afferma un rapporto congiunto di Rhodium Group e del Mercator Institute for China Studies (Merics) di Berlino. La Cina ha investito 16,8 miliardi di euro in Unione europea e Regno Unito nel corso dell’anno, con un incremento del 67 per cento su base annua. Il 42 per cento dei flussi è stato diretto verso la filiera dei veicoli elettrici. Le fusioni e acquisizioni hanno guidato la crescita, con un aumento dell’89 per cento a 7,9 miliardi di euro, mentre gli investimenti “greenfield” sono cresciuti del 51 per cento a 8,9 miliardi. L’Europa ha rappresentato circa il 25 per cento degli investimenti globali cinesi nel 2025, rispetto al 17 per cento del 2024. Nonostante la crescita, il totale resta inferiore alla metà del picco registrato a metà del decennio scorso; le nuove operazioni annunciate nel 2025 si sono inoltre fermate a 5,2 miliardi di euro, ben al di sotto dei 16,9 miliardi del 2023.
Il rapporto sottolinea che le esportazioni restano il canale preferito dalle imprese cinesi per vendere all’estero, anche per via della debolezza della domanda interna, dei margini ridotti e di uno yuan sottovalutato. I volumi di auto esportate verso l’Europa sono cresciuti del 15 per cento, le spedizioni di batterie del 43 per cento e le esportazioni di apparecchiature eoliche del 65 per cento. L’Ungheria si conferma prima destinazione degli investimenti cinesi in Europa con 3,9 miliardi di euro, seguita da Germania (2,5 miliardi) e Francia (1,9 miliardi); tre dei dieci maggiori progetti in corso nel continente — di Contemporary Amperex Technology (Catl), Byd e Sunwoda Electronic — si trovano in territorio ungherese. Sul fronte regolatorio, a dicembre l’Ue ha avviato un’indagine approfondita sul produttore di sistemi di ispezione di sicurezza Nuctech per possibili sussidi statali, e ha raggiunto un accordo politico provvisorio per rafforzare il meccanismo di screening degli investimenti diretti esteri. Le tensioni si sono inasprite la settimana scorsa dopo che Pechino ha ordinato alle entità cinesi di non collaborare all’indagine Ue su Nuctech, definendo l’utilizzo del Regolamento sulle sovvenzioni estere da parte di Bruxelles una “giurisdizione extraterritoriale ingiustificata”.
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