Ischia, il depuratore della discordia: no del Comune al Commissario

07 Ottobre 2026 - 09:25
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Ischia, il depuratore della discordia: no del Comune al Commissario

Il destino del sistema fognario e di depurazione per i territori di Casamicciola Terme e Lacco Ameno ha appena superato il suo snodo più drammatico. La seconda seduta della Conferenza dei Servizi, slittata dopo mesi di rinvii burocratici, si è tenuta in modalità telematica il 2 ottobre 2026. Dietro la formalità dei verbali si è consumata una durissima battaglia legale e amministrativa che vede le istituzioni spaccate in due.

Da una parte, il sindaco Giuseppe Ferrandino ha formalizzato il netto rifiuto del municipio di Casamicciola, chiedendo di bloccare il progetto costiero per potenziare le strutture esistenti. Dall’altra, il Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, il prof. Fabio Fatuzzo, ha calato sul tavolo una relazione tecnica di 37 pagine che smantella alla radice ogni critica locale. La mossa del Commissario ha radici profonde: la sua memoria difensiva era stata depositata digitalmente già a fine aprile 2026, anticipando e smontando nei fatti le contestazioni che il Comune avrebbe formalizzato soltanto a metà luglio.

Il primo argomento sollevato dalla struttura commissariale riguarda la memoria storica delle decisioni locali. L’iter complessivo affonda le radici nel 2010, quando la pressione delle procedure europee di pre-infrazione spinse i sei comuni dell’isola a pianificare i siti. All’epoca, Casamicciola e Lacco Ameno individuarono d’intesa con la Regione l’area dell’ex parcheggio ANAS come punto ottimale e baricentrico. Il paradosso maggiore emerge dai documenti del novembre 2020, quando lo stesso municipio di Casamicciola concesse un via libera favorevole al progetto di fattibilità tecnico-economica. In quella sede, le uniche preoccupazioni riguardavano la salvaguardia dei posti auto e la tutela degli stabilimenti balneari confinanti. A distanza di sei anni, quel parere si è trasformato in un diniego radicale.

La controproposta del Comune e il riutilizzo dell’esistente

Il “no” espresso dall’amministrazione Ferrandino è supportato da un piano alternativo redatto dall’Area Tecnica comunale a firma dell’ingegner Gennaro Giugliano. L’obiettivo della proposta locale è evitare la costruzione dell’impianto unico costiero, puntando invece sulla ristrutturazione e sull’ampliamento progressivo delle due stazioni di trattamento erette negli anni Ottanta.

Le strutture individuate sono il manufatto di via Salvatore Girardi a Casamicciola, storicamente noto come il “Topless”, e l’impianto di Piazza Capitello a Lacco Ameno. Si tratta di impianti concepiti per far confluire i reflui sfruttando la pendenza naturale (a gravità), riducendo l’apporto di pompe meccaniche. Secondo la relazione del Comune, il “Topless” dispone di una volumetria utile di vasche di 486 metri cubi in un manufatto da 2.050 metri cubi. Il piano ipotizzava un’espansione a mare per toccare i 5.000 metri cubi di capacità, ritenendo che il molo di levante del porto avrebbe offerto un riparo sufficiente dalle mareggiate. I vantaggi dichiarati includevano un taglio dei costi gestionali e d’investimento superiore al 50%, minori emissioni e l’uso di membrane biologiche MBBR, giudicate più flessibili rispetto al sistema MBR centralizzato.

La controreplica del Commissario Fatuzzo ha però bocciato la strategia. Le carte delle passate istruttorie dimostrano che la strada del recupero delle vecchie stazioni era già stata analizzata e ufficialmente scartata, poiché inefficace ai fini della chiusura della procedura d’infrazione con l’Unione Europea. Cade anche il mito del deflusso naturale a gravità: i dati geometrici provano che il collettore del “Topless” raccoglie le acque a 4 metri di profondità con vasche che toccano i 6 metri, rendendo comunque indispensabile una nuova centrale di pompaggio meccanico. Inoltre, emerge una contraddizione interna: l’EVI, il gestore idrico isolano che oggi sostiene il piano alternativo, ha partecipato attivamente allo sviluppo del nuovo depuratore centrale all’ex ANAS senza mai sollevare contestazioni formali.

Il dossier scientifico della Federico II e il silenzio dei vicini

A dare solidità teorica alla posizione di Casamicciola c’è un dossier scientifico dettagliato del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (Laboratorio di Igiene), curato dai professori Marco Guida e Francesco Aliberti. Lo studio mette in guardia sulla localizzazione dell’opera centrale costiera, descrivendola come esposta a rischi idrogeologici ai piedi di una parete rocciosa instabile, richiamando la sensibilità territoriale ferita dall’alluvione del novembre 2022. I biologi evidenziano inoltre la peculiarità termale del sottosuolo isolano, segnalando la presenza di una falda a 40 gradi nel perimetro dei lavori. Le temperature elevate e la forte concentrazione salina impedirebbero il corretto funzionamento dei trattamenti biologici standard, imponendo la separazione preventiva delle acque termali da quelle fognarie civili.

L’Università solleva forti riserve anche sul quadro economico, evidenziando che l’esecuzione completa delle opere esecutive comporterebbe un fabbisogno reale di 73.049.588 euro. A fronte dei fondi pubblici originari garantiti dalla delibera CIPE 2012 pari a circa 43 milioni (saliti a 56 milioni con le integrazioni del Ministero dell’Ambiente), emergerebbe un deficit di bilancio scoperto di circa 30 milioni di euro che, secondo i docenti, renderebbe l’idea progettuale inammissibile.

A manforte si aggiunge la relazione dell’ingegner Pietro Salomone, il quale sostiene che l’iter si poggi su un quadro progettuale risalente al 2021, superato dal nuovo Codice dei Contratti (D.Lgs. 36/2023). Salomone contesta anche lo scorporo dei lavori di messa in sicurezza del costone a monte R4, paventando violazioni dei vincoli ambientali comunitari DNSH. Il dossier accademico include infine una critica all’impatto turistico, mostrando nei rendering i futuri automezzi per lo spurgo dei fanghi transitare a ridosso delle aree balneari attive.

In questo scenario si registra il vero e proprio corto circuito geopolitico dell’intera vicenda. La proposta alternativa sponsorizzata da Casamicciola suggerisce il potenziamento e il raddoppio delle volumetrie dell’impianto denominato “Sombrero”. Questa infrastruttura non si trova affatto a Casamicciola, ma sorge in via ex SS 270 all’interno del perimetro amministrativo di Lacco Ameno. Agli atti, la voce istituzionale di Lacco Ameno è rimasta del tutto assente. Il comune limitrofo si è limitato a una nota formale di coinvolgimento a inizio 2026, senza mai chiarire se sia disposto o meno ad accettare l’estensione di uno scarico fognario sul proprio litorale costiero.

Il paradosso della Protezione Civile e il verdetto economico

L’argomento più sensibile brandito dal Comune per bloccare l’opera tocca la gestione delle emergenze. La relazione firmata dall’architetto Francesco Distinto, capo del comparto di Protezione Civile locale, evidenzia che i piani di emergenza comunali e intercomunali approvati tra il 2023 e il 2025 classificano l’ex parcheggio ANAS quale area strategica di ammassamento (ZAE) per il raduno e lo smistamento di soccorritori, merci e materiali a supporto dell’eliporto. Secondo la logica del Comune, un cantiere fognario in quel perimetro priverebbe l’isola di uno spazio vitale in caso di calamità.

L’analisi incrociata delle cartografie svela però una contraddizione normativa insanabile. Lo stesso parcheggio ex ANAS risulta catalogato dal Piano di difesa delle coste ad alto rischio inondazione con livello R3. Trovandosi a una quota di appena 3,80 metri sul livello del mare, i rilievi meteomarini certificano che onde con tempi di ritorno minimi di dieci anni scavalcano le barriere attuali sommergendo il piazzale, creando condizioni insicure per la sosta e pericolose per il transito pedonale. La Direttiva nazionale del Dipartimento della Protezione Civile n. 1099 del 31 marzo 2015 vieta in modo esplicito la localizzazione di punti di ammassamento soccorritori in aree soggette a rischi idraulici conclamati.

Di conseguenza, il piano emergenziale difeso dal municipio costringerebbe la macchina dei soccorsi a convergere nel momento peggiore proprio in una zona esposta ad allagamenti sottomarini e al potenziale scivolamento del costone instabile R4 retrostante. Il Commissario Fatuzzo evidenzia nei documenti che l’edificazione del depuratore sotterraneo rappresenta l’unica via per sanare l’illegittimità dell’area di protezione civile. La progettazione prevede infatti il potenziamento e l’allargamento strutturale della scogliera frangiflutti esterna, un intervento idraulico formalmente approvato dall’Autorità di Bacino. Una volta ultimata la barriera di protezione, il rischio idraulico verrà abbattuto a norma di legge e la copertura a verde pubblico ripristinata sul tetto dell’impianto sarà finalmente idonea a ospitare i contingenti di soccorso. Al contrario, lo spostamento dei soccorsi presso la struttura dell’eliporto suggerito dal Comune contrasta con i limiti dimensionali dell’area (50x30 metri) e costringerebbe la logistica a gravitare su un’arteria stradale già interrotta da una frana nel 2019, mettendo a rischio il collegamento verso l’unico presidio ospedaliero dell’isola.

Sul fronte delle acque termali, i dubbi sull’incompatibilità della tecnologia biologica MBR vengono definiti superati dalla struttura commissariale: la separazione dei flussi termominerali dai reflui civili domestici è un’opera indipendente già interamente finanziata con oltre 13 milioni di euro, il cui progetto definitivo ha l’approvazione stimata entro la fine del 2026 per concludersi in 36 mesi. Sul fronte marino, i rilievi sottomarini ROV della Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno spento gli allarmi dell’AMP Regno di Nettuno, dimostrando che i sedimenti non hanno danneggiato la Posidonia viva, rilevando solo “matte morte” nella trincea dei lavori.

Sullo sfondo resta il peso economico delle sanzioni. L’agglomerato urbano sconta una condanna della Corte di Giustizia UE che comporta una penale pari a 10 euro annui per ogni abitante equivalente. Per il bacino di utenza locale (28.600 abitanti equivalenti) il costo effettivo è di 286.000 euro all’anno scaricato sulla collettività. Qualora si decidesse di annullare i procedimenti correnti per ripartire da zero con varianti e nuovi bandi di progettazione, l’apertura reale dei cantieri slitterebbe all’orizzonte temporale 2029-2031, accumulando sanzioni cumulative quantificate dalla struttura commissariale in oltre 3 milioni di euro complessivi. La recente Conferenza dei Servizi ha richiesto l’apposizione di firme vincolanti sui verbali, trasformando le relazioni in precise responsabilità contabili e amministrative.

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