Ismael Koné torna sull'infortunio in Canada-Qatar: "Mi sembrava di aver deluso un Paese intero, poi ne ho sentito tutto il calore"
I pensieri del centrocampista a pochi giorni dal bruttissimo infortunio patito ai gironi
Ismael Koné, centrocampista del Sassuolo e della nazionale del Canada, ha scritto una lettera pubblicata dal The Player's Tribune dopo l'infortunio che lo ha costretto a interrompere il cammino casalingo ai Mondiali con i suoi compagni, impegnati agli ottavi di finale contro il Marocco dopo aver eliminato il Sudafrica.
”Abbiamo ragazzi con origini diversissime: Alphonso (Davies) dal Ghana, Tani (Oluwaseyi) dalla Nigeria, Jonathan (David) da Haiti. E potrei continuare. Anche Jesse (Marsch), arrivato dagli Stati Uniti per allenarci. Mi piace che la gente stia vedendo questa versione del Canada sul palcoscenico mondiale. Anzi, la riformulo: mi piace che la gente stia vedendo questa versione del Canada vincere sul palcoscenico mondiale. Siamo veloci, aggressivi, forti, disciplinati. Ma soprattutto siamo disposti a dare tutto per questo stemma che portiamo sul petto. È difficile spiegarlo a parole, ma spero si capisca: sono così orgoglioso".
DELUSIONE E POI CALORE
"E sarò sincero: è stata una delle prime cose che mi sono passate per la testa quando ero sdraiato a terra a Vancouver, con la gamba spezzata. Pensavo solo: non adesso. Capite cosa intendo? Non ero preoccupato per me. Nessuno deve preoccuparsi per me. Farò la riabilitazione e tornerò più forte di prima. Questo lo sapevo già prima che mi mettessero sulla barella. Ma non riuscivo a smettere di pensare a quanto fossi deluso di non poter più aiutare la squadra in campo, mentre eravamo tutti dentro questa missione. Il calcio canadese ha spinto, spinto, spinto, e ora finalmente è qui. E proprio adesso succede questo? Siamo avanti 3-0, il BC Place è una bolgia, mancano 40 minuti alla nostra prima vittoria di sempre in un Mondiale. E io sento tutto lo stadio diventare improvvisamente silenzioso, 50.000 persone. Mi sembrava di aver deluso un Paese intero. Poi però mi hanno portato via dal campo, e dev’essere stata magia. Perché tutto quel silenzio al BC Place si è trasformato all’improvviso in calore. E giuro che, per due settimane intere, quel calore mi ha portato avanti”.
L'INTERVENTO
"Quel calore l'ho sentito quando mi portavano in ospedale, e uno dei fisioterapisti era seduto accanto a me a darmi aggiornamenti sulla partita. L'ho sentito quando stavo per entrare in sala operatoria d'urgenza... e io sono sempre stato un vero giocatore di football, sapete, ho dovuto radunare i chirurghi e fare loro un discorso nello spogliatoio. Gli ho detto: 'Ehi ragazzi, questo è tutto quello che ho. Ho lavorato tutta la vita per diventare un calciatore e devo tornare in campo per questa squadra. Quindi facciamo un intervento perfetto. Operatemi come se fossi vostro fratello o vostro figlio'. Quel calore l'ho sentito anche quando sono uscito dall'intervento... ed è stata una vera e propria ondata di sostegno. Dalla mia famiglia e dai miei amici, ovviamente. Dai miei compagni di squadra e dagli allenatori, ovviamente. Ma la quantità di messaggi che sto ricevendo da persone in tutto il Canada, che sostengono questa squadra e quindi anche me, e che vogliono assicurarsi che io stia bene... o le cose che sento ora di persona, quando i tifosi mi vedono con le stampelle alle partite... ovviamente sapevo che ci sarebbe stato sostegno, ma il livello mi ha un po' scioccato. Mi ha commosso profondamente. E mi ha fatto sentire una piccola parte di qualcosa di molto speciale che sta accadendo proprio ora".
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