Italia a rischio estinzione: il basettino

23 Maggio 2026 - 09:02
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Italia a rischio estinzione: il basettino

Tra i canneti, le paludi, le lagune e le zone umide italiane vive – sempre più raramente – uno degli uccelli più inconfondibili della nostra avifauna: il basettino, Panurus biarmicus. Il suo stato di conservazione a livello europeo è considerato favorevole, ma in Italia la situazione è molto diversa. La Lista rossa nazionale, redatta secondo i criteri dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), lo colloca infatti tra le specie in pericolo (EN), a causa di un declino forte e prolungato.

La popolazione italiana occupa un areale ridotto, stimato in 7.892 kmq, e risulta presente in una decina di località. Come evidenzia la Lipu, la quasi totalità della popolazione nazionale è oggi concentrata in Veneto, Umbria, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna; nelle regioni settentrionali le densità più elevate si registrano nelle zone umide costiere dell’Alto Adriatico e nelle valli d’acqua dolce del Ravennate e del Ferrarese, mentre a sud degli Appennini la presenza è puntiforme, limitata a poche zone umide in Toscana, Umbria e Puglia, con estinzioni già avvenute a livello locale.

Nell’arco di vent’anni il numero di coppie di basettino stimate in Italia è calato da circa 4mila a 590-860, con un crollo compreso tra il 78 e l’85%. Assumendo un tasso di riduzione costante, in dieci anni – pari a circa tre generazioni per questa specie – la popolazione sarebbe diminuita di almeno il 50%.

Il basettino è nidificante, migratore regolare e svernante. Frequenta soprattutto ambienti di pianura, dal livello del mare fino a 50 metri di quota, e dipende in modo stretto da vasti canneti, compatti oppure alternati a canali e specchi d’acqua. Qui costruisce il nido in prossimità del suolo o dell’acqua, incastrandolo tra ammassi di piante acquatiche o in grovigli di foglie e steli. È un uccello legato all’intrico del canneto, dove si muove con balzi e brevi svolazzi o risalendo gli steli delle canne.

La sua bellezza è difficile da confondere. Maschio e femmina presentano un piumaggio diverso fin da giovani: in entrambi i sessi il dorso è bruno-fulvo e la coda, molto lunga, rappresenta uno dei tratti caratteristici della specie. Il maschio ha il capo grigio-azzurro e due vistose “basette” nere ai lati della base del becco, che danno origine al nome comune, mentre la femmina ne è priva. Lungo poco più di 12 centimetri, con un’apertura alare di 16-18 centimetri e un peso compreso tra 11 e 21 grammi, tradisce spesso la propria presenza con richiami metallici e nasali e con un canto simile a un piccolo campanello, “ping-ping”.

La dieta cambia con le stagioni: durante il periodo riproduttivo si nutre soprattutto di invertebrati, mentre in autunno e inverno prevalgono i semi. Anche questa flessibilità alimentare non basta però a compensare la fragilità dell’habitat da cui dipende. Il basettino risente infatti soprattutto della distruzione o dell’alterazione dei canneti, spesso legata a pratiche di gestione incompatibili con le sue esigenze ecologiche.

Tra le pressioni più rilevanti figurano la bruciatura dei canneti nel periodo tardo-invernale, le variazioni del livello idrico e la presenza massiccia della nutria, che modifica estensione e struttura della vegetazione. Particolarmente impattante è anche l’allagamento prolungato della lettiera delle canne durante l’inverno, soprattutto quando è seguito da freddo intenso: condizioni che possono determinare una mortalità molto elevata. Anche un canneto incendiato può diventare immediatamente inadatto: per questo non basta proteggere un singolo sito per salvare la presenza di questa specie in Italia, ma occorre mantenere più nuclei di popolazione in zone umide relativamente vicine tra loro, attraverso pratiche di gestione del canneto e della vegetazione erbacea igrofila compatibili con le esigenze della specie. Nello stato di salute del basettino si riflette così quello delle zone umide italiane: ecosistemi fragili, ma indispensabili per la qualità ambientale del Paese.

Quest’articolo fa parte di “Italia a rischio estinzione”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka La Tram per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale.

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