Italia in fumo: aumentano gli incendi boschivi già in primavera

02 Agosto 2026 - 15:55
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lentepubblica.it

Incendi boschivi, l’Italia brucia sempre prima: allarme già prima dell’estate e rischio di un nuovo anno da record.


Non è più soltanto l’estate la stagione degli incendi. In Italia il fuoco ha ormai iniziato ad avanzare con largo anticipo, trasformando anche i mesi primaverili e perfino quelli invernali in periodi ad alto rischio. Un cambiamento che racconta molto più di una semplice anomalia meteorologica: descrive un territorio sempre più vulnerabile agli effetti della crisi climatica e una macchina della prevenzione che fatica a tenere il passo con un fenomeno in rapida evoluzione.

I dati raccolti da Legambiente nel rapporto Italia in fumo 2026 delineano infatti uno scenario particolarmente preoccupante. Prima ancora dell’avvio ufficiale della stagione dell’Antincendio Boschivo, fissata ogni anno tra il 15 giugno e il 15 ottobre, migliaia di ettari erano già stati divorati dalle fiamme, confermando che gli incendi non rappresentano più un’emergenza limitata ai mesi più caldi, ma un problema strutturale destinato a interessare buona parte dell’anno.

Incendi in crescita già nei primi mesi dell’anno

L’aspetto che emerge con maggiore evidenza riguarda proprio l’anticipo della stagione degli incendi. Tra il 1° gennaio e il 15 giugno 2026 sono stati censiti 469 roghi, con un incremento superiore al 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ancora più significativo il dato relativo alle superfici percorse dal fuoco: oltre 9.500 ettari sono già andati distrutti quando teoricamente il periodo di maggiore criticità non era ancora iniziato.

Numeri che, secondo l’associazione ambientalista, rappresentano un primo campanello d’allarme e fanno temere che il 2026 possa addirittura superare il già drammatico bilancio registrato nel 2025, considerato uno degli anni peggiori dell’ultimo periodo.

La geografia del fuoco sta cambiando

Uno degli elementi più interessanti messi in evidenza dall’analisi riguarda la distribuzione territoriale degli incendi. Se fino a pochi anni fa il fenomeno interessava prevalentemente alcune aree del Mezzogiorno durante l’estate, oggi le fiamme colpiscono con maggiore frequenza territori che tradizionalmente non erano considerati ad alto rischio nella prima parte dell’anno.

Tra le regioni settentrionali spicca il Piemonte, dove gli ettari percorsi dal fuoco nei primi mesi del 2026 sono aumentati in maniera impressionante rispetto all’anno precedente. Anche la Liguria mostra una crescita significativa sia per numero di incendi sia per estensione delle superfici danneggiate.

Situazione delicata anche nell’Italia centrale. La Toscana, ad esempio, ha registrato un importante episodio nella provincia di Lucca durante il mese di maggio, mentre nel Lazio, in Abruzzo e in Umbria si sono verificati diversi incendi già prima dell’inizio ufficiale della campagna antincendio.

Resta comunque il Sud la parte della Penisola maggiormente esposta. Sicilia e Calabria continuano infatti a rappresentare le aree più colpite sia per numero di roghi sia per estensione delle superfici devastate dalle fiamme, seguite da Campania, Puglia, Sardegna e Basilicata.

Sicilia e Calabria ancora in prima linea

La Sicilia conferma purtroppo il proprio primato negativo. Nei primi mesi del 2026 sono migliaia gli ettari già andati distrutti, con una parte consistente degli incendi che ha interessato anche siti appartenenti alla rete europea Natura 2000, aree caratterizzate da un elevato valore ambientale e naturalistico.

La Calabria segue con centinaia di roghi e vaste superfici percorse dal fuoco. Il fenomeno interessa numerose province e continua a colpire territori dove ogni anno si ripresentano situazioni analoghe, alimentando il sospetto di una vera e propria ripetitività degli eventi.

Il nuovo indice che misura i territori più vulnerabili

Tra le novità introdotte nel rapporto compare un nuovo parametro di analisi: l’Indice di recidività comunale. Lo strumento consente di individuare quei comuni nei quali gli incendi tendono a ripetersi con maggiore frequenza nel tempo.

I risultati confermano una concentrazione significativa soprattutto tra Sicilia e Calabria. Alcuni comuni registrano infatti un numero di focolai decisamente superiore rispetto al resto del territorio nazionale, evidenziando come in determinate aree il problema sia ormai diventato cronico e richieda strategie di prevenzione molto più mirate.

Il 2025 resta un anno nero

Le preoccupazioni per il 2026 derivano anche da quanto accaduto lo scorso anno. Nel corso del 2025 il fuoco ha interessato oltre 96 mila ettari di territorio nazionale, quasi il doppio rispetto al 2024.

Gli incendi hanno coinvolto centinaia di comuni distribuiti in gran parte del Paese, con il Mezzogiorno che ha concentrato circa l’87% dell’intera superficie bruciata. La Sicilia ha fatto registrare gli incrementi più rilevanti, mentre aumenti molto consistenti sono stati osservati anche in Basilicata e Abruzzo.

Particolarmente significativo è anche il dato relativo ai piccoli centri. Oltre la metà delle aree percorse dal fuoco ricade infatti in comuni di dimensioni ridotte e gran parte delle amministrazioni interessate conta meno di 15 mila abitanti, realtà che spesso dispongono di risorse economiche e organizzative limitate per affrontare efficacemente la prevenzione.

Le aree protette restano particolarmente esposte

Tra gli aspetti più delicati emerge anche l’impatto sugli ecosistemi protetti. Numerosi incendi hanno interessato parchi nazionali e aree naturali di particolare pregio ambientale, mettendo a rischio habitat, biodiversità e patrimonio forestale.

Tra i territori maggiormente coinvolti figurano il Parco del Pollino, il Cilento e l’Aspromonte, ma il fenomeno interessa numerose altre aree protette distribuite lungo tutta la Penisola.

Perché gli incendi aumentano

Secondo Legambiente il problema nasce dall’intreccio di diversi fattori. Da un lato il cambiamento climatico determina temperature sempre più elevate e periodi di siccità più lunghi; dall’altro persistono criticità legate alla gestione del territorio, all’abbandono delle aree rurali e alla scarsa manutenzione del patrimonio boschivo.

A questo si aggiungono ritardi nell’applicazione delle norme già esistenti. Tra questi si richiama l’importanza del catasto delle aree percorse dal fuoco, previsto dalla normativa ma ancora oggi non sempre aggiornato dai Comuni, rendendo meno efficaci i divieti e i vincoli destinati a impedire utilizzi impropri dei terreni incendiati.

Dalla gestione dell’emergenza alla cultura della prevenzione

Nel rapporto l’associazione ambientalista propone una serie di interventi rivolti alle istituzioni nazionali. Tra le richieste figurano l’anticipo della stagione antincendio al 15 maggio, un rafforzamento del coordinamento tra i diversi livelli della Protezione civile, maggiori investimenti nella pianificazione forestale e sistemi informativi più trasparenti sui costi sostenuti per prevenzione e spegnimento.

Grande attenzione viene riservata anche all’innovazione tecnologica. L’utilizzo di immagini satellitari, sistemi georeferenziati, applicazioni mobili per le squadre operative e modelli previsionali sempre più avanzati rappresenta infatti uno degli strumenti più promettenti per individuare rapidamente le situazioni di rischio e intervenire con maggiore tempestività.

Parallelamente vengono valorizzate alcune esperienze considerate virtuose, come il centro di addestramento antincendio della Toscana, i progetti europei dedicati alla resilienza climatica e le piattaforme digitali utilizzate nel Parco Nazionale del Vesuvio per integrare dati territoriali, cartografia e monitoraggio satellitare.

Un’emergenza che non può più essere considerata stagionale

Il quadro delineato dal rapporto restituisce un messaggio chiaro: gli incendi boschivi non rappresentano più un fenomeno limitato ai mesi estivi, ma una criticità permanente che accompagna ormai gran parte dell’anno. L’aumento delle temperature e la crescente fragilità dei territori stanno modificando profondamente le caratteristiche del rischio, imponendo un cambio di paradigma.

La sfida non consiste più soltanto nello spegnere rapidamente le fiamme quando si sviluppano, ma soprattutto nel ridurre le condizioni che ne favoriscono la propagazione. Pianificazione, manutenzione del territorio, tecnologie innovative e prevenzione diventano così gli strumenti indispensabili per limitare un fenomeno destinato, in assenza di interventi strutturali, a diventare sempre più frequente e distruttivo.

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