Jane Fonda confessa vizi e buone abitudini e com’è il sesso dopo gli 80 anni

29 Giugno 2026 - 18:24
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Jane Fonda confessa vizi e buone abitudini e com’è il sesso dopo gli 80 anni

HA L’ATTITUDINE di una grande professionista, ma anche di chi ne ha combinate di tutti i colori. Fra le pieghe del suo stile da leader si intuisce qualcosa di rock’n’roll e un po’ monello: la schiena dritta nell’elegante giacca verde salvia alla coreana, che richiama il look dei primi Beatles, il caschetto d’argento a onde sbarazzine e uno sguardo che va su e giù lasciando senza fiato, come un carrello dell’ottovolante. Attrice pluripremiata, scrittrice, attivista, Jane Fonda, 88 anni, è una leggenda e un’ispirazione esplosiva. «Francesca, right?», mi chiede prima di iniziare, con il tono di chi ha fatto i compiti e dimostra grande preparazione. Suona surreale sentir pronunciare il proprio nome da una donna-mito, che ha attraversato Hollywood, gli scandali, il femminismo, la televisione e tre generazioni di cultura pop. Figlia di Henry Fonda, uno dei volti monumentali del cinema americano, ha una storia funambolica: più di 50 cult movie, due Oscar come miglior attrice protagonista, tre matrimoni e altrettanti figli (di cui una adottata), arrestata cinque volte per il suo attivismo contro la guerra in Vietnam e i cambiamenti climatici.

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Storia di Jane Fonda, una donna mito

Vengono i brividi al pensiero che abbia recitato con leggende di tutti i tempi, da Robert Redford (indimenticabile accanto a lei nella commedia newyorkese A piedi nudi nel parco) a Robert De Niro, da Diane Keaton a Faye Dunaway.

Foto Victoria Will / Trunk Archive

La sua carriera inizia presto e presto – nel 1968 – entra nell’immaginario collettivo con Barbarella, dove si trasforma in un’eroina spaziale e sexy con i costumi di Paco Rabanne, diretta dal primo marito Roger Vadim, il regista-playboy che aveva già lanciato (e sposato) Brigitte Bardot. Il primo Oscar arriva nel 1972 per Una squillo per l’ispettore Klute. Nello stesso anno vola in Vietnam e si fa fotografare per protesta su un cannone antiaereo guadagnandosi il soprannome, che la perseguiterà a lungo, di “Hanoi Jane”. Proprio questi cortocircuiti culturali l’hanno resa un’icona. Chi, tra le ragazze degli Anni 80, non ha sudato e saltellato in salotto, guardandola impartire lezioni di aerobica con la tutina e i calzettoni?

Nel 1985 – Foto Getty Images

Pioniera dell’home fitness, ha trasformato la ginnastica a ritmo di musica in un fenomeno di massa: Jane Fonda’s Workout è stata una delle videocassette più vendute della storia. Una vita lunga, obliqua, fra successi stellari, fragilità, crepe, divorzi e momenti toccanti: nel 1981 ha recitato per la prima e unica volta in Sul lago dorato accanto a papà Henry, che per quel film meritò l’Oscar (ritirato sul palco da lei, perché lui era troppo malato, morì l’anno successivo). Sempre pronta a sfidare le regole, è stata tra le poche ad aver parlato di sesso over 60 nel libro Gli anni migliori e a promuovere in una newsletter su Substack la bellezza del Terzo Atto, spiegando come gli anni “critici” siano un’opportunità di rinascita. Intanto, continua a viaggiare, postare, fare conferenze e podcast. Dal 2006 è anche ambassador internazionale di L’Oréal Paris: 20 anni esatti, una relazione più lunga dei suoi matrimoni. Ed è da qui che inizia l’intervista.

Intervista a Jane Fonda: la giovinezza, la menopausa e dopo

Lo slogan di L’Oréal Paris “Perché io valgo” è nato nel 1971, l’anno in cui uscì Klute , per cui vinse il primo Oscar. Coincidenza curiosa. Che cosa voleva dire allora “valere” per lei? E che cosa significa oggi?
All’epoca non ci pensavo, ma proprio la lunga collaborazione con L’Oréal mi ha aiutata a capire quanto l’emancipazione sia inseparabile dall’idea di bellezza. Una donna consapevole del proprio valore si vede: gran parte della nostra luminosità nasce da dentro. Sono molto più giovane oggi di quanto lo fossi a 20 anni, in tutti i modi che contano. La mia vita è più ricca.

Ha dichiarato che con l ’età tutto diventa più semplice. Come lo spiegherebbe a chi ha 40 anni e guarda al futuro con apprensione?
Quello è il periodo più duro in assoluto. Ci si avvicina alla menopausa: gli ormoni cominciano a cambiare e, poiché spesso non siamo abbastanza informate su ciò che sta accadendo, molte di noi finiscono per pensare che stanno impazzendo, oppure non si riconoscono. È una fase della vita segnata da un grande disorientamento. Poi… (e muove verso il basso le mani, come per dire che scivola tutto via, ndr) . Quando comprendiamo il nostro corpo sul piano ormonale, fisico, emotivo, riusciamo a prendere distanza dalla sofferenza, a sussurrarci: “Non sono io il problema, sto attraversando qualcosa, passerà. Ne uscirò e arriverò dall’altra parte”. A quell’età, bisogna proteggersi. Io stavo attenta alle persone con cui trascorrevo il tempo, ai film che guardavo, alla musica che ascoltavo. Avevo bisogno di cose rassicuranti, belle, non violente o distruttive.

E che cosa direbbe invece alle giovani, a chi è ancora agli inizi?
Essere una ragazza resta enormemente difficile. Ci si pone di continuo domande senza risposta: “Chi sono? Chi voglio diventare? Come ci arrivo?”. Una volta passato tutto quel trambusto, le cose si semplificano davvero. Non si trasformano più piccoli fastidi in tragedie, tutto si fa leggero. Certo, alcuni aspetti peggiorano, ma, se la vista si indebolisce, lo sguardo interiore si affina.

Ha lavorato accanto ad altre leggende, da suo padre Henry a Robert Redford. C’è qualcuno che l’ha sorpresa o che le ha rivoluzionato la prospettiva?
Sicuramente Katharine Hepburn. Sotto molteplici aspetti, mi ha cambiata più di chiunque altro. Mi ha insegnato moltissimo (si commuove e smette di parlare, ndr ).

Il sesso, il bisogno di piacere agli altri, la libertà di rallentare

Foto Getty Images

A suon di “Forza! Sudare! Bruciare!” le sue cassette di aerobica Anni 80 hanno formato un’era. Come vede ora quella versione di lei?
Vorrei solo dire a quella donna: “Tesoro, rallenta”. Oggi continuo a fare molte delle cose di allora e mi alleno regolarmente, ma ho capito il valore profondo dell’andare piano e quanto sia necessario, persino liberatorio. Bisogna rallentare. È fondamentale farlo anche nel sesso: le nostre ossa e le articolazioni non possono più sostenere certi ritmi.

Più volte ha confessato il suo disperato bisogno di piacere agli altri, soprattutto dopo i primi successi. Come se ne è liberata? Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe un’infinità di tempo. Posso solo dire che è un processo lungo: richiede intenzione e non si compie mai del tutto.

Che cosa pensa del premio “Lights on Women Worth” di L’Oréal Paris a sostegno del cinema al femminile?
È importante quanto lo slogan “Perché io valgo”. Noi donne viviamo esperienze diverse rispetto agli uomini e, se non possiamo raccontarle dal nostro punto di vista, metà della storia resta nell’ombra. Siamo più della metà della popolazione di questo pianeta: se la nostra voce non esiste nei film, nei romanzi, nelle serie televisive, ovunque le persone cercano se stesse, finiremo per sentirci irrilevanti, riflesse solo da uno sguardo che non ci appartiene. Per questo amo che si sostengano le giovani registe, che si diano loro strumenti e spazio. Abbiamo bisogno di quelle donne e di ciò che hanno da dire.

C’è qualcosa di stupefacente su di lei che nessuno sa?
Se c’è e non l’ho mai raccontato a nessuno, non inizierò certo a farlo oggi.

I suoi Oscar risalgono agli Anni 70, prima dei social media e della visibilità permanente. Quanto era diversa la fama a quell’epoca?
Era tutta un’altra storia e sono molto felice di non essere giovane oggi. Sbagliare era difficile anche allora, ma adesso ogni errore diventa pubblico in un istante. C’è un’unica cura per le nuove generazioni, ma anche per gli adulti: imparare a stare soli. Offline. Lontani dallo schermo e dall’esposizione continua, ancora meglio se nella natura. Dobbiamo tornare ad abbracciarla.

La verità di Jane Fonda sulla vita e sugli uomini

Ha attraversato cambiamenti culturali ed estetici enormi. Come si è evoluta la sua idea di femminilità in questo percorso?
Ho capito l’importanza della fiducia in se stesse e del darsi degli obiettivi. È cruciale non lasciarsi trascinare dalla corrente come una foglia in un fiume: bisogna tenere il timone sapendo dove si sta andando, mantenendo un controllo sulla propria esistenza.

Ricorda un fallimento che l’ha cambiata in modo particolare?
Tutti. Sono loro a trasformarti. Dio non si interessa a trofei o premi: cerca ferite attraverso cui entrare. È questo il senso delle nostre cadute. Serve, però, il coraggio di capire che cosa hanno da dirci. Che siano naufragi professionali o sentimentali, la cosa più pericolosa è convincersi di avere sempre ragione. Bisogna imparare ad ammettere quando si sbaglia. Ho sposato uomini che avevano proprio quel problema e, sa, il mondo è pieno di persone saccenti, persuase che tutti gli altri siano degli idioti.

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