Kim è tornato a testare missili verso il Mar Giallo

La Corea del Nord è tornata a lanciare missili dopo oltre un mese di pausa apparente, ma il test effettuato ieri non è stato un episodio isolato né una semplice dimostrazione di forza. Dietro il lancio di diversi proiettili verso il Mar Giallo – tra cui almeno un missile balistico a corto raggio – si intravede infatti una trasformazione più profonda della competizione strategica nella penisola coreana. Una competizione che oggi ruota sempre più attorno alla deterrenza avanzata, al dominio subacqueo e alla modernizzazione tecnologica degli arsenali.
Secondo l’agenzia statale nordcoreana Kcna, il test ha riguardato un nuovo sistema di lancio missilistico leggero polivalente, missili da crociera tattici e razzi guidati a gittata estesa. Pyongyang sostiene inoltre che i sistemi utilizzino navigazione autonoma ultraprecisa e capacità di guida assistita dall’intelligenza artificiale. Come sempre, le dichiarazioni tecniche nordcoreane vanno trattate con cautela. Ma il linguaggio scelto dal regime è politicamente significativo: Kim Jong-un vuole mostrare una Corea del Nord non più soltanto nucleare, ma anche tecnologicamente sofisticata e capace di combattere una guerra moderna.
Non è un caso che il test arrivi proprio mentre la Corea del Sud accelera sulla propria modernizzazione strategica. Poche ore prima del lancio, il presidente Lee Jae-myung aveva infatti ordinato di imprimere maggiore velocità al programma nazionale per la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare, con l’obiettivo di avere il primo battello operativo entro la metà degli anni Trenta. Seoul presenta il progetto come una scelta coerente con l’alleanza con gli Stati Uniti e con il rafforzamento della deterrenza regionale. Ma il significato strategico è più ampio: la Corea del Sud ritiene ormai che il dominio subacqueo sarà centrale nella futura competizione con Pyongyang.
Da una parte, infatti, la Corea del Nord continua a investire in missili balistici mobili, missili da crociera, capacità navali e sistemi difficili da individuare preventivamente. Dall’altra, Seoul cerca strumenti in grado di garantire presenza persistente, sorveglianza e capacità di risposta anche durante una crisi prolungata. La logica comune è quella della survivability: mantenere capacità di deterrenza credibile anche sotto pressione o dopo un eventuale first strike.
In questo senso, il lancio di ieri conta relativamente poco sul piano tattico. Il missile balistico rilevato dai sudcoreani avrebbe volato per circa 80 chilometri, una distanza limitata. Ma il valore politico del test è molto maggiore della sua portata operativa. Pyongyang sta segnalando di poter continuare a moltiplicare vettori, piattaforme e opzioni di attacco tattico mentre Seoul evolve verso capacità strategiche più sofisticate.
Il contesto geopolitico rende il quadro ancora più delicato. Negli ultimi mesi Kim Jong-un ha consolidato la partnership militare con la Russia, mentre la Cina ha riallargato il sostegno economico e diplomatico al regime. La recente dichiarazione congiunta di Xi Jinping e Vladimir Putin contro «pressioni straniere» e sanzioni sulla Corea del Nord conferma che Pyongyang oggi si sente meno isolata rispetto al passato. Questo riduce ulteriormente gli incentivi a eventuali negoziati sulla denuclearizzazione.
Anche sul piano ideologico il Nord sta cambiando postura. Le recenti modifiche costituzionali che eliminano i riferimenti alla riunificazione con il Sud indicano che Kim non vuole più presentare la Corea del Sud come parte di una nazione temporaneamente divisa, ma come uno Stato separato e ostile. È un passaggio storico che trasforma la rivalità intercoreana in una competizione permanente tra due entità politiche ormai definitivamente distinte.
Per questo la penisola coreana sembra entrare in una nuova fase: meno instabile nell’immediato, perché la deterrenza continua a funzionare, ma più pericolosa nel lungo periodo. Entrambe le Coree stanno infatti costruendo capacità sempre più avanzate, resilienti e integrate per prepararsi non a una crisi temporanea, ma a una lunga competizione strategica destinata a durare.
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