KURIOS torna a Londra: meraviglie al Royal Albert Hall

16 Settembre 2026 - 15:10
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Un laboratorio ottocentesco, un inventore convinto che dietro la realtà esista un universo invisibile e un esercito di creature nate dall’incontro tra uomini e macchine. Dal 13 gennaio al 28 febbraio 2027, il Royal Albert Hall tornerà a trasformarsi in un enorme teatro delle meraviglie per accogliere KURIOS – Cabinet of Curiosities, una delle produzioni più amate del Cirque du Soleil. La nuova stagione londinese durerà soltanto sette settimane, celebrerà trent’anni di collaborazione tra la compagnia canadese e la celebre sala di Kensington e rappresenterà l’ultima tappa del tour europeo dello spettacolo. Non sarà, però, una semplice replica del successo ottenuto nel 2023: il ritorno di KURIOS a Londra racconterà anche una lunga storia fatta di acrobazie, invenzioni sceniche e trasformazioni del circo contemporaneo.

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KURIOS a Londra, il ritorno nella casa del Cirque du Soleil

Il ritorno di KURIOS – Cabinet of Curiosities al Royal Albert Hall non è soltanto una delle notizie più interessanti della stagione londinese del 2027, ma anche un appuntamento dal forte valore simbolico. Cirque du Soleil entrò per la prima volta nella grande sala di Kensington nel 1996 con Saltimbanco, dando inizio a una consuetudine invernale diventata ormai parte del calendario culturale della capitale. Trent’anni dopo, quella collaborazione sarà celebrata con uno spettacolo che conosce già molto bene il pubblico britannico. KURIOS arrivò infatti al Royal Albert Hall nel gennaio 2023, conquistando spettatori e critica grazie a una combinazione particolarmente riuscita di acrobazia, comicità, musica dal vivo e immaginario steampunk. Secondo gli organizzatori, quella stagione diventò la produzione del Cirque du Soleil di maggiore successo mai presentata nella sala.

La nuova permanenza comincerà il 13 gennaio 2027 e terminerà il 28 febbraio, dopo sette settimane che gli organizzatori hanno definito non prorogabili. Il dato è rilevante perché le stagioni londinesi del Cirque vengono spesso prolungate quando la domanda lo consente. Questa volta, invece, Londra costituirà l’ultima fermata del tour europeo e il calendario successivo non permetterebbe un’estensione. La pagina ufficiale del Royal Albert Hall indica l’apertura della vendita generale alle 10:00 del 25 settembre 2026. Eventuali accessi dal giorno precedente riguardano prevendite o iniziative collegate alle liste d’attesa e non devono essere confusi con la vendita aperta a tutti.

La scelta del Royal Albert Hall contribuisce in modo decisivo all’esperienza. La sala, inaugurata dalla regina Vittoria nel 1871 e dedicata al principe Alberto, possiede una struttura circolare e una grande cupola che sembrano costruite appositamente per amplificare la verticalità degli spettacoli circensi. Gli artisti non si muovono soltanto davanti al pubblico, ma sopra di esso, occupando altezze e prospettive che in un teatro tradizionale sarebbero difficili da ottenere. La trasformazione della platea in una sorta di Grand Chapiteau al coperto crea inoltre un curioso incontro tra due mondi: l’eleganza vittoriana della sala e il futuro alternativo immaginato da KURIOS.

Lo spettacolo dura complessivamente 125 minuti, compreso un intervallo di 25 minuti. Il Cirque du Soleil presenta KURIOS come una produzione adatta a tutta la famiglia, pur segnalando la presenza di rumori intensi, atmosfere scure e luci lampeggianti. Queste ultime possono creare difficoltà alle persone affette da epilessia fotosensibile, un’avvertenza da considerare prima della prenotazione. Non esiste invece un abbigliamento obbligatorio: malgrado il prestigio del luogo, per assistere allo spettacolo è sufficiente vestirsi comodamente.

La stagione londinese sarà l’occasione per riscoprire una produzione che, dal debutto a Montréal nel 2014, ha superato sette milioni di spettatori, visitato 50 città e totalizzato oltre 3.500 rappresentazioni. Numeri importanti, ma incapaci da soli di spiegare il fascino di uno spettacolo costruito attorno a un’idea semplice: il mondo cambia quando qualcuno trova il coraggio di immaginarlo diversamente.

Il laboratorio del Seeker e la porta sull’impossibile

Al centro di KURIOS c’è il Seeker, un inventore eccentrico che trascorre le proprie giornate in un laboratorio popolato da strumenti, macchinari e oggetti apparentemente inutili. È convinto che oltre il mondo visibile esista una dimensione nascosta, abitata da idee, personaggi e possibilità che la ragione comune non riesce a percepire. Quando i suoi esperimenti riescono finalmente ad aprire un passaggio, il laboratorio viene invaso da esseri straordinari e le leggi del tempo, dello spazio e della gravità cominciano a perdere consistenza.

Il racconto non segue una trama rigida nel senso teatrale del termine. Il viaggio del Seeker funziona piuttosto come un filo capace di collegare numeri acrobatici, intermezzi comici, musica e apparizioni surreali. È una scelta caratteristica del Cirque du Soleil: lo spettatore viene invitato a entrare in un universo coerente, ma non deve necessariamente decifrare ogni personaggio o ricostruire una storia lineare. In KURIOS l’immaginazione conta più della spiegazione. Gli oggetti possono diventare creature, le macchine possono mostrare emozioni e una cena può svolgersi contemporaneamente sul pavimento e sul soffitto.

Il titolo Cabinet of Curiosities rimanda alle camere delle meraviglie, o Wunderkammern, diffuse in Europa tra il Rinascimento e il Seicento. Aristocratici, mercanti, studiosi e viaggiatori raccoglievano reperti naturali, opere d’arte, strumenti scientifici, fossili e oggetti provenienti da Paesi lontani, spesso mescolando conoscenza, leggenda e desiderio di stupire. Quelle collezioni sono considerate antenate dei musei moderni, ma conservavano un carattere più intimo e misterioso: ogni oggetto sembrava offrire l’accesso a una storia ancora da scoprire. Il laboratorio del Seeker riprende proprio questa idea, trasformando la collezione in un universo vivo.

L’estetica dello spettacolo nasce dall’incontro tra la fine dell’Ottocento, la rivoluzione industriale e un futuro che nessuno ha mai vissuto. Turbine, grammofoni, valvole, ingranaggi e metalli consumati suggeriscono un’epoca nella quale le invenzioni meccaniche hanno seguito una direzione fantastica. Il risultato viene spesso definito steampunk, ma l’etichetta non basta a descriverlo: nella scenografia convivono Jules Verne, Thomas Edison, i primi esperimenti cinematografici, le fiere scientifiche vittoriane e il gusto teatrale delle vecchie compagnie itineranti.

KURIOS è stato ideato e diretto da Michel Laprise, autore e regista canadese che ha lavorato a numerosi progetti del Cirque du Soleil e a grandi produzioni internazionali. Il suo obiettivo non era rappresentare una macchina perfetta, ma costruire un mondo nel quale tecnologia e poesia potessero apparire come parti della stessa invenzione. Il Seeker non conquista l’universo nascosto grazie alla forza: lo raggiunge perché conserva curiosità e disponibilità allo stupore.

La scenografia di Stéphane Roy, uno dei più importanti collaboratori creativi della compagnia, rende concreta questa visione. Una gigantesca mano meccanica compare come personaggio e struttura acrobatica, mentre il palcoscenico viene attraversato da apparecchi che sembrano provenire da un museo della scienza mai esistito. Lo spettatore ha l’impressione che ogni oggetto possa aprirsi, muoversi o rivelare una funzione inattesa. La vera meraviglia di KURIOS a Londra nasce proprio da questa incertezza: non sapere mai quale parte del laboratorio prenderà vita per prima.

Acrobazie, costumi e musica di una macchina teatrale

Dietro l’apparente disordine del laboratorio si nasconde una macchina produttiva di precisione straordinaria. KURIOSriunisce 50 artisti provenienti da 21 Paesi, mentre l’intera compagnia itinerante comprende circa 120 persone di 31 nazionalità. Alcuni professionisti lavorano con il Cirque du Soleil da oltre vent’anni. Ogni movimento deve essere sincronizzato con musica, luci, scenografia e dispositivi di sicurezza, perché anche il numero più poetico nasce da una preparazione atletica e tecnica rigorosissima.

Uno dei momenti più celebri è Upside Down World, costruito intorno a una cena che si svolge su due piani opposti. Un artista sale su una pila sempre più alta di sedie mentre, sopra di lui, un secondo personaggio ripete l’azione capovolto. Le due strutture sembrano avanzare l’una verso l’altra, cancellando il confine tra pavimento e soffitto. Il numero unisce equilibrio, forza e illusione scenica, ma soprattutto traduce in immagine il principio fondamentale dello spettacolo: la realtà dipende dal punto dal quale viene osservata.

In Acro Net un gruppo di creature marine utilizza una grande rete elastica per lanciarsi a molti metri di altezza, incrociandosi in volo con una precisione che lascia pochissimo spazio all’errore. La Banquine trasforma invece i corpi degli artisti in piattaforme e catapulte umane, facendo nascere torri, salti e atterraggi collettivi. Altri passaggi comprendono contorsionismo, culla russa, bicicletta aerea, cinghie sospese e manipolazione dello yo-yo. La varietà delle discipline evita che lo spettacolo diventi una semplice successione di esercizi atletici.

Tra i momenti più delicati compare il Theatre of Hands, nel quale mani, piccoli oggetti e una telecamera costruiscono un mondo in miniatura proiettato per tutta la sala. All’estremo opposto si colloca l’Invisible Circus, un circo interamente immaginario nel quale il pubblico viene guidato dalle reazioni dei personaggi e dai rumori di artisti e animali che non può vedere. È un espediente comico, ma anche una dichiarazione sul potere della fantasia: dopo essere stato travolto da scenografie monumentali e corpi in volo, lo spettatore può divertirsi con qualcosa che esiste soltanto nella propria mente.

I costumi di Philippe Guillotel trasformano gli artisti in esploratori, automi, esseri marini e personaggi a metà fra organismo e congegno meccanico. Materiali elastici vengono dipinti, stampati, laminati e rivestiti per imitare cuoio, metallo e superfici industriali senza limitare i movimenti. Alcuni elementi sono realizzati con materiali riciclati, componenti plastici o parti stampate in 3D. L’Accordion Man, con il corpo apparentemente formato da mantici, è uno degli esempi più riconoscibili di questa fusione.

La produzione utilizza centinaia di oggetti di scena; il materiale promozionale ha indicato 426 elementi, una quantità eccezionale persino per gli standard del Cirque du Soleil. Ogni pezzo deve essere trasportato, controllato, riparato e adattato alle diverse sedi. A completare il paesaggio interviene la musica dal vivo, composta da Raphaël Beau con Guy Dubuc e Marc Lessard, conosciuti come Bob & Bill. Jazz francese, swing, ritmi elettronici e sonorità da orchestra fantastica accompagnano gli artisti senza limitarsi a fornire un sottofondo. In KURIOS, musica, costumi e scenografia respirano insieme agli acrobati.

Dalle strade del Québec al Royal Albert Hall

La storia del Cirque du Soleil cominciò lontano dalle grandi sale internazionali. All’inizio degli anni Ottanta, a Baie-Saint-Paul, nel Québec, un gruppo di artisti di strada chiamato Les Échassiers si esibiva con trampolieri, giocolieri, musicisti e mangiafuoco. Tra loro c’erano Guy Laliberté e Gilles Ste-Croix, destinati a diventare i fondatori della compagnia. Nel 1984, in occasione delle celebrazioni per il 450º anniversario del viaggio di Jacques Cartier in Canada, il gruppo ottenne il sostegno necessario per organizzare una tournée attraverso la provincia.

La scelta decisiva fu abbandonare progressivamente il modello del circo composto da numeri separati e costruire produzioni con identità visiva, personaggi, musica originale e una cornice narrativa. L’assenza di animali e la centralità del corpo umano contribuirono a definire quello che sarebbe stato chiamato circo contemporaneo. Dalle sue origini come compagnia di venti artisti, Cirque du Soleil è diventato un gruppo internazionale con quasi 4.000 dipendenti, circa 1.200 artisti di oltre 80 nazionalità e più di 400 milioni di spettatori raggiunti in sei continenti. La storia ufficiale del Cirque du Soleil mostra quanto rapidamente una piccola esperienza del Québec sia diventata un linguaggio riconoscibile in tutto il mondo.

Londra incontrò la compagnia nel 1990, quando Le Cirque Réinventé arrivò nella capitale durante la tournée europea. La relazione con il Royal Albert Hall iniziò sei anni dopo e trasformò progressivamente la sala nella casa londinese del Cirque. La sua architettura permette di valorizzare gli atti aerei e di avvicinare lo spettacolo al pubblico senza cancellare la monumentalità della produzione. La stagione del 2027 unirà quindi tre anniversari impliciti: oltre quarant’anni dalla nascita della compagnia, trentasette dal debutto londinese e trenta dalla prima residenza nella Hall.

Per raggiungere il teatro, situato a Kensington Gore, SW7 2AP, si possono utilizzare le stazioni di South Kensington e High Street Kensington, entrambe a circa 10–15 minuti a piedi. Nelle vicinanze fermano anche gli autobus 9, 52, 452 e N9. La guida ufficiale di Visit London dedicata al Royal Albert Hall ricorda che la struttura si trova nel cuore del quartiere culturale di South Kensington, vicino al Victoria and Albert Museum, al Natural History Museum, allo Science Museum e a Kensington Gardens.

Chi ha necessità di posti accessibili, utilizza una sedia a rotelle o richiede assistenza dovrebbe contattare direttamente la Hall prima di acquistare. Anche la visibilità dipende dalla configurazione scelta per lo spettacolo circense e non coincide necessariamente con quella di un concerto tradizionale. Conviene quindi consultare la pianta associata alla singola rappresentazione, soprattutto quando si prenotano posti laterali o molto vicini al palcoscenico.

Il ritorno di KURIOS a Londra offre qualcosa di più di una serata di acrobazie. In un’epoca nella quale gran parte dello stupore viene affidato agli effetti digitali, lo spettacolo riporta l’attenzione sulla presenza fisica, sul rischio controllato e sulla fiducia tra gli artisti. Il laboratorio del Seeker suggerisce che il progresso non nasce soltanto dalle macchine, ma dalla capacità di guardare un oggetto comune e immaginare che possa fare l’impossibile. Sotto la cupola del Royal Albert Hall, quella possibilità durerà sette settimane.


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