Sette pizze londinesi sfidano il Regno Unito

16 Settembre 2026 - 15:10
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A Londra la pizza non è più soltanto un piatto italiano preparato lontano da casa. È diventata un linguaggio urbano capace di assorbire spezie indiane, curry thailandesi, tecniche napoletane, teglie italoamericane e ingredienti britannici. La finale dei National Pizza Awards 2026 ne offre una fotografia particolarmente vivace: sette insegne indicate come londinesi sono state selezionate per la sfida nazionale del 3 novembre, quando sedici concorrenti si ritroveranno davanti ai forni del Big Penny Social di Walthamstow. Tra locali appena inaugurati, campioni già affermati e pizzerie nate dall’incontro fra culture diverse, la competizione racconta soprattutto quanto sia cambiato il modo di intendere la pizza nella capitale britannica.

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Sette pizzerie londinesi in finale ai National Pizza Awards

La finale dei National Pizza Awards 2026 si terrà il 3 novembre al Big Penny Social, grande spazio per eventi e ristorazione situato a Walthamstow, nella zona nord-orientale della capitale. Non sarà una semplice premiazione costruita attraverso recensioni online o voti del pubblico, ma una gara dal vivo nella quale i pizzaioli dovranno preparare le proprie creazioni davanti a una commissione composta da professionisti del settore. La manifestazione è organizzata da Dine Out, rivista britannica dedicata al mondo della ristorazione, e si propone di individuare la migliore pizza servita nel Regno Unito. Il sito ufficiale dei National Pizza Awards presenta l’iniziativa come una competizione aperta a cuochi provenienti da ristoranti, pizzerie, pub, alberghi e attività di ristorazione veloce, mettendo quindi sullo stesso banco di prova realtà molto differenti per storia, dimensioni e stile.

Le sette insegne indicate come londinesi sono ALFI, Bad Boy Pizza Society, Crust Bros, Due Forni, East West, Five Feet e Yard Sale Pizza. A rappresentarle saranno altrettante creazioni dai nomi decisamente contemporanei: Dom, Vodka Sausage, Carbo, Bella & Buona, The Silence of the Lambs, Hot Sausage e The Gaeng Pizza Gang. L’elenco contiene pizze che richiamano apertamente la tradizione italiana e altre che sembrano nate soltanto in una metropoli multiculturale come Londra. La salsiccia con i friarielli incontra così la salsa alla vodka, mentre il maiale speziato thailandese e l’agnello di ispirazione indiana entrano in un territorio che un tempo sarebbe stato riservato quasi esclusivamente a pomodoro e mozzarella.

La definizione di “sette pizzerie londinesi” richiede tuttavia una precisazione. Fra le altre nove finaliste compaiono anche Franco Manca e Pizza Pilgrims, marchi nati nella capitale ma ormai presenti in numerose città britanniche, oltre a Zizzi, catena nazionale con molti ristoranti londinesi. Le sette probabilmente sono state raggruppate dalla stampa perché percepite come insegne locali o indipendenti, non perché siano le uniche concorrenti ad avere un rapporto con Londra. È una distinzione editoriale, dunque, e non una suddivisione ufficiale della gara.

Le sedici finaliste comprendono anche At the Chapel con Salsiccia, Circo con Hot Like Gigi, Leaven Pizza con Diavolo al Sesamo, Nell’s con Do You Roni, Honey?, Scott’s All Day con Peaches, Peaches, Peaches, Peaches, Peaches e Stretch con The Herd. Franco Manca porterà una Mezzaluna, a metà strada fra pizza e calzone, Pizza Pilgrims presenterà Che Cavolo, mentre Zizzi parteciperà con Black Gold. La selezione riunisce quindi piccoli locali indipendenti, gruppi londinesi in crescita e catene conosciute in tutto il Paese.

Il titolo non è ancora stato assegnato e la lista delle finaliste non deve essere interpretata come una graduatoria delle migliori pizzerie londinesi. L’evento del 3 novembre stabilirà il vincitore attraverso una prova pratica, valutando la lavorazione dell’impasto, la qualità degli ingredienti, l’equilibrio dei sapori, la cottura, la consistenza e la presentazione. È proprio questo confronto fra modelli diversi a rendere interessante la finale: la pizza napoletana non è più l’unico parametro, perché accanto al cornicione soffice trovano posto basi sottili newyorkesi, teglie quadrate e ricette che trattano la pizza come una tela sulla quale rappresentare la Londra contemporanea.

Dalla salsiccia ai curry: le pizze londinesi in finale

Fra le proposte dal carattere più italiano c’è la Dom di ALFI, ristorante moderno ospitato al numero 3 di Crispin Place, all’interno dello Spitalfields Market. La pizza utilizza fior di latte, friarielli, salsiccia, pancetta e pecorino, recuperando uno degli abbinamenti più amati della cucina campana e rendendolo ancora più ricco. Il prezzo pubblicato è di 18 sterlinee la preparazione compare effettivamente nel menu ufficiale di ALFI, insieme alla spiegazione dell’impasto lasciato fermentare a freddo per 36 ore. È una delle candidate che i lettori possono già assaggiare senza attendere la finale.

Un percorso differente conduce alla Vodka Sausage di Bad Boy Pizza Society, specializzata in grandi pizze in stile newyorkese. La salsa alla vodka, diventata popolare nella cucina italoamericana, viene accostata alla salsiccia in una ricetta che punta su cremosità, sapidità e intensità. Il gruppo dispone oggi di punti vendita a Bethnal Green, Covent Garden, London Bridge, Shoreditch e Tulse Hill, ma le sue origini sono molto meno convenzionali: nacque come ironica società universitaria creata da un gruppo di amici che cercava un modo per ottenere pizza a prezzi convenienti. Quello che sembrava uno scherzo si è trasformato in un’attività riconosciuta e in una delle concorrenti più temibili della finale.

Bad Boy Pizza Society ha infatti già vinto i National Pizza Awards nel 2022 e nel 2024. Due anni fa conquistò il titolo con Sausage Party, una pizza da 16 pollici con pomodoro, salsiccia al finocchio, stracciatella, peperoncino rosso, scorza di limone, Parmigiano Reggiano, basilico, finocchio e cipolla caramellati. Se dovesse imporsi nuovamente, la Vodka Sausage consegnerebbe all’insegna londinese il terzo successo in cinque edizioni, trasformando una realtà nata quasi per gioco in una piccola dinastia della pizza britannica.

Crust Bros parteciperà invece con Carbo, una reinterpretazione della carbonara sulla pizza. La descrizione completa della candidata non è ancora presentata in modo uniforme nelle fonti pubbliche, ma il nome suggerisce un richiamo immediato a uova, formaggio, pepe e salume. L’insegna definisce la propria filosofia con l’espressione “radici napoletane, anima londinese” e lavora con impasti sottoposti a maturazioni comprese generalmente tra 48 e 72 ore. La carbonara, piatto romano spesso modificato impropriamente all’estero, è una scelta potenzialmente rischiosa: per convincere la giuria, la pizza dovrà apparire come un’interpretazione ragionata e non come un semplice espediente commerciale.

La Bella & Buona di Due Forni presenta una costruzione più elaborata. La base di crema di peperone giallo arrostito viene completata con stracciatella, pomodori confit, acciughe ed emulsione all’aglio nero. Dolcezza, acidità, sapidità e note fermentate convivono quindi nella stessa preparazione. Rimane però una cautela necessaria: alcune fonti collocano la pizzeria nell’estremo nord-ovest di Londra, ma online compaiono attività omonime e riferimenti geografici non perfettamente concordanti. Finché non arriverà una conferma diretta, è più prudente non attribuire alla finalista un indirizzo specifico.

Queste quattro candidate mostrano già quanto sia ampio il territorio coperto dalla parola “pizza”. ALFI guarda alla Campania, Bad Boy Pizza Society a New York, Crust Bros trasforma una ricetta romana e Due Forni utilizza tecniche e ingredienti contemporanei. Nessuna delle quattro rinnega completamente l’Italia, ma tutte modificano il modello originario per adattarlo a un pubblico londinese abituato a confrontare cucine e tradizioni differenti nella stessa strada.

East West, Five Feet e la pizza multiculturale

La storia più rappresentativa della Londra multiculturale è probabilmente quella di East West, fondata nel 2020 a Tufnell Park da Devinder Singh. Arrivato nel Regno Unito da Ludhiana, in India, quando aveva 18 anni, Singh studiò ingegneria e lavorò successivamente come ingegnere meccanico per Thames Water. L’idea di aprire un ristorante nacque durante un viaggio in Puglia nel 2018. Di fronte alla cucina italiana, comprese che avrebbe potuto accostarla ai sapori indiani con i quali era cresciuto, evitando di trattare le due tradizioni come mondi incompatibili.

East West costruisce così pizze di ispirazione napoletana, preparate con impasti maturati per circa 48 ore, ma le condisce con curry, paneer, spezie, chutney e ingredienti tipici del subcontinente indiano. Dopo l’apertura del primo locale al 135 di Fortess Road, il progetto ha ottenuto visibilità anche grazie a un riconoscimento legato alla trasmissione della BBC dedicata ai migliori takeaway. Nel 2026 è arrivata una seconda sede al 42-44 di Kingsland Road, a Shoreditch. La pagina dedicata alla storia di East West racconta direttamente l’esperienza di Singh e la nascita di una formula che il locale definisce “Indian pizza”.

La candidata The Silence of the Lambs porta questo incontro culturale fin dal nome, costruito come un gioco sul celebre film Il silenzio degli innocenti e sulla presenza dell’agnello. Non è una pizza italiana con qualche spezia aggiunta per decorazione, ma l’espressione di un’identità britannica contemporanea nella quale una persona di origine indiana può scegliere una tecnica italiana per raccontare la propria memoria gastronomica. È proprio questo passaggio a renderla interessante: la contaminazione non viene applicata dall’esterno, ma nasce dalla biografia del fondatore.

Anche Five Feet propone una storia insolita, soprattutto perché il locale di Bermondsey è arrivato in finale praticamente al momento dell’apertura. Inaugurata nel settembre 2026 al numero 4 di Tanner Street, la pizzeria dispone di circa 55 posti e produce pizze quadrate ispirate alle grandma pies italoamericane. Si tratta di preparazioni cotte in teglie metalliche, caratterizzate da un impasto alto ma leggero, con bordi croccanti e una struttura capace di sostenere condimenti abbondanti.

Dietro Five Feet ci sono Jay Patel, già coinvolto nei ristoranti Legare e Luna, Roland Horne, fondatore della catena di caffetterie WatchHouse, e lo chef Jack Ellingham, con esperienze presso Dusty Knuckle e Spring. Nel locale è stato installato anche un mulino in pietra proveniente da Montpellier, impiegato per macinare la farina sul posto. L’intenzione dichiarata è collegare una tecnica di matrice americana a ingredienti stagionali e produttori britannici, senza imitare meccanicamente le pizzerie di New York.

La Hot Sausage finalista utilizza salsa alla vodka, salsiccia al finocchio, pecorino, ricotta, peperoncini sottaceto preparati in casa e miele al peperoncino calabrese. Secondo la presentazione pubblicata da Hot Dinners, la salsiccia arriva da un produttore di Bermondsey, mentre il menu comprende anche una pizza con patate, cipolle, scamorza e cheddar stagionato. Five Feet non è quindi soltanto la novità dell’anno: è una pizzeria che prova a costruire un rapporto concreto con il quartiere.

La sua selezione pone anche una domanda inevitabile. Quanto può essere attendibile il giudizio su un locale aperto da pochissimo? Una finale nazionale non sostituisce l’esperienza maturata nel tempo, la regolarità del servizio o il comportamento di una cucina durante mesi di attività. Tuttavia, la candidatura dimostra che una ricetta tecnicamente convincente può emergere immediatamente. Sarà il tempo a stabilire se Five Feet diventerà un indirizzo stabile della ristorazione londinese o resterà soprattutto il progetto molto atteso di un gruppo di imprenditori già conosciuti.

Yard Sale, i precedenti e la sfida del 3 novembre

L’ultima delle sette candidate è forse quella che racconta meglio il carattere mutevole della scena gastronomica londinese. Yard Sale Pizza porterà The Gaeng Pizza Gang, creazione sviluppata originariamente con Singburi, ristorante thailandese a conduzione familiare di Leytonstone. La ricetta si ispira al kua kling moo, un curry asciutto del sud della Thailandia nel quale il maiale macinato viene saltato con una pasta di spezie particolarmente aromatica e piccante. Sulla pizza compaiono maiale speziato, verdure di senape sottaceto, scalogni thailandesi, pepe verde, basilico thai e mozzarella fior di latte.

La preparazione non è completamente nuova. Fu presentata nel 2022 nell’ambito di una serie di collaborazioni temporanee organizzate da Yard Sale con cuochi e ristoranti londinesi. Il suo ritorno ai National Pizza Awards dimostra che una ricetta effimera può acquistare una seconda vita quando viene scelta per rappresentare l’identità di un’insegna. Non bisogna però dare per scontato che sia disponibile stabilmente in tutte le sedi: non appare nel menu ordinario consultato e potrebbe essere riproposta soltanto come edizione limitata o per la competizione.

La storia di Yard Sale cominciò con un piccolo forno installato nel cortile di Johnnie Tate a Clapton. Insieme a Nick Buckland, Tate trasformò gli esperimenti domestici in un’attività che oggi serve numerosi quartieri del nord, dell’est e del sud di Londra. Anche l’inaugurazione del primo locale fu poco convenzionale: alla festa parteciparono Macaulay Culkin e i componenti della sua band The Pizza Underground, gruppo che reinterpretava le canzoni dei Velvet Underground sostituendo molti testi con riferimenti alla pizza. La storia ufficiale di Yard Sale conserva questo episodio come parte della personalità irriverente del marchio.

Il 3 novembre ciascun concorrente dovrà dimostrare qualcosa che va oltre la forza di un nome o la popolarità sui social. Nelle edizioni precedenti la finale ha previsto la preparazione della pizza selezionata, una prova tecnica con ingredienti assegnati e una categoria denominata Alternative Slice, dedicata a proposte capaci di rispondere a esigenze alimentari differenti. La valutazione considera la realizzazione della base, la cottura, la consistenza, l’equilibrio aromatico, la qualità degli ingredienti e la presentazione. I nomi dei giudici dell’edizione 2026 non sono ancora stati comunicati in maniera completa, mentre le informazioni disponibili si rivolgono soprattutto agli operatori della ristorazione. Non è quindi opportuno descrivere la finale come un festival liberamente accessibile al pubblico senza attendere indicazioni più precise.

Il precedente più vicino può incoraggiare le realtà giovani. Nel 2025 vinse Short Road Pizza, progetto nato a Leytonstone durante la pandemia e guidato da Ugo Galleli. A conquistare i giudici fu The Short Road Marinara, una pizza apparentemente essenziale, costruita attorno a un impasto sottile e croccante e a un condimento senza mozzarella. La stessa attività ottenne anche il riconoscimento per la proposta alternativa con una pizza vegana. Il risultato dimostrò che nella competizione la fama del marchio non garantisce la vittoria e che una ricetta semplice, se eseguita con precisione, può superare combinazioni molto più spettacolari.

Le pizzerie londinesi in finale arrivano dunque a Walthamstow con identità profondamente diverse. Bad Boy Pizza Society cerca un terzo titolo; ALFI affida le proprie possibilità a salsiccia e friarielli; Crust Bros porta la carbonara nel forno; East West racconta il viaggio dall’India alla Puglia; Five Feet prova a confermare l’entusiasmo generato dalla sua recente apertura; Yard Sale recupera una collaborazione con uno dei ristoranti thailandesi più amati della città. Due Forni, infine, punta su una composizione sofisticata giocata fra peperone, stracciatella, acciughe e aglio nero.

Indipendentemente dal nome del vincitore, la selezione mostra che Londra non considera più la pizza una tradizione straniera da riprodurre fedelmente. La città l’ha adottata e trasformata in un piatto attraverso il quale raccontare migrazioni, quartieri, mode e incontri culturali. L’Italia resta il punto di partenza tecnico e sentimentale, ma non rappresenta più l’unica destinazione possibile. È in questa tensione fra rispetto e invenzione che si giocherà la finale: sedici concorrenti, sette insegne presentate come londinesi e un’unica domanda ancora aperta, quella su quale pizza riuscirà a convincere i giudici senza perdere la propria identità.


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