La Crimea resta senza carburante e Kyjiv stringe il cappio attorno alla penisola

La Crimea occupata è sempre più isolata. Dopo una nuova ondata di attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche e logistiche, le autorità filorusse hanno sospeso la vendita di carburante a privati e aziende, riservando le forniture alle strutture governative e di sicurezza. Una misura eccezionale che fotografa meglio di qualsiasi dichiarazione l’effetto della campagna lanciata da Kyjiv contro il sistema logistico russo nel Mar Nero.
Secondo quanto riferito dalle autorità russe, gli attacchi della notte tra sabato e domenica hanno provocato cinque morti tra la penisola di Kerch e un traghetto nello stretto che collega la Crimea alla regione russa di Krasnodar. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato l’operazione, sostenendo che siano stati colpiti obiettivi della logistica militare, dell’industria petrolifera e della difesa aerea russa.
Nel dettaglio, Kyjiv afferma di aver centrato infrastrutture utilizzate per il trasporto di petrolio su entrambi i lati del ponte di Kerch, un deposito petrolifero nella città occupata di Kerch, quattro radar associati ai sistemi missilistici S-400 e due sistemi Pantsir. Filmati diffusi sui social mostrano vaste colonne di fumo nero in diversi punti della penisola e della costa russa prospiciente.
L’episodio rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una campagna che nelle ultime settimane ha assunto una dimensione sempre più sistematica. Secondo un’analisi pubblicata dal think tank americano Institute for the Study of War, le forze ucraine stanno colpendo in modo metodico i collegamenti che consentono alla Russia di sostenere le proprie truppe nel sud occupato dell’Ucraina e in Crimea. Gli attacchi hanno preso di mira ponti strategici nell’area di Henichesk, Chonhar e lungo il Canale della Crimea Settentrionale, infrastrutture essenziali per il traffico di mezzi militari, carburante e rifornimenti. Analisi satellitari citate dal think tank indicano che alcuni di questi attraversamenti sarebbero ormai ridotti a una sola corsia operativa, mentre altri possono essere utilizzati soltanto da veicoli leggeri. Parallelamente, droni ucraini continuano a colpire autocisterne, convogli logistici, depositi di carburante e infrastrutture energetiche. L’obiettivo sembra essere quello di aumentare progressivamente il costo logistico dell’occupazione russa. Non si tratta soltanto di distruggere singoli bersagli, ma di mettere sotto pressione l’intera rete che collega il territorio russo alla Crimea e, da qui, al fronte meridionale.
Anche il Times di Londra ha evidenziato come l’accumularsi di questi attacchi stia rendendo sempre più difficile il rifornimento della penisola. Secondo il quotidiano britannico, la chiusura o il danneggiamento di diversi collegamenti terrestri ha finito per concentrare una quota crescente del traffico sul ponte di Kerch, già più volte colpito dall’Ucraina dall’inizio della guerra. Il risultato è una crescente vulnerabilità della Crimea, che dipende da un numero sempre minore di rotte logistiche affidabili.
Come spiegavamo su Linkiesta due settimane fa, la novità non consiste tanto nella possibilità immediata di una riconquista militare della penisola, quanto nel fatto che la Crimea non può più essere considerata una retrovia sicura della Federazione Russa. La superiorità ucraina nel settore dei droni sta consentendo a Kyjiv di estendere la propria capacità di interdizione ben oltre la linea del fronte, colpendo infrastrutture, convogli e depositi in profondità.
La sospensione della vendita di carburante ai civili, i blackout registrati in alcune aree della penisola e le crescenti difficoltà dei collegamenti ferroviari e stradali suggeriscono che questa strategia stia producendo effetti concreti. Non è ancora il preludio di una liberazione della Crimea, obiettivo che richiederebbe condizioni militari oggi assenti, ma rappresenta un segnale importante: la Russia è costretta a investire sempre più risorse per mantenere aperte le proprie linee di comunicazione e sostenere l’occupazione.
Per Kyjiv, rendere la Crimea difficile da rifornire e da amministrare potrebbe essere il modo più efficace per trasformare nel tempo quello che finora è apparso un obiettivo irrealistico in una possibilità strategica concreta.
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