La crisi climatica scioglie il Monte Bianco, al posto dei ghiacciai aumentano le colate di detriti

24 Agosto 2026 - 15:30
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La crisi climatica scioglie il Monte Bianco, al posto dei ghiacciai aumentano le colate di detriti

Negli ultimi sei anni, dal 2020 ad oggi, il ghiacciaio del Miage, nel cuore della Val Veny, si è abbassato mediamente di 15 metri, un’altezza pari ad un edifico di cinque piani, perdendo progressivamente volume in tutto il settore terminale. Nell’area circostante aumentano le colate detritiche e i crolli, le morene si deformano, diversi larici vengono giù, mentre si formano nuovi laghi.

È il quadro tracciato dalla seconda tappa di Carovana dei ghiacciai 2026, la campagna di Legambiente realizzata con Cipra Italia e la partnership scientifica della Fondazione glaciologica italiana, che dal 20 al 24 agosto ha attraversato il versante italiano del Monte Bianco tra la Val Veny e la Val Ferret.

A preoccupare è anche il vicino ghiacciaio di Planpincieux, noto per la propria instabilità e per il rischio di crolli legato allo scivolamento verso valle. Nei periodi estivi più critici la massa glaciale può raggiungere una velocità massima di due metri al giorno. Quest’anno il picco è stato registrato a luglio, probabilmente favorito dalle temperature elevate guidate dalla crisi climatica in corso, a sua volta dovuta principalmente ai gas serra emessi bruciando gas, petrolio, carbone.

Dal 2019 Planpincieux viene sorvegliato costantemente dalla Fondazione Montagna sicura e dalla Regione autonoma Valle d’Aosta attraverso un sistema basato su due radar. Negli ultimi otto anni la strada della Val Ferret è stata chiusa più volte per il rischio di distacco della massa glaciale. Il ghiacciaio è diventato così uno dei casi emblematici di come il cambiamento delle Alpi modifichi anche le condizioni di sicurezza per chi vive e frequenta le vallate.

«Il massiccio del Monte Bianco – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia – è un luogo dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti. In questa seconda tappa abbiamo osservato il ghiacciaio del Miage, in Val Veny, dove siamo stati per altro con la prima edizione di Carovana dei ghiacciai nel 2020, e quello di Planpincieux, in Val Ferret. Quest’ultimo ci ricorda quanto la montagna sia fragile e quanto, insieme al cambiamento del ghiaccio, stiano cambiando anche le condizioni di sicurezza per le comunità che vivono e frequentano questi territori. Un tema che abbiamo voluto portare in primo piano insieme alla Fondazione Montagna sicura, il cui lavoro rappresenta un esempio concreto di come oggi sia necessario affrontare i nuovi rischi della montagna: attraverso la conoscenza scientifica, il monitoraggio costante e la capacità di tradurre dati e osservazioni in strumenti utili per la prevenzione e la gestione del territorio. Il rischio è ormai un elemento con cui dobbiamo imparare a convivere quotidianamente, senza limitarci a subirlo».

Nella sola Valle d’Aosta sono presenti 172 apparati glaciali. Alcuni, spiega il segretario generale della Fondazione Montagna sicura Jean Pierre Fosson, richiedono un’attenzione particolare e sistemi di osservazione collegati alle attività di Protezione civile. Planpincieux viene seguito proprio perché i suoi movimenti possono provocare danni al fondovalle antropizzato.

Il ritiro dei ghiacciai alpini sta trasformando il monitoraggio del rischio da attività prettamente scientifica a responsabilità concreta verso territori e comunità, sottolinea anche Valter Maggi, presidente della Fondazione glaciologica italiana e professore dell’Università di Milano-Bicocca.

La Carovana dei ghiacciai chiede quindi più risorse per la ricerca, sorveglianza costante, maggiori politiche di mitigazione e adattamento e il coinvolgimento delle comunità locali. Sono gli obiettivi già indicati dal «Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse» e dalla piattaforma «Governare le Alpi che cambiano», promossi da Legambiente, Cai, Cipra e Fondazione glaciologica italiana.

Un modello d’azione arriva da Blatten, nel Canton Vallese, evacuata dieci giorni prima del crollo del ghiacciaio di Birch. Il monitoraggio condotto negli anni sulla massa glaciale, sulla parete e sui possibili fenomeni d’instabilità ha permesso di intervenire prima del disastro e mettere in sicurezza la popolazione: qui c’è una lezione da trarre, anche per l’Italia.

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