La nuova alluvione in Nepal vista dallo spazio

16 Ottobre 2026 - 09:25
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La nuova alluvione in Nepal vista dallo spazio

Prima c’era un’indisturbata rete di valli fluviali indisturbata, dieci giorni dopo gli occhi del principale programma europeo per l’osservazione della Terra – quelli dei satelliti Copernicus –, hanno invece trovato solo depositi scuri di sedimenti e corsi d’acqua esondati dal proprio letto. Il confronto tra le immagini acquisite dai satelliti Copernicus Sentinel-2 il 1° e l’11 ottobre mostra dallo spazio gli effetti della nuova alluvione lampo che ha attraversato il distretto nepalese di Gorkha, circa 100 chilometri a nord-ovest di Kathmandu.

La piena, innescata da una frana, è scesa lungo il fiume Budhi Gandaki investendo ponti, abitazioni e percorsi escursionistici nella regione del Manaslu. Oltre cento escursionisti stranieri sono rimasti bloccati, mentre le persone residenti in diversi villaggi hanno dovuto abbandonare le proprie case.

Nelle immagini satellitari successive all’evento sono visibili i depositi lasciati in una valle laterale che scende verso lo Shyar Khola, affluente del Budhi Gandaki. Più a valle, i corsi d’acqua appaiono più scuri e ampi rispetto a dieci giorni prima. I satelliti Sentinel-2 permettono così di sorvegliare le valli fluviali e i terreni esposti alle frane, aiutando le autorità a individuare le aree colpite e a pianificare gli interventi d’emergenza.

La nuova alluvione arriva meno di due mesi dopo la catastrofe che il 26 agosto ha investito il distretto di Rasuwa, provocata dal crollo di un’enorme massa di ghiaccio glaciale e rocce. Mentre il Nepal affronta un altro disastro, le conseguenze di quello precedente sono ancora aperte: secondo l’ultimo aggiornamento del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), oltre 32mila bambini sono stati colpiti e alcune zone delle città e dei villaggi investiti continuano ad apparire come scenari di guerra.

Una precedente ricognizione dell’Unicef aveva segnalato 414 bambini dispersi e 14mila rimasti senza scuola. Distruzione, sfollamenti e interruzione dei servizi essenziali mostrano come gli effetti di eventi simili proseguano molto oltre le ore della piena.

Il problema, però, supera ampiamente i confini del Nepal. L’Hindu Kush-Himalaya conserva più ghiaccio di qualsiasi altra area della Terra al di fuori delle regioni polari. Su queste montagne vivono circa 240 milioni di persone, mentre altri 1,65 miliardi di abitanti dipendono a valle dai fiumi alimentati da quel ghiaccio: quasi due miliardi di persone, pari a circa un quarto dell’umanità.

Il riscaldamento globale sta facendo perdere equilibrio a questo sistema. Nella prima fase lo scioglimento accelerato dei ghiacciai aumenta la quantità d’acqua che raggiunge le valli e, con essa, il rischio di alluvioni; col progressivo arretramento delle masse glaciali si prospettano invece gravi carenze idriche. Gli scienziati avvertono inoltre che, mentre l’Himalaya continua a riscaldarsi, disastri come quelli che hanno investito il Nepal possono diventare più probabili.

A emergere è anche la profonda disuguaglianza della crisi climatica. Il Nepal produce appena lo 0,1% delle emissioni globali di gas serra, ma ne sta già sostenendo conseguenze gravissime; i bambini, che della crisi hanno minori responsabilità, figurano tra le persone più esposte.

Le parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno concordato di fornire risorse per scongiurare, ridurre e affrontare le perdite e i danni. Per l’Unicef, nel caso di Paesi come il Nepal gli impegni devono ora diventare sovvenzioni accessibili, costruite attorno alle esigenze e ai diritti dei bambini e capaci di raggiungere rapidamente le comunità colpite.

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