Gli attacchi di Trump a Zelensky, una guerra del gasolio che va contro gli interessi Usa e l’Ue in posizione sempre più critica

16 Ottobre 2026 - 15:30
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Gli attacchi di Trump a Zelensky, una guerra del gasolio che va contro gli interessi Usa e l’Ue in posizione sempre più critica

Orientarsi nel labirinto delle informazioni, spesso contradditorie e che si affastellano una dopo l’altro, in tempi assai rapidi, mette a dura prova la capacità di comprendonio di qualsiasi persone normodotata. Le ultimissime dichiarazioni dal tycoon lasciano realmente stupefatti: «Zelensky non è una persona con cui ci convenga avere a che fare. Non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese».

Parole pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti che, in campagna elettorale, ricordiamo bene, aveva promesso «in quarantott’ore farò finire la guerra» e che, invece, a distanza di quasi due dal suo mandato presidenziale, a poche settimane dalle elezioni del cosiddetto midterm, viene fuori con affermazioni del genere non può che lasciarci sgomenti e disorientati.

Non si tratta più, a nostro avviso, di passaggi provocatori destinati a far salire le tensioni tra Ucraina e Stati Uniti, ma siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso e che andrà ad incidere direttamente e profondamente sugli equilibri geopolitici della Vecchia Europa. L’affondo portato a compimento da Donald Trump e rivolto direttamente al Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, durante un’intervista rilasciata al Newsmax, (un’emittente televisiva statunitense conservatrice e che dà notoriamente ampio spazio a Trump, alla politica americana e alle sue dichiarazioni), nella quale afferma: «trovo che sia più difficile trattare con Zelensky che con Putin» lascia capire molte cose sulle reali intenzione dell’amministrazione USA; Trump, infatti, ha criticato duramente il presidente ucraino, argomentando sulla sua indisponibilità a concludere un accordo di pace con la Russia e in ragione di ciò ha chiesto, senza mezzi termini, di indire nuove elezioni in Ucraina. Alla base di questa nuova e ancora più dura posizione assunta dall’amministrazione americana in chiave anti Zelensky, molti analisti occidentali associano i recenti attacchi ucraini contro le raffinerie russe e, in talo modo, accusandoli di contribuire significativamente all'aumento dei prezzi dell'energia (gasolio soprattutto, tanto caro ai consumatori americani).

E continuando, Trump ha affermato che: «se mi dite che il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky sta di nuovo colpendo le raffinerie, l’unico risultato è che fa aumentare il prezzo del petrolio a livello mondiale» e ha concluso affermando «beh, credo che sia una vergogna. Ci sono tanti altri obiettivi... ci sono molti bersagli che si possono colpire ma quando si prendono di mira le raffinerie – dove si produce, appunto, il gasolio, di cui noi e il mondo intero abbiamo bisogno – allora non si sta rendendo un buon servizio al mondo».

Eviteremo di commentare le parole del tycoon, ognuno ne tragga le conclusioni che vuole; tuttavia, non potrà sfuggire a nessuno come le azioni belliche, dal punto di vista americano, possano essere classificate, calibrate e sostenute da semplici calcoli a vantaggio degli stessi USA: posso abbattere un ponte, distruggere uno snodo viario di collegamento ma non devo toccare le raffinerie dove si produce il gasolio che interessa i consumatori americani, miei potenziali elettori.

Un altro tagliente colpo sferzato da Trump riguarda la necessità di indire nuove elezioni in Ucraina, sostenendo la necessità che si dovrebbero tenere elezioni per la scelta di un nuovo Presidente, spingendosi a proporre una pausa di due mesi per renderle materialmente possibili.

Come se non bastasse l’azione denigratoria messa in evidenza durante l’intervista, Donald Trump ha continuato, mettendo in discussione il ruolo di Zelensky in futuri (eventuali) negoziati, sostenendo che non sarebbe la persona giusta con cui trattare. Francamente, più di così non si potrebbe immaginare di andare per far salire la tensione tra Washington e Kyiv. Infine, per non farsi mancare niente, ha messo in forte dubbio che la popolazione sia soddisfatta dell’attuale leadership del Presidente Zelensky.

A questo punto il messaggio politico di Trump appare netto e chiaro: vuole fermare la guerra rapidamente e sta aumentando la pressione su Kyiv affinché accetti una soluzione negoziata. La questione più delicata, dal nostro punto di vista rimane legata al fatto se gli Stati Uniti continueranno a sostenere militarmente l'Ucraina (alle condizioni attuali) oppure useranno gli aiuti che, per ora, continuano a fare arrivare per sostenere militarmente l’Ucraina e spingere Kyiv verso le concessioni territoriali richieste da Putin. Per ora non abbiamo risposte di nessun genere, aspettiamo di vedere e capire come evolvano i fatti.

La prospettiva dell’Unione europea appare complessa e di difficile lettura: da un lato i governi europei condividono, in larga misura, l'obiettivo di sostenere l'Ucraina, ma presentano rilevanti differenze sulla disponibilità manifestata da ogni singolo Stato membro a spendere nel sostegno alla guerra, che si sta avviando a raggiungere i cinque anni, più di quanto è durata la Prima guerra mondiale.

Inoltre, non possiamo dimenticare che l'Unione europea non coincide con l’Alleanza Nord Atlantica; diversi Paesi europei appartengono a entrambe ma non tutti. In conclusione, ipotizzare che l'Ue possa sostituire le capacità militari degli Stati Uniti in caso di un loro prossimo preannunciato ritiro, appare oggettivamente assai improbabile. Il mantra quotidiano che si abbatte giornalmente su di noi: «aumentare la produzione di armamenti e prepararsi a garantire la sicurezza ucraina anche dopo un eventuale cessate il fuoco» non è forse il figlio della malcelata intenzione americana di abbandonare l’Ucraina a sé stessa col grave rischio di far diventare l’intera Europa centrale un vasto campo di battaglia? Noi, naturalmente, speriamo di no ma il rischio c’è ed è molto alto.

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