La Festa delle Genti nel segno della pace
Un momento della Festa delle Genti dello scorso anno (Agenzia Fotogramma)Culture diverse che si incontrano nel segno della pace, ma anche della giustizia e della condivisione. Torna la Festa delle Genti, il tradizionale appuntamento di Pentecoste che raduna le comunità cattoliche migranti della diocesi di Milano e che negli anni passati ha visto la partecipazione di circa 4 mila persone. Domenica 24 maggio la Festa si celebrerà al Parco Trapezio di Santa Giulia, nel territorio della parrocchia della Sacra Famiglia di Rogoredo. Alle 10.30 la Messa con l’arcivescovo Delpini, alle 12.30 il pranzo condiviso delle comunità e dalle 13.30 la festa.
«Non basta dire “pace”»
Il tema scelto per questa edizione richiama un versetto del profeta Isaia: «Spezzeranno le spade e ne faranno aratri». Un’immagine che, spiega don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale dei migranti, vuole andare oltre il semplice rifiuto della guerra: «Non basta dire “pace, pace”, o chiedere il controllo degli armamenti. La pace bisogna costruirla. L’aratro è il simbolo dell’economia: se vogliamo impedire la guerra, la risposta è creare un’economia di pace, produttiva, che renda la pace non solo etica, ma più conveniente per tutti rispetto alla guerra».
Pace, ma anche giustizia, quindi: «Certo – afferma Vitali -. Non c’è pace senza giustizia, diceva Giovanni Paolo II. Oggi, invece, ho il sospetto che in troppi sperino in una pace veloce, senza giustizia. Ma non si rendono conto che questa non sarebbe vera pace e soprattutto non durerebbe». Da qui anche il richiamo a un modello di società fondata sull’interdipendenza economica e non sulla produzione di armi: «Pensiamo all’Europa. Centodieci anni fa eravamo in guerra con Francia, Austria, Germania, Inghilterra. Oggi uno scenario del genere non è più pensabile perché condividiamo la stessa moneta e la stessa economia».
Le comunità presenti
La Festa delle Genti raccoglierà anche quest’anno circa 25 comunità cattoliche migranti presenti sul territorio diocesano, provenienti da ogni parte del mondo, come illustra don Vitali. «Abbiamo la comunità cinese, quelle srilankesi, la comunità sudcoreana, eritrea, libanese, egiziana, albanese, rumena, ucraina, oltre alle comunità francofona e anglofona, che raccolgono fedeli di diversi Paesi accomunati dalla stessa lingua. E poi naturalmente le grandi comunità latinoamericane, quella brasiliana e le numerose comunità filippine». Tra le novità di quest’anno anche la presenza della neoistituita cappellania siro-malabarese, dedicata ai fedeli indiani.
Alcune comunità saranno presenti con un fardello pesante, il pensiero dei propri Paesi oppressi da un conflitto: «Penso soprattutto alle comunità ucraina e libanese, che la guerra la stanno pagando pesantemente sulla propria pelle», osserva il responsabile della Pastorale migranti.
Come da tradizione, il momento del pranzo sarà uno dei più significativi della giornata: «Ci saranno 25 gazebo intorno al palco principale: lì le comunità offriranno i piatti tipici delle proprie culture da condividere con tutti». Sul palco centrale verrà celebrata la Messa e, nel pomeriggio, si svolgeranno musiche, danze e testimonianze delle diverse comunità.
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