La Piazza 2026, il futuro con l’intelligenza artificiale. Il dibattito alla kermesse di Affaritaliani

29 Agosto 2026 - 22:35
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La Piazza 2026, il futuro con l’intelligenza artificiale. Il dibattito alla kermesse di Affaritaliani

Il direttore di Affaritaliani Marco Scotti dialoga con Marco Lenoci, ceo di Evolution Group, Serafino Sorrenti, Executive vice president European Digital Infrastructure Consortium, Andrea Cardamone, Executive Chairman Gruppo Digital360 e Don Patrizio Coppola “Padre Joystick” sul tema dell’intelligenza artificiale e il futuro della tecnologia.

Il dibattito

L’intelligenza artificiale sta diventando un’infrastruttura privata della società. Che cosa significa e come ci si difende? “Negli ultimi anni ho trascorso cinque anni negli Stati Uniti, nella Silicon Valley, dove mi sono occupato di partnership per i prodotti di Google. Quello che posso dire è che sono estremamente preoccupato. Pur essendo una persona che vive nel settore, che vive e respira ogni giorno l’innovazione che l’intelligenza artificiale sta portando, sono preoccupato perché non mi sembra che l’IA sia al centro del dibattito politico come dovrebbe essere. È quindi importante che un evento come La Piazza la riporti al centro. Secondo me, l’intelligenza artificiale è la più grande rivoluzione tecnologica che l’umanità abbia mai visto e potrebbe rappresentare o la peggiore situazione possibile per il futuro del lavoro e delle persone, oppure la migliore innovazione, a seconda di quello che faremo”, dichiara Lenoci ai microfoni di Affaritaliani.

“Se non si pianifica, se non si regolamenta e non si segue questo processo, ci troveremo davanti a due o tre aziende americane o cinesi che controllano il modo in cui pensiamo, ci fanno vedere le informazioni che ritengono giuste per noi e ci fanno comprare cose che considerano adatte al nostro profilo, perché noi siamo utenti profilati. A questo punto, mi sembra che l’intelligenza artificiale, all’interno di un evento come questo, debba essere nell’agenda del governo e nell’agenda politica del nostro Paese. Non possiamo volere che il nostro futuro venga controllato da due o tre aziende americane”, continua Lenoci.

“Considerate che io lavoro ancora oggi con l’intelligenza artificiale e aiuto le aziende, attraverso una realtà che si chiama Coluison, ad avere visibilità sui motori di ricerca e sui motori di intelligenza artificiale. Io stesso vi dico: attenzione. È una tecnologia che, da una parte, probabilmente ci aiuterà a salvarci dal cambiamento climatico e ci porterà rivoluzioni incredibili dal punto di vista della scoperta di cure per malattie rarissime; dall’altra, ci espone a rischi di cybersecurity e comporterà la perdita di tantissimi posti di lavoro”, aggiunge Lenoci.

“E allora la domanda che pongo a tutti è: che cosa sta facendo l’Italia? E che cosa sta facendo l’Europa? “Noi parliamo spesso dell’Europa come di un attore che non riesce a vivere all’altezza delle aspettative che ci siamo creati. Però dobbiamo tutti tenere in conto che l’Italia, senza l’Europa, dal punto di vista tecnologico non esiste. Dobbiamo quindi chiedere, ed essere più proattivi nel chiedere, all’Europa di determinare regole comuni, per fare in modo che l’intelligenza artificiale sia un fattore positivo per tutti noi”, conclude il ceo di Evolution.

Parola poi a Serafino Sorrenti, Executive Vice President dell’European Digital Infrastructure Consortium che dichiara: “Il nostro obiettivo è realizzare la sovranità tecnologica europea, con una guida italiana e con un modello italiano. Tre anni fa, quando candidai l’Italia per questa progettualità, qualcuno mi disse: “Sei pazzo. Le Big Tech americane non sappiamo nemmeno che cosa faranno. Ci rideranno dietro”. Io risposi: “Al massimo qualcuno ci risponderà e ci dirà che li abbiamo fatti ridere”. E invece l’Europa ha scelto l’Italia come modello e abbiamo ottenuto la vicepresidenza esecutiva. L’Europa ha indicato me come Executive Vice President dell’European Digital Infrastructure Consortium, che si muove su quattro pillar principali: il cloud, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione della pubblica amministrazione e le infrastrutture digitali. Come governo italiano, negli ultimi quattro anni abbiamo portato risultati straordinari, dalle piattaforme che sono state attuate fino a tutto quello che riguarda il modello per il cloud”.

“E poi c’è la legge 132 del 2025, che ci ha messo nelle condizioni di legiferare come primo Paese europeo dopo l’AI Act dell’Unione europea. Abbiamo davanti una sfida enorme. Per affrontare l’intelligenza artificiale sappiamo bene che i nostri data center sono energivori. E allora dobbiamo porci una domanda: da dove prenderemo la potenza di calcolo di cui avremo bisogno? Questa è una delle tematiche più importanti che dobbiamo affrontare. I data center non li vogliamo, ma allo stesso tempo abbiamo bisogno di capacità di calcolo. Dobbiamo quindi trovare una soluzione”, sottollinea ancora Sorrenti.

“Dall’altra parte abbiamo un’Europa che crede in quello che facciamo e nei risultati che abbiamo ottenuto. Quando abbiamo presentato la candidatura per ottenere il laboratorio del Mediterraneo per una delle infrastrutture critiche sottomarine, cioè i cavi sottomarini, siamo riusciti a portare a casa questo risultato. Oggi posso dirlo: il primo Regional Hub per il Mediterraneo verrà realizzato in Italia, a guida italiana, per monitorare le infrastrutture critiche sottomarine. Forse pochi sanno che il 17% dei dati mondiali di Internet attraversa i nostri cavi sottomarini, con progettualità italiane come Sparkle, che è una realtà di riferimento per l’infrastruttura critica sottomarina, insieme a Terna, Eni e altre realtà. La sfida la stiamo facendo. Siamo un Paese che sta facendo e che non ha nulla di meno rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea e anche rispetto ai Paesi dell’area atlantica. Dobbiamo anche essere capaci di divulgare alcune di queste cose, perché il problema vero è trasferire le necessità comunicative a chi, dall’altra parte, ha bisogno di ricevere informazioni ed essere quotidianamente aggiornato su quello che accade”, aggiunge Sorrenti.

Per Andrea Cardamone, manager ed esperto di innovazione e digitale il punto è questo: “dobbiamo essere attenti ed è corretto preoccuparsi, perché i temi che abbiamo davanti sono giganteschi. Erano giganteschi anche con l’avvento di Internet, rispetto ai quali non c’era una prospettiva chiara. Però dobbiamo distinguere tra il preoccuparsi di una cosa e l’occuparsi di una cosa. Se poi ci perdiamo nella preoccupazione, nella valutazione e nel pensare a che cosa succederà fra vent’anni, avremo perso la partita. Quando guardiamo a un operatore che è nato qualche anno fa come Revolut e che oggi ha decine di milioni di clienti, dobbiamo chiederci perché è successo. Ed è questo il punto: con Internet, alla fine degli anni Novanta e all’inizio degli anni Duemila, ci siamo trovati davanti a un cambiamento di modello”.

“Anche oggi, con l’intelligenza artificiale, dobbiamo scegliere se cercare di avere tutte le risposte, essere strutturati e aspettare di avere regole perfette, oppure occuparci concretamente del cambiamento. Venticinque anni fa non c’erano ancora regole perfette per il mondo bancario digitale, perché stava cambiando il modello e cambiava il rapporto con il cittadino, che iniziava a interagire direttamente con la banca attraverso nuovi strumenti. Il suggerimento, sulla base della mia esperienza, anche nel settore della banca digitale, è proprio questo: dobbiamo occuparci delle cose, non limitarci a preoccuparcene. Abbiamo fatto ottimi progetti, cercando di portare un cambiamento anche eticamente sostenibile in un business come quello della finanza”, sottolinea Cardamone.

“Aggiungo un’altra cosa. Spostandoci sulla pubblica amministrazione, ambito che oggi vivo attraverso il nuovo ruolo che ricopro nella società che rappresento, c’è un altro aspetto molto importante. Noi siamo un Paese che vive un po’ con la sindrome di Calimero. Ma non siamo scarsi. Siamo un ottimo Paese, abbiamo grandissime capacità e una struttura pubblica con la quale ho lavorato e con cui negli ultimi anni abbiamo fatto diverse cose, anche lasciando le banche. Ci sono capacità e determinazione. Abbiamo fatto ottime cose e abbiamo ottenuto un ruolo determinante. Anche qui, tra preoccuparsi e occuparsi, sceglierei occuparsi. Le cose capitano quando ci si occupa delle cose. Le cose non capitano quando ci si preoccupa troppo e la preoccupazione non si trasforma in un piano operativo”, aggiunge Cardamone.

Per Padre Coppola non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale. “Io non ho paura delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. È meglio che ognuno di noi stia a casa perché il mondo cambia? Non è possibile. Il mondo cambia e noi non possiamo ragionare vent’anni dopo dicendo: “Forse potevamo fare così”. Ciascuno di noi deve avere la giusta considerazione delle nuove tecnologie. Io ho pensato, per esempio, che il mondo dei videogiochi potesse essere un modo per permettere alla Chiesa di entrare in contatto e parlare con i giovani. È inutile che noi preti ci lamentiamo perché i nostri ragazzi non vanno in chiesa. Dobbiamo chiederci: abbiamo chiesto ai nostri ragazzi se hanno bisogno di noi? Li ascoltiamo? Perché, se ciascuno di noi non ascolta i nostri ragazzi, probabilmente loro si rifugiano in queste nuove tecnologie, che un tempo erano i social e oggi sono anche i videogiochi. Il videogioco può essere un elemento essenziale per una crescita culturale e anche spirituale. Io dico sempre che bisogna calibrare il nostro controller e fare in modo che questa piazza sia un luogo dove ognuno possa portare il proprio mattone per costruire il proprio videogioco, fatto di serenità, pace, gioia, tranquillità, solidarietà e soprattutto accoglienza. Se riusciamo a fare questo, allora probabilmente anche le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, possono darci un sostegno”.

Tornando al discorso Cina e innovazione tecnologica, come dovrebbe comportarsi l’Europa? Per Lenoci “stiamo facendo ancora poco rispetto ad alcune nazioni. E non parlo nemmeno più di nazioni: parlo di due o tre aziende che hanno creato un’infrastruttura privata che governa il modo in cui noi pensiamo. Anche le piattaforme social seguono la stessa logica. Se ci pensate, aprite qualsiasi social network e vi trovate davanti le cose che volete sentirvi dire. Sono casse di risonanza di cose in cui già crediamo. È la famosa bolla. La stessa cosa succede con l’intelligenza artificiale. Quando parlo di Europa, quindi, che cosa dovrebbe fare l’Europa? Per me l’intelligenza artificiale è un’infrastruttura critica. È un’infrastruttura critica come le telecomunicazioni e come l’aerospazio. Io mi ricordo quando ho lavorato in Finmeccanica, nei primi anni della mia carriera. C’era il consorzio Eurofighter, al quale partecipavano le eccellenze europee, per produrre un’alternativa valida a un prodotto americano che era nettamente superiore a tutti gli altri, l’F-35. È stato creato un consorzio con le eccellenze di ogni Paese europeo per fornire un’alternativa. È la stessa identica cosa che dovremmo fare oggi, ma è una partita molto più importante, perché il futuro della comunicazione, di ciò in cui crediamo e del modo in cui si arriva alle persone dipenderà dalla capacità dell’Europa di trovare una risposta tecnologica. Non un PNRR spezzettato in 300 mila pezzi, ma un campione europeo che possa fare da contraltare a queste realtà”.

“Abbiamo ascoltato di tutto in queste giornate. Oggi, per affrontare l’intelligenza artificiale, sappiamo bene che i nostri data center sono energivori. E allora torniamo alla domanda: pannelli solari? Eolico? Nucleare? Da dove prenderemo la potenza di calcolo? È una tematica che dobbiamo affrontare subito. I data center non li vogliamo, ma abbiamo bisogno di capacità di calcolo. Dobbiamo trovare un equilibrio”, dichiara Sorrenti. “L’Europa, però, crede in quello che facciamo e nei risultati che abbiamo ottenuto. La candidatura italiana per il laboratorio del Mediterraneo sulle infrastrutture critiche sottomarine è un esempio concreto”.

“Il primo Regional Hub per il Mediterraneo verrà realizzato in Italia, a guida italiana, per monitorare le infrastrutture critiche sottomarine. Il 17% dei dati mondiali di Internet attraversa i nostri cavi sottomarini. Abbiamo progettualità italiane come Sparkle, insieme a Terna, Eni e altre realtà. Quindi la sfida la stiamo facendo. Siamo un Paese che sta facendo e che non ha nulla di meno rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea e anche rispetto ai Paesi dell’area atlantica”.

Tornando al concetto di paura e lavoro, che cosa sta trasformando l’intelligenza artificiale e che cosa si può fare? “Come è accaduto con Internet, abbiamo visto alcune attività migrare, per esempio, dalle filiali bancarie direttamente alle persone, che potevano interagire con la banca utilizzando nuovi strumenti. Oggi questa domanda ce la rifacciamo anche con l’intelligenza artificiale. Abbiamo certamente davanti temi di massimi sistemi che sono importanti. Ma c’è anche il cambiamento culturale. Non è sufficiente avere un’infrastruttura: bisogna saperla usare. Bisogna portarsi dentro l’infrastruttura, altrimenti per il resto del mondo rimane qualcosa di staccato. Quello che ho vissuto nella mia esperienza e che sto rivivendo oggi in una dinamica diversa è che abbiamo una forma mentale che ci porta a ragionare per alternative: o si fa così, oppure arriva l’intelligenza artificiale e sostituisce tutto”, dice Cardamone.

“In realtà è un tema di alleanza, non di sostituzione. È un tema di congiunzione, non di divisione. Internet ci ha insegnato proprio questo: chi ha avuto successo è stato chi ha ridisegnato una modalità di interazione, non chi ha semplicemente cavalcato una linea dritta indipendentemente da tutto. Ancora oggi, dopo tante esperienze e dopo aver visto anche una certa latitanza, dobbiamo chiederci perché dovremmo stare fermi. Proviamo a guardare la realtà dei fatti, senza paura. Stiamo attenti a non essere troppo distanti dalla terra e facciamo in modo che esistano infrastrutture solide. E dobbiamo avere un atteggiamento verso le infrastrutture che non sia divisivo: non è tutto di qua o tutto di là. Io oggi vivo l’intelligenza artificiale anche come qualcosa che ci deve insegnare a dire “stop”. Quando interroghiamo l’intelligenza artificiale, abbiamo sempre la domanda successiva. Ma non siamo ancora allenati a chiederci: qual è il momento in cui mi fermo? Vuoi ancora questo? Vuoi sapere quest’altro? Vuoi averne un’altra? Vuoi vederla da un altro punto di vista? C’è un momento in cui noi dobbiamo decidere di fermarci. L’intelligenza artificiale cambierà anche l’algoritmo del nostro modo di ragionare. Abbiamo fatto grandissimi passi avanti. Il PNRR ha dato comunque tante aree sulle quali ci siamo allenati per fare delle scelte di futuro. Ora dobbiamo fare in modo che tutte le direzioni nelle quali ci muoviamo possano convergere”, aggiunge Cardamone.

Sul rischio che l’Ia possa sostituire preti e parrocchie come interlocutori dei ragazzi, per Padre Coppola “il punto successivo è proprio quello del non sapere ascoltare i nostri ragazzi. Se noi non riusciamo ad avere con i nostri ragazzi e con i nostri giovani un’apertura totale, senza puntare il dito, dobbiamo fare in modo che quello che loro vogliono dire a ciascuno di noi non venga giudicato. Al contrario, dobbiamo aiutarli a riflettere sempre di più, a trovare una strada migliore e a dare loro dei consigli per costruire un futuro più sereno, più autentico e più adatto alla loro struttura. È chiaro che, se noi scappiamo e non li accogliamo, soprattutto nei momenti in cui hanno bisogno di noi, e ci voltiamo dall’altra parte, è altrettanto chiaro che, avendo scoperto questo nuovo modo di chiedere consiglio, loro si rivolgeranno all’intelligenza artificiale. Che cosa fanno oggi? Chiedono all’intelligenza artificiale come comportarsi nel corteggiare una ragazza. Ma perché noi non parliamo ai nostri figli e non affrontiamo con loro a 360 gradi tutto ciò che accade nella nostra vita? Se voglio avere un rapporto completo e autentico con i miei ragazzi, con i miei giovani e soprattutto con i miei figli, devo raccontare loro che cosa succede nella mia famiglia, perché loro sono parte integrante della mia famiglia”.

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