Marco Ratto, Patrizia Marziale e Luca Barachini: chi sono i tre italiani dispersi in Nepal. Il post della donna prima del disastro

Nessuna notizia, nessuna indicazione di un avvenuto soccorso. Luca Barachini e Patrizia Marziale figurano ancora nell’ultimo elenco dei dispersi diffuso dalla polizia nepalese dopo l’alluvione che il 26 agosto ha travolto l’area di confine tra Nepal e Tibet. Italiano lui, svizzera lei, vivono a Lugano e stavano affrontando insieme un itinerario di dodici tappe da Lhasa a Kathmandu. Da quando la piena ha cancellato strade, ponti e interi villaggi, i loro telefoni non danno più risposta.
«Non riusciamo a sentirla da giorni», hanno riferito i familiari di Marziale alla Radiotelevisione svizzera italiana. La coppia era partita da Lhasa, aveva proseguito lungo il versante cinese fino al campo base dell’Everest e avrebbe dovuto attraversare il valico di Gyirong per raggiungere la capitale nepalese. Proprio in quel tratto, investito dalla massa di acqua, ghiaccio, fango e detriti, se ne sono perse le tracce.
Quel messaggio affidato ai social
Il 22 agosto, quattro giorni prima del disastro, Patrizia aveva raccontato il viaggio sui social. Il post si apriva con una domanda e una risposta oggi inevitabilmente sospese: «Chiedimi se sono felice… Sì».
«Perché ho imparato che la felicità non ha bisogno di grandi cose. È in un sorriso sincero, in un abbraccio che arriva al momento giusto, in uno sguardo che parla senza bisogno di parole», aveva scritto. Infine: «La felicità, in fondo, è fatta di piccoli istanti… quelli che diventano ricordi e restano nel cuore».
Sportiva e giocatrice di hockey, Marziale viaggiava spesso con Barachini, director di Deloitte Digital a Lugano, esperto di trasformazione digitale. Negli anni avevano scelto mete molto diverse, da New York al Giappone. Questa volta il percorso li aveva condotti nel punto esatto in cui, pochi giorni dopo, la montagna avrebbe cambiato volto.
Ancora disperso Marco Ratto
All’appello manca anche Marco Ratto, cinquantenne gioielliere di Rapallo e appassionato di trekking. Era partito solo pochi giorni dopo Ferragosto, affidandosi a un tour operator internazionale. I contatti si sono interrotti mentre si trovava al valico, lungo la direttrice opposta rispetto alla coppia: stava lasciando il Nepal per entrare in Tibet.
«Siamo in una situazione di forte apprensione. Parleremo quando ci saranno notizie», hanno spiegato i familiari. La task force dell’Unità di crisi, arrivata a Kathmandu con personale dell’ambasciata italiana a New Delhi, sta lavorando con le autorità locali e con i tour operator per ricostruire gli spostamenti dei tre dispersi. La Farnesina ha confermato che le verifiche proseguono sul terreno.
Il bilancio della catastrofe resta provvisorio e cambia di ora in ora: oltre 670 morti e quasi tremila persone ancora irreperibili, tra residenti, lavoratori e centinaia di stranieri. Migliaia di persone sono state tratte in salvo, ma le ricerche avanzano tra vallate isolate, infrastrutture distrutte e il rischio di nuove piene. Sono riusciti invece a rientrare in Italia i due escursionisti bresciani Massimo Lombardi e Giovanni Fassini. Per Barachini, Marziale e Ratto, l’attesa continua.
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