La polvere nascosta della Tube di Londra e la sentenza del tribunale

19 Luglio 2026 - 14:40
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Ogni giorno milioni di persone utilizzano la London Underground convinte che il principale rischio del viaggio sia un ritardo, un treno affollato o un guasto alla linea. Eppure, sotto le banchine e nei tunnel della metropolitana più antica del mondo si nasconde un altro elemento, meno visibile ma da anni oggetto di studi scientifici e di monitoraggi: la qualità dell’aria. Negli ultimi giorni il tema è tornato al centro dell’attenzione dopo la sentenza di un tribunale del lavoro britannico che ha dato ragione a un ex addetto alle pulizie della metropolitana, licenziato dopo aver denunciato presunte criticità nella gestione di polveri potenzialmente pericolose e di materiali contenenti amianto. La vicenda ha riacceso il dibattito, ma ha anche generato titoli allarmistici che rischiano di confondere due piani distinti: quello giudiziario e quello sanitario. Cosa ha realmente stabilito il tribunale? Quali sono i rischi documentati dagli studi scientifici? E soprattutto, chi viaggia ogni giorno sulla Tube deve davvero preoccuparsi? Per rispondere è necessario analizzare i fatti, distinguendo tra le accuse del whistleblower, le conclusioni della giustizia e le posizioni ufficiali di Transport for London.

La vicenda del whistleblower e la sentenza che ha riacceso il dibattito

Il caso nasce dalla storia di Micky Steeds, ex pugile professionista dell’Essex assunto nel 2018 come addetto alle pulizie profonde della rete della London Underground, il vastissimo sistema metropolitano gestito da Transport for London (TfL), l’ente pubblico responsabile dei trasporti della capitale britannica. Il suo non era il classico lavoro di pulizia delle stazioni frequentate dai passeggeri, ma un’attività molto più impegnativa che si svolgeva nei condotti di ventilazione, nei vani degli ascensori, lungo i tunnel e soprattutto negli inverts, i canali tecnici sotto le banchine che ospitano cavi e impianti.

Secondo quanto raccontato durante il procedimento giudiziario, le condizioni di lavoro erano estremamente gravose. La polvere accumulata in alcuni punti della rete, sedimentata nel corso di decenni di esercizio, era talmente abbondante da ridurre la visibilità durante gli interventi. In un episodio avvenuto presso la stazione di Tottenham Court Road, la quantità di polvere sollevata dalle operazioni di pulizia avrebbe persino fatto scattare gli allarmi antincendio della stazione. Steeds ha descritto turni al termine dei quali lui e i colleghi apparivano completamente ricoperti di residui scuri, «come spazzacamini», una testimonianza riportata anche dal The Guardian.

Con il passare dei mesi il lavoratore iniziò a documentarsi sulla natura di quelle polveri. Le sue preoccupazioni riguardavano la possibile presenza di amianto, ma anche di altre sostanze come arsenico, cromo, silicati e ossidi di ferro. Secondo il suo racconto, per circa quindici mesi avrebbe utilizzato soltanto semplici mascherine di carta, ricevendo un respiratore adeguato soltanto in seguito. Ancora più significativo sarebbe stato il fatto che il corso specifico sulla gestione dell’amianto gli fosse stato impartito soltanto dopo circa diciannove mesi di lavoro, nonostante in precedenza avesse già operato in aree dove erano presenti cavi rivestiti con materiali contenenti amianto.

La questione non riguardava soltanto i dispositivi di protezione individuale. Uno dei punti più importanti dell’intero procedimento riguarda infatti lo smaltimento delle polveri raccolte. Steeds sostenne di aver osservato pratiche non conformi, con rifiuti potenzialmente pericolosi inseriti nei normali sacchi destinati ai rifiuti generici anziché seguire le procedure previste per i materiali contaminati. In un’occasione, riportata negli atti del tribunale, avrebbe detto a un responsabile che l’azienda stava trattando materiali pericolosi “come dei cowboy”, denunciando il mancato doppio insacchettamento e il conferimento in normali cassoni dei rifiuti.

Queste segnalazioni portarono progressivamente a un deterioramento dei rapporti con il management. Dopo un periodo di assenza per ansia, nel 2023 Steeds venne licenziato. L’ex dipendente sostenne che gli fosse stato sostanzialmente imposto un ultimatum: ritirare le proprie accuse oppure perdere il posto di lavoro. La controversia arrivò così davanti a un Employment Tribunal, il tribunale britannico competente nelle controversie di lavoro.

La decisione dei giudici, pubblicata nel maggio 2026, è molto importante ma va interpretata correttamente. Il tribunale non ha stabilito che la metropolitana di Londra sia pericolosa per i passeggeri, né ha affermato che esista un’emergenza sanitaria in corso. Ha invece concluso che Steeds aveva espresso convinzioni genuine e ragionevoli, che le sue denunce costituivano protected disclosures, cioè segnalazioni tutelate dalla normativa britannica sul whistleblowing, e che il suo licenziamento era avvenuto proprio a causa di tali segnalazioni. Inoltre, il collegio ha osservato che London Underground non aveva dimostrato pienamente la conformità delle procedure di smaltimento dei rifiuti pericolosi e che l’eventuale mancata gestione corretta avrebbe potuto comportare responsabilità sia civili sia penali.

La vicenda ha immediatamente attirato l’attenzione dei media internazionali, anche perché tocca un tema molto sentito in una città dove la Tube rappresenta il mezzo di trasporto quotidiano per milioni di residenti e visitatori. Tuttavia, la sentenza riguarda il trattamento riservato a un lavoratore che ha effettuato segnalazioni ritenute meritevoli di tutela dalla legge, non costituisce una certificazione ufficiale della presenza di un rischio sanitario per tutti gli utenti della metropolitana. È proprio questa distinzione, spesso sfumata nei titoli più sensazionalistici, che permette di affrontare la questione con il necessario equilibrio giornalistico.

Nel frattempo Transport for London, che ha annunciato l’intenzione di presentare appello contro la decisione, continua a sostenere che la rete metropolitana opera nel rispetto della normativa britannica sul controllo dell’amianto e che i propri protocolli garantiscono la sicurezza sia dei dipendenti sia dei passeggeri. Sullo sfondo resta però una domanda che da anni interessa ricercatori e specialisti di salute ambientale: che cosa contiene realmente la polvere della metropolitana londinese? E cosa dicono gli studi scientifici indipendenti sulla qualità dell’aria all’interno della Tube?

Cosa contiene davvero la polvere della metropolitana di Londra

Molto prima che il caso di Micky Steeds approdasse in tribunale, la qualità dell’aria nella London Underground era già oggetto di studi da parte di università, enti pubblici e della stessa Transport for London. Il motivo è semplice: la metropolitana londinese presenta caratteristiche uniche al mondo. Inaugurata nel 1863, è la più antica rete metropolitana ancora in funzione e comprende numerosi tunnel profondi, molti dei quali costruiti quando le conoscenze sull’aerazione, sui materiali da costruzione e sulla qualità dell’aria erano molto diverse da quelle attuali. La conformazione dei tunnel, il continuo passaggio dei convogli e l’enorme volume di traffico giornaliero favoriscono l’accumulo di particolato che, in parte, viene continuamente rimesso in circolazione dagli spostamenti d’aria provocati dai treni.

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dalle ricerche è che la cosiddetta “polvere della Tube” non è composta principalmente da sporco proveniente dall’esterno, come molti potrebbero immaginare. La sua origine è infatti in larga misura meccanica. Ogni frenata produce una minima abrasione delle pastiglie e dei dischi dei freni; lo stesso avviene per il continuo contatto tra ruote e rotaie, per i sistemi di alimentazione elettrica e per l’usura dei componenti metallici. Nel corso degli anni queste microscopiche particelle si accumulano sulle superfici dei tunnel, delle banchine e degli impianti di ventilazione, formando quello spesso strato nero ben conosciuto dagli addetti alla manutenzione.

Le analisi chimiche condotte nel tempo hanno mostrato che queste polveri sono ricche soprattutto di ferro, spesso presente sotto forma di ossidi derivanti dall’usura delle rotaie e delle ruote. Sono state inoltre individuate quantità variabili di rame, manganese, silicio e altri metalli normalmente associati all’abrasione dei materiali ferroviari. Non si tratta quindi di una composizione paragonabile a quella dello smog urbano prodotto prevalentemente dai motori a combustione, ma di un particolato con caratteristiche differenti, motivo per cui da anni rappresenta un interessante campo di ricerca per gli specialisti di medicina del lavoro e qualità dell’aria.

Uno dei parametri più osservati è quello relativo al particolato atmosferico, comunemente indicato con le sigle PM10 e PM2.5. Il primo comprende particelle con diametro inferiore a dieci micrometri, mentre il secondo riguarda quelle ancora più piccole, inferiori a due micrometri e mezzo, capaci di raggiungere più facilmente le vie respiratorie profonde. Proprio queste ultime sono considerate di maggiore interesse sanitario, poiché un’esposizione prolungata a concentrazioni elevate è stata associata, in diversi contesti ambientali, a un aumento del rischio di patologie respiratorie e cardiovascolari.

Negli ultimi anni Transport for London, l’autorità che gestisce il trasporto pubblico londinese, ha avviato diversi programmi di monitoraggio della qualità dell’aria nelle stazioni e nei tunnel. Parallelamente ha collaborato con istituti di ricerca, tra cui l’Imperial College London, una delle più prestigiose università scientifiche del Regno Unito, per comprendere meglio la composizione delle polveri e gli eventuali effetti sulla salute. Sul proprio sito istituzionale TfL pubblica periodicamente rapporti dedicati alle campagne di campionamento effettuate in varie stazioni della rete, nell’ambito di un programma di monitoraggio continuo che comprende misurazioni del particolato e della ventilazione. Uno degli obiettivi dichiarati è individuare le aree più critiche e valutare l’efficacia degli interventi di pulizia e ricambio dell’aria. Per questo motivo l’ente rende disponibili anche documenti tecnici dedicati al monitoraggio della polvere nelle stazioni, consultabili sul sito ufficiale di Transport for London.

Gli studi hanno confermato che in alcune sezioni della metropolitana le concentrazioni di particolato possono risultare superiori rispetto all’aria esterna. Questo dato, tuttavia, va interpretato con cautela. Una concentrazione più elevata di polveri non equivale automaticamente a un rischio sanitario accertato, perché occorre valutare anche la composizione chimica delle particelle, il tempo di esposizione, la frequenza con cui una persona utilizza la metropolitana e le eventuali condizioni di salute pregresse. Un pendolare che trascorre quotidianamente un’ora nei tunnel presenta infatti un’esposizione diversa rispetto a un turista che utilizza la Tube soltanto per pochi giorni.

È proprio su questo punto che la comunità scientifica continua a lavorare. Alcune ricerche hanno evidenziato che le particelle metalliche presenti nella metropolitana possiedono caratteristiche differenti rispetto al particolato urbano tradizionale e che potrebbero provocare meccanismi biologici specifici. Altre, invece, non hanno individuato prove sufficienti per collegare in modo diretto l’esposizione tipica dei passeggeri allo sviluppo di particolari malattie. Proprio per questo motivo non esiste oggi un consenso scientifico che permetta di affermare che viaggiare sulla Tube rappresenti, di per sé, un pericolo documentato per la popolazione generale.

Anche il tema dell’amianto, che tanto spazio ha occupato nella vicenda giudiziaria di Steeds, richiede alcune precisazioni. Molte infrastrutture costruite nel Regno Unito tra gli anni Cinquanta e Settanta impiegavano materiali contenenti amianto, considerato all’epoca un eccellente isolante termico e resistente al fuoco. La presenza di amianto in edifici o infrastrutture non implica automaticamente un rischio: il pericolo nasce soprattutto quando il materiale viene danneggiato o lavorato, liberando fibre respirabili nell’aria. Proprio per questo motivo il Regno Unito applica una normativa particolarmente rigorosa, riassunta nelle Control of Asbestos Regulations, che disciplinano monitoraggio, manutenzione e rimozione dei materiali contenenti amianto. Sul portale dell’Health and Safety Executive (HSE), l’ente governativo britannico responsabile della sicurezza sul lavoro, sono disponibili linee guida dettagliate rivolte ai datori di lavoro e agli operatori che intervengono in ambienti dove possono essere presenti materiali contenenti amianto.

La questione affrontata dal tribunale riguarda quindi soprattutto le modalità con cui un datore di lavoro gestisce dipendenti impegnati in operazioni di manutenzione e pulizia in aree tecniche della rete, molto diverse dagli spazi normalmente frequentati dal pubblico. È una distinzione fondamentale, perché evita di confondere le condizioni operative di personale specializzato che lavora per ore in ambienti chiusi con quelle di milioni di passeggeri che percorrono quotidianamente stazioni e banchine per tempi molto più limitati. Tuttavia, proprio la notorietà della metropolitana londinese rende inevitabile che ogni vicenda di questo tipo alimenti un dibattito molto più ampio, destinato a proseguire anche nei prossimi anni man mano che nuovi studi scientifici forniranno ulteriori elementi sulla qualità dell’aria sotterranea.

Le risposte di TfL e cosa significa tutto questo per chi usa la Tube

Quando un’inchiesta giornalistica parla di amianto, polveri tossiche e di una presunta esposizione del pubblico, è inevitabile che l’attenzione si concentri immediatamente sui milioni di persone che ogni giorno utilizzano la metropolitana londinese. La reazione di Transport for London, tuttavia, è stata netta e non lascia spazio a interpretazioni: l’ente sostiene che la rete opera nel pieno rispetto della normativa britannica e che non esistono rischi per passeggeri e dipendenti derivanti dalla presenza di amianto durante il normale utilizzo della Tube. Dopo la sentenza dell’Employment Tribunal, TfL ha annunciato la volontà di presentare ricorso, ribadendo di disporre di “rigorosi controlli” e di squadre specializzate incaricate di monitorare e gestire ogni sito nel quale siano presenti materiali contenenti amianto.

Questa posizione non nasce soltanto dall’esigenza di difendere la propria immagine. La gestione dell’amianto nel Regno Unito è infatti disciplinata da una delle normative più severe d’Europa e impone ai proprietari degli edifici e delle infrastrutture una serie di obblighi molto precisi. In molti casi il materiale non viene rimosso immediatamente, ma viene lasciato in sede purché sia stabile, integro e costantemente monitorato. La rimozione, infatti, può risultare più pericolosa della semplice conservazione se comporta il rilascio incontrollato di fibre nell’ambiente. È una filosofia adottata non soltanto nella metropolitana londinese, ma anche in migliaia di edifici pubblici, scuole, ospedali e strutture costruite nella seconda metà del Novecento.

L’aspetto più delicato della vicenda riguarda quindi la differenza tra presenza e rischio. L’amianto è stato utilizzato per decenni in numerose infrastrutture britanniche e la sua esistenza all’interno di parti della rete metropolitana non rappresenta, di per sé, una scoperta. Ciò che cambia è il contesto operativo. Un conto è un materiale perfettamente confinato e monitorato, un altro è intervenire direttamente su componenti tecnici durante lavori di manutenzione, pulizia straordinaria o sostituzione degli impianti. È proprio in quest’ultimo scenario che si collocano le preoccupazioni espresse da Micky Steeds e che il tribunale ha ritenuto sufficientemente serie da essere considerate segnalazioni protette ai sensi della legislazione sul whistleblowing.

La figura del whistleblower, spesso tradotta in italiano come “segnalatore di illeciti”, ha assunto negli ultimi anni un ruolo sempre più importante nel diritto britannico. La normativa mira a proteggere quei lavoratori che, in buona fede, denunciano comportamenti potenzialmente pericolosi o contrari alla legge senza timore di subire ritorsioni. Il punto centrale della sentenza, infatti, non consiste nello stabilire se ogni singola accusa di Steeds fosse corretta in ogni dettaglio, bensì nel riconoscere che le sue convinzioni erano genuine e ragionevoli e che il datore di lavoro avrebbe dovuto affrontarle come una questione di interesse pubblico anziché come un problema disciplinare. È una distinzione giuridica molto importante che rischia di passare inosservata quando il dibattito viene ridotto esclusivamente alla parola “amianto”.

Dal punto di vista sanitario, invece, la situazione appare molto più complessa e meno netta di quanto suggeriscano alcuni titoli di giornale. La letteratura scientifica disponibile fino a oggi conferma che la qualità dell’aria della metropolitana londinese merita attenzione e continua ricerca, ma non permette di affermare che il semplice utilizzo quotidiano della Tube costituisca un rischio accertato per la popolazione generale. Gli stessi studi commissionati da TfL e condotti in collaborazione con università britanniche hanno evidenziato concentrazioni elevate di particolato in alcune stazioni profonde, senza però arrivare a dimostrare un rapporto causale diretto tra l’esposizione tipica dei passeggeri e specifiche patologie. La ricerca, anzi, prosegue proprio perché gli scienziati riconoscono che molti aspetti devono ancora essere chiariti.

Va inoltre ricordato che milioni di londinesi utilizzano la metropolitana ogni giorno da decenni. Se esistesse un’emergenza sanitaria conclamata, sarebbe ragionevole attendersi dati epidemiologici molto più evidenti di quelli oggi disponibili. Al contrario, il dibattito scientifico continua a concentrarsi soprattutto sui lavoratori maggiormente esposti, come addetti alla manutenzione, tecnici dei tunnel e personale impegnato nelle operazioni di pulizia profonda, cioè figure professionali che trascorrono interi turni in ambienti normalmente non accessibili al pubblico. Le loro condizioni di esposizione sono inevitabilmente diverse da quelle di un pendolare che resta su una banchina per pochi minuti o percorre alcune fermate ogni giorno.

Questo non significa che il problema debba essere minimizzato. Al contrario, la vicenda rappresenta un’importante occasione per riflettere sul valore della manutenzione delle infrastrutture storiche. La London Underground è una delle reti ferroviarie sotterranee più complesse del pianeta, con oltre 400 chilometri di linee, centinaia di stazioni e parti dell’infrastruttura che superano abbondantemente il secolo di vita. Mantenere un sistema di queste dimensioni efficiente e sicuro richiede investimenti continui, monitoraggi costanti e aggiornamenti tecnologici che spesso rimangono invisibili ai passeggeri ma costituiscono il vero cuore del funzionamento della metropolitana.

Negli ultimi anni TfL ha investito in nuovi sistemi di ventilazione, aspirazione e pulizia delle stazioni, oltre a introdurre treni più moderni dotati di impianti frenanti progettati per ridurre l’usura dei materiali. Si tratta di interventi che, nel lungo periodo, puntano anche a diminuire la quantità di particolato prodotto dall’esercizio quotidiano della rete. Parallelamente proseguono le campagne di monitoraggio ambientale e gli studi sulla qualità dell’aria, segno che il tema non viene ignorato ma affrontato attraverso un approccio tecnico e scientifico.

Per chi vive a Londra o visita la città, il messaggio più corretto è probabilmente quello di evitare sia il sensazionalismo sia la sottovalutazione. La sentenza sul caso Steeds ricorda quanto sia fondamentale ascoltare chi segnala possibili criticità nei luoghi di lavoro, mentre le ricerche scientifiche confermano che la qualità dell’aria nella Tube rappresenta un tema reale e meritevole di approfondimento. Allo stesso tempo, però, nessuna autorità sanitaria britannica ha dichiarato che utilizzare normalmente la metropolitana costituisca un pericolo per la salute dei passeggeri. Tra accuse, studi e procedimenti giudiziari, la realtà appare quindi molto più articolata di quanto possano suggerire le prime pagine dei giornali: una storia che invita a distinguere con attenzione tra fatti accertati, ipotesi ancora da verificare e legittime domande alle quali la scienza sta cercando di dare risposte sempre più precise.


Domande frequenti sulla polvere della Tube di Londra

La metropolitana di Londra è pericolosa per chi la utilizza ogni giorno?

No. Allo stato attuale non esistono evidenze scientifiche che dimostrino che il normale utilizzo della London Underground rappresenti un pericolo accertato per la salute dei passeggeri. Gli studi hanno rilevato concentrazioni di particolato superiori a quelle presenti in superficie in alcune stazioni e gallerie, ma la ricerca scientifica continua a studiarne gli effetti nel lungo periodo e non ha raggiunto conclusioni definitive.

Il tribunale ha stabilito che la Tube è contaminata dall’amianto?

No.

La sentenza dell’Employment Tribunal non riguarda la sicurezza generale della metropolitana, ma il licenziamento di un dipendente che aveva segnalato presunte criticità nella gestione delle polveri e dello smaltimento di materiali potenzialmente pericolosi. I giudici hanno riconosciuto che tali segnalazioni costituivano whistleblowing tutelato dalla legge, ma non hanno dichiarato che la metropolitana sia pericolosa per il pubblico.

Perché nella Tube c’è così tanta polvere?

Gran parte della polvere non proviene dall’esterno, bensì dall’usura quotidiana di rotaie, ruote, freni e altri componenti ferroviari. Il continuo passaggio dei treni genera minuscole particelle metalliche che, soprattutto nei tunnel profondi e meno ventilati, tendono ad accumularsi nel tempo.

L’amianto è ancora presente nella metropolitana di Londra?

In alcune infrastrutture storiche possono ancora essere presenti materiali contenenti amianto, come avviene in molti edifici costruiti nel secolo scorso. La normativa britannica prevede che tali materiali vengano monitorati costantemente e gestiti secondo procedure molto rigorose. L’Health and Safety Executive, l’ente governativo responsabile della sicurezza sul lavoro nel Regno Unito, pubblica le linee guida ufficiali sulla gestione dell’amianto, consultabili sul sito dell’Health and Safety Executive.

Transport for London cosa sostiene?

TfL continua a ribadire che la rete metropolitana è sicura e che tutte le attività vengono svolte nel rispetto della normativa britannica sul controllo dell’amianto. L’ente ha inoltre annunciato che presenterà appello contro la decisione del tribunale relativa al licenziamento di Micky Steeds. Ulteriori informazioni sui programmi di monitoraggio della qualità dell’aria e sugli interventi effettuati nella rete sono disponibili sul sito ufficiale di Transport for London.


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