La questione ucraina trasforma il Vecchio continente in una pentola a pressione

L’Europa dei cosiddetti volenterosi trova uno spiraglio di negoziato sulla guerra in Ucraina grazie al vertice di Londra, col presidente Zelensky che ha incontrato il premier britannico Starmer insieme al presidente francese Macron e al cancelliere tedesco Merz: un vertice dalla particolare e importante valenza politico-diplomatica.
Dopo aver registrato il fallimento della proposta d’incontro avanzata da Zelensky con una missiva a Putin – e quindi tra i leader ella guerra ancora in corso e che sta devastando l’Ucraina –, i margini di negoziazione si erano ridotti sensibilmente. Il tentativo negoziale intrapreso a Londra avrà invece un seguito nella riunione allargata già calendarizzata il 14 luglio (presa della Bastiglia e festa nazionale francese) a Parigi. Nel bel mezzo di questi incontri si inserisce anche il G7, seguirà il Consiglio europeo e il vertice dei Paesi della Nato di Ankara; in definitiva, dunque, si tratta di cinque appuntamenti che, in linea di principio, avranno tutti (o quasi) un riflesso – a varie intensità – sulla strategia negoziale che seguirà l'Unione Europea in Ucraina.
Al centro della querelle s’intravede già la volontà d’allestire un tavolo negoziale che contempli il diretto coinvolgimento di Mosca e Kiev e, conseguenzialmente, su questo tavolo vorrà inserirsi la Ue, provando a definire la propria posizione senza subire le pressioni trumpiane o putiniane.
Il vertice di ieri 7 giugno è arrivato in un momento che appare molto delicato e caotico nello stesso tempo; infatti, sul terreno di battaglia, l'Ucraina - nelle scorse ore - è tornata ad attaccare e colpire San Pietroburgo, la città natale di Putin. Agenzie ucraine hanno riportato che 86 droni sono stati lanciati contro la città mentre era in corso il Forum economico a cui ha partecipato anche il presidente russo.
L'attacco, per fortuna, sembra abbia causato soltanto 4 feriti lievi tra i civili; tuttavia, non possiamo nascondere il fatto che le Forze armate ucraine abbiano dato un’ennesima prova della loro capacità militare, dimostrando la possibilità di penetrare in profondità sul territorio russo. E proprio in seguito a questa operazione militare, portata a termine senza incontrare ostacoli da parte dell’antiaerea russa, per la prima volta gli abitanti di San Pietroburgo hanno ricevuto l'ordine di non uscire di casa, sperimentando lo stesso stato d’animo che, da lungo tempo, vivono i cittadini di Kiev.
La postura gladiatoria assunta da Zelensky dopo aver centrato coi propri droni l’importante città russa gli ha fatto affermare che “stanotte, i nostri droni hanno percorso una distanza di circa 1.000 chilometri fino alla regione di San Pietroburgo, agli arsenali della Marina nemica e a una base a Kronstadt. È ora di porre fine a questa guerra. Ma il leader della Russia vuole continuare a combattere. È per questo che le sanzioni ucraine contro questa aggressione stanno funzionando".
Quest’ultima offensiva dell’Ucraina, va detto, arriva dopo la netta chiusura manifestata da Putin alla richiesta dell’incontro presentata dal leader ucraino e, purtroppo, potrebbe innescare una nuova, ulteriore sanguinosa risposta della Russia: un tragico ping-pong nel quale invece che innocue palline di plastica vengono adoperati ordigni esplosivi.
La posizione assunta dall’inquilino della Casa Bianca, che ha affermato "lasciamo che se la sbrighino tra loro", facendo riferimento ai negoziati tra Putin e Zelensky, in qualche misura ha dato una spinta all’Ue ad agire in piena autonomia. L'Europa sa benissimo (o almeno spera) che Washington sarà al tavolo dei negoziati ma, allo stesso tempo, ha assorbito la consapevolezza che, sull'Ucraina, dopo l’annunciato defilamento degli Usa dovrà obtorto collo cominciare a muoversi da sola.
Non possiamo non notare anche che il rinnovato attivismo di Merz e Macron è aumentato di molto; l'Italia che, ricordiamolo, ha sempre detto di non voler mandare truppe sul terreno, è invece rimasta, almeno in apparenza, un passo indietro.
Il vertice di Parigi arriverà pochi giorni dopo quello non meno rilevante della Nato ad Ankara. L'Alleanza Nord Atlantica - spiegano diverse fonti diplomatiche -, in quell'occasione potrebbe annunciare un nuovo finanziamento militare da 70 miliardi per Kiev, che nel frattempo si appresta a ricevere la prima tranche del prestito (un eufemismo che viene ripetuto spesso e a cui nessuno crede) da 90 miliardi dell'Ue; insomma, lo sforzo bellico sostenuto dal Vecchio continente, soprattutto dai cittadini comunitari, è diventato davvero enorme e, dal nostro punto di vista, la prospettiva di un urgente negoziato con Mosca deve essere incoraggiata e, per quanto possibile, esplorato fino in fondo. Questa guerra non può essere la causa del declino dell’economia di un intero continente, l’Europa va ben oltre le dispute territoriali di una parte del mondo slavo.
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