La retina nei capelli e le agromafie che non vogliamo vedere

I lavoratori che coglievano le fragole nei campi in Calabria, laddove i caporali hanno bruciato vive quattro persone che chiedevano solo di essere pagate, dovevano portare una retina sulla testa per evitare che i capelli cadessero nelle cassette delle fragole. Quelli stessi lavoratori dormono in baracche fatiscenti, in dieci in una stanza, senza servizi e senza acqua potabile. Ma la retina per i capelli non può mancare.
Lo chiede la forma, lo chiede il rispetto delle regole del commercio, lo chiede il consumatore che mai vorrebbe vedere un pelo sulle sue intonse fragole. È tutto un voler non vedere, solo che questa volta ci sono le immagini. Quella telecamera che per anni avrà ripreso un inutile via via di macchine dalla stazione di servizio ha immortalato un gesto che non si pensava possibile: buttare la benzina e un accendino dentro un’auto con cinque persone a bordo e stare lì a forzare lo sportello nella certezza che bruciassero davvero. Non avremmo voluto vedere. E non c’era nessuno a vedere il caporale che a pochi chilometri da lì ha sparato in testa a un lavoratore, e non c’era nessuno quando cinquecento chilometri più a nord quattro ragazzi sfiniti dalla fatica del lavoro nei campi sono morti in un incidente stradale. E chissà quante volte non c’era nessuno a vedere.
Abbiamo invece le immagini di quell’auto che brucia con dentro Waseem, 29 anni, Amin 28, Ullah 19, Safi 27. Un secolo in quattro. Tutti in possesso del permesso di soggiorno, lavoratori da anni in Italia. Regolari. Eppure, non li abbiamo visti, da vivi non li ha visti nessuno. Come gli altri 450.000 lavoratori e lavoratrici che secondo il Rapporto sulle Agromafie vivono in Italia. Un sistema che fattura oltre 25 miliardi di euro l’anno. Un sistema a cui lo Stato italiano non ha saputo e non sa contrapporsi. L’hanno dovuto fare loro, ragazzi di vent’anni che da soli hanno provato a contrastare l’ingiustizia: un atto di ribellione, di protesta che li ha resi vivi un minuto prima di morire.
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