La Russia non fa più propaganda. Forma chi la farà a casa tua

19 Settembre 2026 - 19:00
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Mosca fa propaganda. Non è una notizia, lo sappiamo da tempo. La cosa più interessante è come Mosca si stia organizzando per far funzionare quella propaganda a distanza, senza doversene più occupare direttamente. Il meccanismo è plasticamente ricostruito nel nuovo rapporto dell’Institute for the Study of War sulla guerra cognitiva russa.

Il Cremlino sta costruendo una rete internazionale di giornalisti, influencer e giovani professionisti dei media, formati attraverso programmi gestiti da Sputnik, RT, Rossotrudnichestvo e altre strutture riconducibili allo Stato russo. Non si tratta di convincere qualcuno oggi di qualcosa. Si tratta di formare persone che produrranno informazione domani, nei propri Paesi, nella propria lingua, nelle proprie redazioni. La propaganda classica ha sempre avuto bisogno di un propagandista. Questa strategia costruisce un intero ecosistema di propagandisti, e lo rende capillare senza che nessuno debba più coordinarlo dal centro.

Dove entra l'intelligenza artificiale

Secondo l'ISW, tra luglio 2025 e luglio 2026 SputnikPro e RT Academy hanno organizzato almeno cinquanta eventi di formazione giornalistica internazionale. Circa la metà ha incorporato moduli sull'intelligenza artificiale: strumenti per produrre testi, immagini e video, automatizzare parti del lavoro editoriale, gestire i social, analizzare dati.

Il Cremlino non sembra interessato soltanto ai professionisti già affermati. Sta andando a cercare la generazione successiva. L'ISW documenta programmi rivolti a giovani giornalisti, studenti universitari e influencer. A giugno 2026, per esempio, Sputnik ha organizzato a Mosca un programma di formazione sull'AI rivolto a giovani professionisti dei media provenienti da diversi Paesi, insegnando loro a usare l'intelligenza artificiale per generare testi, immagini, video e per l'analisi dei dati.

È forse la parte più sottovalutata di questa storia. La Russia non sta necessariamente cercando di vincere oggi. Sta investendo per rendere la propaganda una struttura permanente, e lo dice in modo esplicito: costruire una classe globale di giornalisti e influencer formati in Russia serve a dare continuità alla capacità di Mosca di orientare le narrazioni internazionali, tenendo alcune di esse quasi dormienti per anni, pronte a essere riattivate quando tornano utili.

È una strategia molto diversa dal semplice bombardamento di fake news. Le fake news sono contenuti. Questa è infrastruttura. E un'infrastruttura è molto più difficile da individuare, perché non assomiglia necessariamente a un'operazione di influenza. Può avere l'aspetto di una borsa di studio, di un corso professionale, di un seminario universitario, di una masterclass sull'intelligenza artificiale, di un'occasione di networking. L'ISW documenta almeno quattordici eventi di SputnikPro e RT Academy organizzati presso università straniere nei primi sei mesi del 2026, in alcuni casi dedicati proprio all'AI applicata al giornalismo, in altri alla strategia dei media o alla verifica delle informazioni.

Qui la parola “ingerenza” comincia a essere insufficiente. Evoca un soggetto esterno che entra dentro un sistema. Quello che emerge dal rapporto è qualcosa di più lento e più difficile da nominare: la costruzione, nel tempo, di soggetti interni che credono di guardare il mondo con i propri occhi, ma indossano lenti fabbricate altrove.

E l'Italia?

Il rapporto dell'ISW documenta una rete globale molto estesa, dall'Africa all'Asia, dall'America Latina agli ex Paesi sovietici. L'Italia non compare nell'elenco parziale di Paesi e istituzioni riportato nel rapporto, e va detto con altrettanta chiarezza.

Ma nella mappa delle strutture russe di influenza a Roma c'è un indirizzo che vale la pena guardare da vicino: Piazza Benedetto Cairoli 6, sede dal 2011 del Centro russo di scienza e cultura, ospitato nello storico Palazzo Santacroce a due passi da Campo de' Fiori. Il Centro dichiara tra i propri obiettivi il rafforzamento dei rapporti Russia-Italia in campo culturale e umanitario, la collaborazione con organizzazioni pubbliche e non governative e il sostegno informativo sulla politica estera e interna russa, e opera in stretta collaborazione con l'ambasciata.

Allo stesso civico, negli anni, sono stati registrati anche gli studi professionali del giurista Guido Alpa e di Giuseppe Conte, che all'epoca spiegò di essere stato un “coinquilino” professionale dello studio Alpa, con attività del tutto autonome e distinte. Oggi allo stesso indirizzo risultano anche altri studi legali.

Non c'è alcuna ragione per trasformare questa coincidenza di indirizzo in un'insinuazione. Non dimostra alcun rapporto tra quegli studi e il Centro russo, tantomeno con le attività di formazione descritte dall'ISW. Ma è un dettaglio che racconta bene quanto sia fisicamente ordinaria la geografia dell'influenza. A volte un centro culturale russo sta semplicemente dentro un elegante palazzo del centro di Roma, allo stesso numero civico di studi professionali e attività perfettamente legittime. La guerra cognitiva, del resto, funziona proprio perché non ha l'aspetto della guerra.

Il confine tra un'opinione e un'operazione

È un punto che dovrebbe interessare l'Italia mentre si avvicinano nuove tornate elettorali europee. Un recente resoconto sulle valutazioni dell'intelligence italiana segnala che Russia, Cina, Iran e altri attori potrebbero tentare di influenzare il voto europeo del 2027 attraverso le piattaforme social.
Il presidente del Copasir Lorenzo Guerini ha sottolineato la necessità di comprendere meglio come gli Stati stranieri utilizzino i social per diffondere narrazioni funzionali ai propri interessi.

Ed è proprio per questo che il rapporto dell'ISW è utile: sposta la domanda. Non più “chi è filorusso”, ma come vengono costruite, nel tempo, le reti attraverso cui una potenza straniera può rendere più efficaci le proprie narrazioni. È una domanda più scomoda, ma anche molto più utile. Del resto, i servizi italiani avevano già documentato come la Russia avesse cercato di usare network mediatici di Paesi terzi dopo il blocco europeo di RT e Sputnik, insieme a pagine social e canali Telegram, per diffondere e manipolare il dibattito pubblico italiano.

La novità, oggi, è che a questo elenco va aggiunto un pezzo mancante: non solo i contenuti, non solo gli account, non solo i bot, ma le persone. Persone formate per produrre contenuti, che imparano a usare l'intelligenza artificiale, che possono tornare nei propri Paesi e lavorare per testate che non hanno nulla di russo nel nome, che possono diventare, magari molti anni dopo, editori, giornalisti, consulenti, influencer.

È una strategia più lenta di una campagna di disinformazione. Ma può durare molto più a lungo. E qui si capisce perché l'intelligenza artificiale conti così tanto: la Russia non la sta usando solo per creare propaganda, sta insegnando ad altri a usarla. La macchina non produce più soltanto il contenuto: produce la capacità di produrne.

A questo punto la questione non riguarda più solo la propaganda. Ne tocca una più antica: la parola.

La comunicazione non serve soltanto a raccontare il mondo. Serve a costruirne la rappresentazione. Stabilisce cosa vediamo, cosa ignoriamo, quali fatti diventano centrali, quali paure acquistano un nome, quali conflitti appaiono inevitabili. La parola non è uno specchio della realtà: contribuisce a darle una forma.

Nella Genesi la creazione comincia così. “Sia la luce”, e la luce fu. Il principio simbolico è potente: il mondo viene creato attraverso la parola. Come nella Genesi, anche la strategia descritta dall’ISW è una questione di parole. O, più precisamente, di chi avrà gli strumenti per usarle e dare forma al racconto della realtà. Non significa che chi partecipa a un corso russo diventi automaticamente un agente di Mosca, né che ogni contenuto prodotto da queste persone sia falso. Significa che una potenza straniera sta investendo sulla capacità futura di altri di raccontare il mondo attraverso categorie che essa stessa contribuisce a formare. 

Il vantaggio è evidente: non dover produrre e distribuire ogni volta la propria propaganda, ma creare competenze e reti locali in grado di generare contenuti autonomamente, adattarli al contesto e inserirli nel normale flusso dell’informazione. Le fake news sono contenuti. Le persone sono l’infrastruttura. L’obiettivo: plasmare il mondo a propria immagine.

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