L’Arcivescovo a Nosedo, dove si costruisce vita buona
L'intervento dell'Arcivescovo (foto Andrea Cherchi)
L'intervento dell'Arcivescovo (foto Andrea Cherchi)«Sono qui, in un luogo che esprime un’idea geniale – ossia che lo scarto possa diventare una risorsa -, per ringraziare tutti voi e riconoscere che ciò che fate è un messaggio per tutta la città. Una città che è un luogo dove la gente deve sentirsi accolta, una città dalle porte aperte dove la vita deve essere facilitata e sicura perché la convivenza non è l’accozzaglia di gente che si ignora o che si fa del male, ma una vocazione a quel buon vicinato che diviene fraternità. Una città dove esercitare la responsabilità di renderla migliore».
I numeri del Depuratore
A conclusione della sua articolata visita al Depuratore di Nosedo, l’Arcivescovo richiama la capacità di costruire vita buona anche attraverso infrastrutture e impianti di altissimo livello tecnologico e utili per l’intera popolazione. Come appunto il Depuratore di Nosedo, a sud est di Milano, il più grande degli impianti gestiti da MM a servizio della città, che serve una popolazione di 1.250.000 abitanti. Trattando circa 140 milioni di metri cubi l’anno di acque reflue prodotte nell’area milanese, le “ripulisce”, rendendole disponibili gratuitamente a una cinquantina di aziende agricole del territorio. Insomma, un perfetto esempio di economia circolare, non molto conosciuto, ma che è anche una realtà suggestiva, dove camminare tra grandi vasche a cielo aperto, il verde del Parco della Vettabbia e aree di depurazione.
Accompagnato dal responsabile del Servizio per la pastorale Sociale e il Lavoro, don Nazario Costante, e accolto dal presidente di MM Elio Franzini e dall’amministratore delegato Francesco Mascolo, monsignor Delpini, dopo aver incontrato i membri del Cda e l’assessore all’Ambiente del Comune di Milano Elena Grandi, si è spostato nei vari settori dell’impianto, per incontrare infine un centinaio di lavoratori di MM impiegati in diversi comparti: da chi cura il verde pubblico o le strade a chi si occupa dei 35 mila alloggi popolari di MM con le 45 mila persone che ci vivono, per arrivare agli ingegneri e ai tecnici che sviluppano progetti per le metropolitana e tramvie.

L’intervento del presidente Franzini
«Grazie per aver inserito questa visita nel Tempo del Creato 2026, quest’anno dedicato all’acqua viva (poco prima lo aveva sottolineato anche don Costante, ndr), perché ciò ci ricorda come in ogni lavoro vi sia un valore spirituale – osserva nel suo intervento il presidente Franzini (a cui fanno eco i brevi saluti del Ceo Mascolo e dell’assessore Grandi) -. L’acqua è il simbolo della possibilità dell’uomo di nascere e rinascere sempre. Lei ci ha detto, nell’ultimo Discorso alla Città, che la natura non è stanca di chi la cura innestando una circolarità che rispetti i cicli naturali e crei giustizia sociale, ma è stanca di chi la distrugge. Più ci saranno gocce di acqua pulita più il mondo risplenderà di bellezza, come diceva madre Teresa di Calcutta: il nostro depuratore è l’immagine di tutto questo».
Le parole dell’Arcivescovo
Dalle diverse immagini di città si avvia l’intervento dell’Arcivescovo. Partendo anche da quello che ha scritto il Papa nell’ultima enciclica, in cui presenta due tipi di città: la torre di Babele, costruita per un progetto orgoglioso che chiede l’uniformità, e la Gerusalemme ricostruita da Neemia, in cui tutti sono chiamati a dare una mano. La domanda è se la «città sia il luogo dove l’aggregazione delle persone crea condizioni difficili di inquinamento, rapporti di tensione per la convivenza di persone con diverse abitudini, oppure il luogo dove si sta bene, perché i servizi sono efficienti e perché i bisogni sono soddisfatti».
Una dicotomia a cui si aggiunge anche quella «di intendere la città come un destino o come una responsabilità, dove ciascuno sente che deve dare il suo contributo perché si possa vivere insieme. Una città che è una vocazione ad abitare il buon vicinato, cioè quell’abitare vicino che diventa rassicurante invece che inquietante».
L’ambiguità della città
«Ecco, la città, dunque, si presenta con questa ambiguità: e io sono qui per dire che in questo luogo si è fatta una scelta. Il Depuratore è emblema di questa responsabilità a contribuire al benessere di tutti, ma voi avete anche il compito simbolico di contestare ciò che può rendere la città inabitabile, insicura, inquinata e inaccessibile a coloro che hanno un reddito modesto. Incoraggio il vostro servizio e la vostra professionalità».

Un servizio davvero fondamentale, considerando che MM, società interamente partecipata dal Comune di Milano, gestisce l’intero servizio idrico della città dal 2003, comprendendo, oltre ai Depuratori di Nosedo e Milano San Rocco, il prelievo dalla falda sotterranea (fino a 100 metri) grazie a oltre 500 pozzi e 32 centrali di pompaggio, la potabilizzazione, la distribuzione attraverso 2.210 km di rete a circa 2 mln di persone tra residenti e city users su un territorio di circa 180mq². La distribuzione ai cittadini di acqua potabile sicura (tre laboratori la controllano quotidianamente e ne viene offerta una dimostrazione allo stesso monsignor Delpini) comprende anche 670 fontanelle, così come 54 casette dell’acqua che erogano acqua fresca liscia e gassata.
Dall’inizio della stagione irrigua (a maggio) a oggi, Nosedo ha già restituito 36,7 milioni di metri cubi di acque affinate da riutilizzare in agricoltura. Insieme al Depuratore di San Rocco sono più di 71 i milioni di metri cubi di acqua depurata che da maggio a settembre, a fronte di un periodo fortemente siccitoso, le centinaia di aziende agricole del Parco Agricolo Sud hanno potuto riutilizzare per irrigare i propri campi.
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