L’Arcivescovo: «Forse ho trovato una definizione di “coraggio”»
La visita alle Piccole Apostole di Gesù (da sinistra: sorella Godelive, sorella Margherita, l’Arcivescovo, sorella Mariella, Mons. Vegezzi e don Pierangelo Roscio Ricon
La visita alle Piccole Apostole di Gesù (da sinistra: sorella Godelive, sorella Margherita, l’Arcivescovo, sorella Mariella, Mons. Vegezzi e don Pierangelo Roscio RiconUn giorno il vescovo chiama un giovane prete non ancora trentenne. «Devo incaricarti di essere parroco di una nuova parrocchia, in un quartiere della città che si sta ingigantendo». «Bene, eccellenza – risponde il sacerdote – come vuole. Ma c’è la chiesa?». «No, non ancora» risponde il vescovo. «Ma c’è la casa del parroco?» chiede ancora il giovane. «No, non ancora» gli replica ancora il vescovo. «Ma ci sono almeno le risorse per costruire le strutture necessarie?». «No, non ancora». «E allora io che cosa faccio?». «Arrangiati. Coraggio!».
E così è cominciata la storia della nuova parrocchia intitolata a san Carlo Acutis. Sarà questa la definizione di “coraggio”?
Il prete una volta si confida con il vescovo: «Mi sento un po’ stanco…». «Stanco? Forse stanco sarà il padre di famiglia che lavora tutto il giorno e poi torna casa e si prende cura della famiglia e dei nonni e della casa». Sarà questa la definizione di “sincerità”?
L’immensa moltitudine
Le foto, i video, i racconti dei grandi eventi della devozione popolare brasiliana sono impressionanti.
La processione in onore della Madonna, la “Romaria” di Castanhal raduna 500mila persone. Il Venerdì Santo la città di Vija nel Parà è tutta raccolta in silenzio e dopo la celebrazione della morte del Signore, alle tre del pomeriggio si snodano due processioni, una portando l’immagine del Cristo morto, e sembra che tutti gli uomini della città accompagnino l’immagine venerata, e l’altra portando l’immagine della Madonna, e sembra che tutte le donne della città siano in cammino per condividere lo strazio della Mater dolorosa.

Per il “Cirio de Belém” si radunano – a quanto dicono – due milioni di persone. Le celebrazioni sono precedute da momenti di predicazione che convincono a interminabili code per la confessione.
Sì, si può osservare che la religione tende a ridursi alla devozione intrisa di emotività, di sentimenti, di gesti rituali, di canti e costumi. Sì, si deve riconoscere che la devozione così intensa e corale corre il rischio di essere un evento che non incide nella vita quotidiana di famiglia, di lavoro, di solidarietà, di promozione della dignità della donna e di ogni persona.
Sì, i grandi eventi richiedono una riflessione approfondita e una conversione personale ed ecclesiale. Sì, ci sarebbe molto da dire. Ma io resto impressionato dall’immensa moltitudine, dalla commozione profonda, da un sentimento religioso così intenso e così disponibile ai sacrifici.
Ci sarà qualche cosa da imparare?
Quante città ci sono in una città?
C’è la città devota: nelle comunità che abbiamo visitato, persone di ogni età e condizione partecipano alle celebrazioni esibendo con fierezza magliette che testimoniano senza complessi la loro devozione. Vistose immagini di Maria, del Sacro Cuore, dei Santi Patroni, degli eventi di popolo a cui hanno partecipato. Una devozione persino imbarazzante per la mia sensibilità.
C’è la città miserabile: gente che vive in riva alla risacca del fiume su palafitte infestate di ogni sporcizia, gente che vive in case ammassate in un quartiere dove la droga è più accessibile dell’acqua potabile, gente che non sa raccapezzarsi nel cercare chi sia il padre o la madre, il fratello o la sorella.
C’è la città dell’aeroporto: lunghe ore di attesa all’aeroporto di San Paolo sono molto istruttive. Con i suoi 47 milioni di passeggeri in un anno, il numero più importante di tutta l’America Latina, l’aeroporto replica come una fotocopia qualsiasi aeroporto del mondo, con i suoi negozi di lusso, con la gente elegante o artificiosamente trasandata, con le sue solitudini e le sue compagnie chiassose, con gli annunci pronunciati in modo incomprensibile. Come tutti gli aeroporti delle città ricche del mondo.
Io, abituato a leggere la vicenda umana con lo schema agostiniano che quasi contrappone la città di Dio, che vive dell’amore di Dio, e la città che vive dell’amore di sé, mi sono chiesto: ma dov’è la città di Dio? Dov’è la città perduta?
Mi sono reso conto che la città di Dio è dappertutto, perché lo sguardo di Gesù è per tutti, per tutti! È lo sguardo di Dio che ama e vuole che tutti gli uomini siano salvati.
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