Lautaro Martinez: "Mai via dall'Inter. Ero devastato e volevo mollare. A fine carriera sparirò"

Maggio 19, 2026 - 07:56
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Il capitano dell'Inter si confessa dopo la conquista di Scudetto e Coppa Italia

Lautaro Martinez, attaccante e capitano dell'Inter campione d'Italia, parla alla Gazzetta dello Sport. Un'intervista a cuore aperto, fra aspetti privati e sportivi. Di seguito i passaggi più significativi.


Lautaro Martinez, quale regalo si è fatto per il doblete?

"Niente di particolare. Il regalo è il prossimo obiettivo da raggiungere".


L'infanzia difficile in Argentina. Mancava il cibo?

"Non proprio. Con i miei fratelli facevamo un gioco su chi mangiava di più. Ma ricordo la sensazione di fame aspettando la cena. E poi non potevamo pagare un affitto. E così per quasi tre anni abbiamo vissuto a casa di un amico: pagavamo solo 100 pesos ogni tanto (al cambio di oggi 6 centesimi di euro, ndr) per l’elettricità".


Ora l’Inter è casa sua. Chiuderà la carriera qui?

"Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi... Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui".


Tiene ai record realizzativi?

"Dico la verità: non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dell’Inter e stop. Non è una cosa che guardo".


Continuando così, un giorno, potrebbe superare Giuseppe Meazza, il primo, il Mito.

"Sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride di nuovo, nda)".


Mourinho sostiene che nessuno della squadra attuale giocherebbe in quella del Triplete.

"Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. L’importante è pensare al bene dell’Inter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che è tanta roba. Tantissima".


Dopo la finale di Champions dello scorso anno ha temuto di finire di nuovo in quel tunnel?

"Dopo la finale no, dopo il Mondiale per club sì. Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse... Ero devastato. Da quello stato d’animo nasce l’intervista successiva all’eliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavo".


Chi non vuole restare vada via, disse.

"Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un po’ di più...".


Senza quello sfogo, l’Inter sarebbe ripartita?

"Non lo so. Ma aver parlato in pubblico ha fatto rumore. Ma ce l’avevo anche con me stesso, perché non ero esente da colpe. Poi Chivu ci ha dato una mano, portando aria nuova. Senza nulla togliere a Simone, che ci ha fatto vivere quattro anni meravigliosi".


Quando ha saputo che Chivu era stato designato come allenatore dell’Inter cosa ha pensato?

"L’ho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinato".


Cosa farà da grande?

"Non rimarrò nel calcio, che è un ambiente che non mi piace. Non sentirete più parlare di me: sparirò".



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