Lazzati, la “nuova primavera” della Chiesa post-conciliare

Maggio 15, 2026 - 08:07
0
Lazzati, la “nuova primavera” della Chiesa post-conciliare
Giuseppe LazzatiGiuseppe Lazzati

Tratto da Giuseppe Lazzati testimone e maestro. Eredità e profezia di un laico secondo il Vangelo (in Dialogo 2026).

 

L’8 dicembre 1965 Paolo VI chiudeva, in San Pietro, il Concilio ecumenico Vaticano II. Giuseppe Lazzati avrebbe concluso la propria vicenda terrena il 18 maggio 1986. Nei vent’anni intercorsi fra le due date dedicò molte energie per far conoscere gli esiti del magistero conciliare, specialmente sulla figura del laico cristiano.

Egli fu un “cantore” del Concilio, convinto che quell’evento di grazia costituisse una “nuova primavera” per la Chiesa, in grado di ridare slancio a comunità e singoli fedeli gravati da pesi del passato inidonei a sostenere una fede viva, consapevole delle sempre più urgenti sfide della vita moderna.

La vocazione del laico cristiano

Il Professore gioiva nell’intimo dinanzi al tratteggio di Lumen gentium circa il laico cristiano: un fedele incorporato a Cristo con il battesimo, membro del popolo di Dio, partecipe del triplice munus (sacerdotale, profetico, regale) di Cristo, nonché titolare di una «propria e peculiare» caratteristica, l’«indole secolare», che lo qualifica vocazionalmente: «Cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio» (LG 31). Pertanto, il fedele laico risulta segnato a un titolo speciale dalla secolarità, cioè dalle realtà del saeculum (famiglia, lavoro, politica ecc.), nelle quali abitualmente opera. Realtà che rappresentano anche un “luogo teologico” per un itinerario feriale verso la santità.

Lazzati si compiacque per la sintonia del Concilio con la precedente teologia del laicato, che ebbe in Yves Congar un illustre esponente. Così, il Vaticano II suggellava la tesi di un protagonismo laicale, qualificato in senso vocazionale dalla dedizione competente ai “negotia saecularia”, entro il quadro della missione di una Chiesa nel e per il mondo.

Era perciò naturale che il professore salutasse con trasporto anche gli interventi post-conciliari confermativi di Lumen gentium. Fu il caso, per esempio, dell’Evangelii nuntiandi di Paolo VI (1975), il cui n. 70 recitava: «Compito primario e immediato» dei laici «è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo».

Fra gli anni Settanta e Ottanta, Lazzati registrò con disagio prospettive ecclesiologiche che gli sembravano intaccare impostazioni e conquiste conciliari riguardo al fedele laico, rischiando di depotenziarne il profilo “estroverso”, ossia il suo prioritario impegno nelle “realtà terrene”, per edificare la “città dell’uomo”.

Sino a che le forze fisiche glielo consentirono, si rese disponibile ai numerosi inviti per illustrare l’insegnamento del Vaticano II in materia di laici. D’altra parte, era persuaso che quel patrimonio magisteriale, senza adeguata conoscenza, avrebbe ben presto conosciuto l’oblio, con ripercussioni per la crescita in autoconsapevolezza del laicato circa la propria vocazione e missione.

L’Eremo San Salvatore e la formazione dei giovani

La disponibilità di Lazzati si accendeva di entusiasmo speciale quando aveva come diretti interlocutori i giovani. A tale proposito, dai primi anni Settanta l’Eremo San Salvatore sopra Erba divenne il luogo da lui privilegiato per incontri a essi rivolti. Si trattò di una vera e propria “cattedra” di educazione cristiana (e conciliare), con varie iniziative: corsi di orientamento vocazionale e appuntamenti formativo-spirituali nella prima domenica del mese.

Preoccupato delle derive socio-culturali e politiche del decennio Settanta, gravide di ricadute sulla gioventù, il Professore, con il sostegno dell’Azione cattolica milanese, diede vita a una Scuola della fede. Sotto il suo coordinamento, coadiuvato dal supporto di tre autorevoli studiosi (un biblista, un professore di teologia fondamentale, un teologo morale), dal settembre 1975 al luglio 1976, in un fine settimana di ogni mese, una quarantina di giovani si raccolsero, sempre all’Eremo, onde sperimentare un plausibile modello formativo cristiano in grado, fra l’altro, di misurarsi con gli interrogativi e le sfide sempre più pressanti per la coscienza credente. Considerata la buona riuscita dell’esperimento, Lazzati fu indotto a proporre, dall’autunno 1976, itinerari trimestrali più compatti di riflessione su alcuni temi forti della vita cristiana e particolarmente coinvolgenti per la sensibilità giovanile (corporeità, amore, verità, fede e politica).

Nel 1983, concluso il quindicinale mandato di rettore dell’Università Cattolica, poté dedicarsi a una sistemazione del proprio pensiero sulla figura del laico cristiano. Fu la trilogia pubblicata dall’Editrice Ave: La città dell’uomo. Costruire, da cristiani, la città dell’uomo a misura d’uomo (1984); Laicità e impegno cristiano nelle realtà temporali (1985); Per una nuova maturità del laicato. Il fedele laico attivo e responsabile nella Chiesa e nel mondo (1986).

Prima di arrendersi al male incurabile, Lazzati ebbe sufficienti energie per condurre a compimento un progetto coltivato da tempo. Nell’ottobre 1985, su sua proposta, prontamente accolta da un gruppo di amici, fu costituita l’associazione La Città dell’uomo, intesa come servizio per lo sviluppo di una cultura politica cattolico-democratica, ispirata a due “stelle polari”: la Costituzione repubblicana e il Concilio Vaticano II.

The post Lazzati, la “nuova primavera” della Chiesa post-conciliare appeared first on Chiesa di Milano.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione Eventi e News

Redazione Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User