Le chiome cult di Daniela Tartari: intervista a chi ha dato vita ai capelli degli attori di The echo chamber

06 Settembre 2026 - 15:10
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Le chiome cult di Daniela Tartari: intervista a chi ha dato vita ai capelli degli attori di The echo chamber

DALLE BARBIE A Susan Sarandon («una delle donne più incredibili, intelligenti e gentili che abbia mai conosciuto»). Daniela Tartari, 50 anni, bolognese, in arte parrucchiera, come ama definirsi con la semplicità di chi è consapevole del suo talento, ha messo le mani in testa prima alle sue bambole poi a centinaia di attrici e attori. I suoi ultimi lavori? Eccoli in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dal 2 al 12 settembre, sul capo dei protagonisti di The echo chamber, il film di Andrea Pallaoro tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci e scritto con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. Nel cast, la sopraccitata Sarandon, Alicia Vikander e Luca Marinelli. Il nostro primo incontro è avvenuto via Instagram. È stata lei stessa a scrivermi, dopo che Alba Rohrwacher le aveva inviato il mio articolo uscita su Amica.it, riguardo i suoi meravigliosi capelli nel film Tre ciotole. Una lode a quei capelli… È stata sintonia al primo messaggio. Una corrispondenza che ha preso vita in un invito, sul set romano di La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, che all’83esima edizione del Festival di Venezia è nella sezione Orizzonti. È lì che ha iniziato a raccontarmi molte cose di sé, vincendo un’autentica riservatezza.

Daniela Tartari, originale per scelta: la parrucchiera di The echo chamber si racconta

Ritratto di Daniela Tartari, nata a Bologna il 1° aprile 1976. Sfoggia capelli bi-color (halo hair)

Come ha iniziato l ’attività di parrucchiera per il cinema?
Era il 1995, avevo 19 anni e lavoravo nel salone di Orea Malià a Bologna. Tra le clienti c’era la regista Enza Negroni, che mi coinvolse in Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un cult della mia adolescenza. Non ho più abbandonato i set.

In 30 anni, le è mai capitato di rovinare i capelli a un attore?
Con Alba Rohrwacher, lo confesso, spesso sono ricorsa a trattamenti ristrutturanti, perché a lei piace stravolgere la sua immagine. L’ho incontrata sul set di L’uomo che verrà di Giorgio Diritti ed è diventata una mia grande amica. Ho poi spezzato una ciocca ad Andrea Carpenzano, in Lovely boy: l’abbiamo chiamata la pinnetta atrofica, in onore di Nemo.

Nella storia del cinema, quali sono i suoi best hair?
Prime a parimerito: Jean Seberg in Fino all ’ultimo respiro, Simone Signoret in Casco d ’oro, Sheryl Lee, alias Laura Palmer, cadavere avvolto in un telo, in Twin Peaks.

The echo chamber

Ho notato che lavora con i soin Hair Rituel by Sisley. Perché?
Perché mi hanno aiutata sul set di Magari di Ginevra Elkann, quando ho avuto bisogno di far vedere il vento nei capelli di Alba Rohrwacher, senza che la chioma perdesse la sua forma.

I registi preferiti della vita

Ha mai desiderato lavorare a Hollywood?
Non ho sogni hollywoodiani, purtroppo è morto David Lynch e l’America non è tra i miei sogni. In realtà, il mio sogno esterofilo è la Thailandia di Apichatpong Weerasethakul.

Qual è il suo regista preferito di sempre, quello con cui avresti voluto lavorare ma non c’è più?
Avrei tanto voluto lavorare con Marco Ferreri: amo il suo cinema libero. Quando guardo un suo film o le sue interviste non sopporto il fatto che non potrò mai lavorarci. Sognando in grande, avrei voluto essere sul set di un film di Michael Powell ed Emeric Pressburger. Magari proprio di Scarpette rosse, del 1948.

Tre ciotole

Qual è la sua prossima destinazione e il tuo prossimo film?
Il Brasile e il deserto arido del Sertão, per il nuovo film di Miguel Gomes. Uno dei miei registi preferiti.

Quali sono i principali problemi che possono nascere su un set?
Il problema più frequente è il meteo. Magari giri una scena all’interno di un bar, c’è un sole splendido e i capelli sono belli morbidi. Poi, un altro giorno ti ritrovi a girare l’esterna del bar e piove. Le due scene vengono messe a distanza di un secondo l’una dall’altra e l’acconciatura deve essere la stessa, anche se girata in due giornate diverse.

Le piace guardare i film sullo smartphone?
Odio. Mi innervosisce tantissimo quando in treno, il mio vicino guarda un grande film sul telefono. Credo che alla fine possa dire di non averlo visto davvero. Quando creo un’acconciatura penso sempre allo schermo cinematografico. Se guardi un film sul piccolo schermo di un cellulare perdi i dettagli.

Cos’è la bellezza oggi?

Ci stiamo disabituando alla bellezza? Alla poesia?
Ci stiamo abituando a una bellezza globalizzata che non è bellezza. La bellezza è nella diversità, nel modo in cui si porta un “difetto”, nel far diventare un punto debole, un punto di forza. Il naso di Barbra Streisand, la bocca di Julia Roberts, la magrezza di Kate Moss etc. Negli Anni 90 ci hanno fatto desiderare difetti stupendi. Poetici… Trovo così poco coraggiosa questa omologazione estetica.

Gli halo hair di Daniela Tartari, altrimenti detti porkypine hair

A proposito di originalità, i suoi capelli bicolor sono gli halo hair giusto? 
Mi hai detto tu come si chiamano… Li ho fatti tre anni fa e non mi sono ancora stancata. Mi sono ispirata agli istrici e per questo li chiamo porkypine. Li ho fatti un pomeriggio di pioggia e noia.

Perché fa questo mestiere?
Non avrei potuto fare altro, le mie Barbie lo possono testimoniare. Adoro i capelli, mi piace toccarli, cambiarli, tagliarli. Puoi capire un sacco di cose, guardando i capelli delle persone. E vivere sul set mi aiuta a imbrogliare la realtà.

Jack frusciante è uscito dal gruppo

 

 

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