Le installazioni da annusare di Stella Rochetich

Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

Sono quasi tre secoli che in Occidente è stata avviata la neutralizzazione dell’odore umano e dei luoghi. È il fenomeno della “deodorizzazione”, iniziato per motivi igienici ma che, via via, ha trasformato l’odore in un rumore di fondo, un disturbo da eliminare, addomesticando i corpi con il profumo per renderli leggibili, controllabili, “civili”. Per lo stesso motivo, nelle città moderne, l’olfatto è stato progressivamente espulso dallo spazio pubblico: le fogne interrate, insieme alle norme sanitarie e morali, hanno contribuito a costruire un’ideale di neutralità olfattiva aderente a una disciplina sociale.
L’assenza di odore (fatta eccezione per la puzza di smog, al contrario tollerata) come segno di ordine, pulizia, potere. Cancellare gli odori, però, non è possibile: è con le molecole che impariamo a riconoscere il mondo e l’olfatto è il senso più antico e profondamente legato alla memoria, all’identità, alla relazione, capace di cogliere anche quel sentore unico che ciascuno di noi possiede: l’odortype. Quello che rende un neonato in grado di riconoscere la sua mamma e che, per quanto ci si affanni a cancellare, è sempre lì, biografia silenziosa che si deposita nell’aria, sui tessuti, negli ambienti che attraversiamo.

È proprio da questa tensione tra rimozione culturale dell’odore e sua persistenza biologica che prende forma il lavoro di Stella Rochetich, giovane artista romana (classe 1997) che, dopo il diploma in Accademia, ha concentrato la sua ricerca sull’olfatto inteso come filo invisibile capace di tessere nuovi immaginari. Dove memoria, identità, relazione e “archivio” si fondono in installazioni che non chiedono di essere guardate ma annusate, respirate. Attraverso processi di raccolta e sintesi degli odori la Rochetich segue le tracce che luoghi e corpi rilasciano, rendendo percepibile ciò che normalmente resta sotto la soglia della nostra coscienza.
Odori dei corpi, come nell’opera Residual Bodies, dove in uno spazio quasi vuoto sono sparse delle superfici porose (tessuti, materiali assorbenti) che sembrano avere appena accolto corpi. Non ci sono figure umane: l’impressione è quella di una presenza svanita che ha lasciato un residuo nell’aria, mescolanze instabili di note corporee, ambientali, domestiche. Ma anche odori urbani. Come nell’installazione Urban Breath (Studio per una città), opera ambientale site-specific che cambia in base al luogo, perché preceduta da una minuziosa raccolta degli odori del posto, tra nodi di traffico, mercati, cortili interni, zone industriali, parchi. E poi, asfalto caldo, pioggia su pietra, metallo, rifiuti, cibo, carburante, piante spontanee: tracce che l’artista sintetizza e diffonde nello spazio espositivo tramite un sistema di emissione lenta e non sincronizzata: non c’è un percorso guidato, l’odore cambia a seconda di dove ci si trova, di come ci si muove, di quanto tempo si resta.

Il risultato è la ricostruzione di una città attraverso la sua atmosfera. «L’odore non è un errore del sistema, ma una sua verità», spiega Stella Rochetich. Che aggiunge: «Accoglierlo significa accettare la complessità, la convivenza, la porosità tra sé e l’altro. Come in Odortype Archive, dove ho creato un archivio fatto di ampolle contenenti una sintesi di odortype individuali raccolti in un processo che ha coinvolto volontari anonimi. Anche in questo caso non c’è alcun riferimento visivo al corpo: l’identità è ridotta alla sua traccia chimica. Il pubblico può aprire, annusare, confrontare i diversi odori. E, trattandosi di una materia volatile e personale, da strumento di controllo e classificazione, l’archivio diventa qualcosa di intimo e instabile».
Viene dalla natura, invece, l’ispirazione della scultura olfattiva permanente Gli alberi non vagano, realizzata a Pratovecchio Stia, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, a partire dallo studio dell’osmoderma eremita, un coleottero che vive nel legno in decomposizione e comunica attraverso l’odore, un potentissimo feromone. La scultura della Rochetich, una struttura traslucida dalla forma organica collocata all’interno di una fontana dismessa, contiene gli odori dolciastri della foresta, del legno in decomposizione, degli insetti. E i visitatori possono annusarli usando dei bastoncini in legno locale. «E da segno di eccesso o di invasione, l’odore torna a essere relazione, frutto di inevitabili contaminazioni».
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