Legge elettorale, Ciriani: «La stagione dei governicchi che durano 12 mesi deve essere lasciata alle nostre spalle»

«La stagione dei governicchi che durano 12 mesi, dei governi minacciati e ricattati dai piccoli partiti deve essere lasciata alle nostre spalle». Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Lucia Ciriani, è tornato a parlare dell’obiettivo della riforma della legge elettorale da Catania, dove è in corso l’evento di Ecr “Un Mediterraneo più sicuro per un’Europa più forte”.
La legge elettorale per dire basta ai «governicchi che durano 12 mesi»
Dopo l’approvazione alla Camera, che «segna un cambio fondamentale della politica dei sistemi elettorali in questo paese», la parola ora è al Senato, dove «la Commissione Affari costituzionali incardinerà il testo la settimana prossima, poi chiaramente il tempo che rimane da qui alla pausa estiva è davvero molto poco». L’auspicio, ha chiarito il ministro, è «di poterlo perlomeno iniziare in Commissione e di avviare la discussione».
Un principio semplice: «Chi vince le elezioni governa»
«Questa legge elettorale – ha ricordato Ciriani a margine dell’evento di Ecr – dice una cosa molto semplice: governa chi vince le elezioni. È una cosa, mi rendo conto, rivoluzionaria per la sinistra che era abituata a governare senza vincere le elezioni. Questo sistema elettorale dice che chi prende un voto ha più diritto a governare».
Ciriani: «Un cambiamento di rotta fondamentale»
Insieme a questo principio generale, la legge «introduce altri elementi secondo noi molto innovativi, vorrei dire rivoluzionari per questo paese, cioè che le alleanze si fanno prima del voto, che la coalizione si presenta prima del voto, che il programma si presenta prima del voto, che prima del voto si presenta anche quello che sarà il leader della coalizione di centrodestra o di centrosinistra». «Eravamo abituati invece a vedere che tutte queste cose avvenivano dopo il voto, tradendo il consenso ricevuto dall’elettore, per cui si spostavano a destra i voti ricevuti a sinistra e viceversa. Ecco – ha sottolineato l’esponente di FdI – questa legge da questo punto di vista segna veramente un cambiamento di rotta fondamentale».
Ciriani ha chiarito che «il premierato è un’altra cosa», però la legge elettorale «contiene in maniera riassuntiva i principi di quello che era la riforma del premierato, cioè avere finalmente un governo eletto dei cittadini, che possa stabilmente governare per cinque anni e per cinque anni poter realizzare il proprio programma».
Il nodo delle preferenze
«La legge elettorale in approvazione è a prova di Consulta anche senza preferenze?», hanno chiesto i cronisti al ministro, secondo il quale «sarebbe stato meglio mettere le preferenze». Ciò detto, per Ciriani si tratta comunque di «una buona legge, anche senza le preferenze e spero che passi anche il vaglio della Consulta». «Certo politicamente per noi sarebbe stato meglio il sistema che avevamo ideato che teneva insieme la possibilità dei partiti di indicare dei nomi, con la possibilità dei cittadini di aggiungerne altri attraverso le preferenze», ma in ogni caso «credo che il testo della legge anche senza le preferenze sia comunque molto migliore rispetto a quello che abbiamo adesso».
Quanto alla possibilità che FdI ripresenti l’emendamento sulle preferenze al Senato, Ciriani non ha dato una risposta definitiva, ma ha tenuto a ribadire «un fatto che mi pare abbastanza evidente per chi ha seguito le cronache politiche di questi ultimi giorni: l’unico partito, l’unico leader che ha sfidato “la palude del Parlamento”, come l’ha definita Giorgia Meloni, per innovare la legge elettorale, introducendo le preferenze sono stati Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. Questo ci è costato, perché abbiamo perso questa battaglia, abbiamo perso il battaglia ma non abbiamo perso la faccia».
La coerenza di FdI
«Siamo rimasti coerenti con quello che avevamo detto, sapevamo – ha spiegato Ciriani – che le preferenze avevano grandi nemici trasversalmente all’interno del Parlamento e così è stato. Però la battaglia l’abbiamo fatta, siamo orgogliosi di averla fatta la rifaremo anche domani se avessimo la possibilità di vederla provata. Io non so se ci sarà questa possibilità in Senato, ma siamo convinti di quello che abbiamo fatto, contenti di aver mantenuto la coerenza nella nostra azione politica».
La frecciata al Pd: dov’è l’emendamento sulle preferenze?
«Vedo, però, che molti partiti da sinistra, che parlano di rinnovamento, i Cinque stelle e il Pd che dicono di voler rappresentare una politica nuova, non hanno presentato neanche un emendamento sulle preferenze. Stiamo ancora cercando l’emendamento del Pd che introduca le preferenze, lo stiamo cercando da molte settimane ma non l’abbiamo ancora trovato», ha concluso il ministro.
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