L’epica di una nuova guerra culturale scatenata dalla Elena nera di Nolan

Siamo in quel punto del ferro di cavallo dove quelli che qualche mese fa ridevano di chi insultava Emeral Fennell perché, nel suo “Cime Tempestose”, Heatcliff non era un orfanello nero ma un australiano alto due metri, oggi insultano Christopher Nolan perché ha fatto interpretare a un’attrice nera, Lupita Nyong’o, Elena di Troia.
Semplificheremo parlando di woke, parola che detesto, ma almeno ci capiamo: c’è qualcosa di più woke del dire che una certa parte in un film deve essere interpretata da un attore di una certa etnia o di un certo sesso?
Negli anni abbiamo dovuto assistere a uno spettacolo penoso fatto di scuse e disoccupazione, culminato con il Buffalo Bill de “Il silenzio degli innocenti” che si scusa per la rappresentazione che ha fatto delle persone transgender – al massimo doveva chiedere scusa a Ed Gein, ma abbiamo capito che gli attori hanno sostituito il metodo Stanislavskij con il metodo «Non una di meno».
In un’opera scritta da un autore che forse non è mai esistito e dove la totale sospensione della realtà è data da mostri con un occhio solo, uomini trasformati in maiali, divinità varie e da uno che invece di fingersi morto come Don Draper vuole tornare a casa da moglie e figlio, la linea invalicabile dell’accettazione è stata tracciata su quella bella ma nera, però fatemi anche dire che in un’ideale scala wokometrica Lupita Nyong’o che fa Elena è 1, Hunter Schafer sarebbe stato almeno un 9.
Christopher Nolan è uno che a malapena mette una donna nei suoi film, e io me lo immagino mettersi a piangere quando gli dicono che Elena ha una gemella e che quindi i personaggi femminili sono per forza di cose più di uno. Tutta la campagna stampa mi pare basata su questa grande novità, su questa visione visionaria, su questa rivoluzione copernicana nella maschiosfera cinematografica di Nolan: i personaggi femminili sono tipo cinque.
Non sappiamo ancora se questo film sia il manifesto di un piano Kalergi per la sostituzione etnica degli attori o semplicemente un peplum con budget illimitato, quello che però sappiamo è che sui social hanno scambiato Tom Holland lo storico con Tom Holland l’attore riempiendolo di insulti, che gli account dei fan di Nolan fanno trapelare recensioni ripulite da spoiler di un’opera scritta tremila anni fa, e che se vivi abbastanza a lungo su X arriverà il giorno in cui “Troy” diventerà materiale per Cahiers du cinéma.
La polemica parte da prima dell’inqualificabile intervista rilasciata da Nyong’o, ma una cosa su quella intervista vorrei dirla: a me pare chiaro che lei stesse proiettando, sovrapponendo Nolan a Omero. In un’altra intervista parlava di «little screentime»: Nyong’o avrà avuto due pose e le tocca pure prendersi tutti gli insulti e sentirsi dare della cessa, onestamente avrei proiettato pure io.
La polizia del liceo classico si è arrabbiata per tutta una serie di questioni: Menelao calvo, l’uso della parola «dad» da parte di Telemaco, Elliot Page – se interpretasse Achille sarebbe un 10 sul wokometro –, il mare che è blu.
Appena sono uscite le prime immagini del film, i fan dell’Ortodissea hanno cominciato a dire che le armature non andavano bene perché lì in mezzo c’era un Aiace a caso che sembrava il Bane di Batman.
Il dato più importante mi pare proprio questo: invece che gasarsi, quel pubblico lì piange sul Rocci, è sconvolto, vuole il neorealismo, vuole Dogma 95, vuole lo snuff movie.
Il pubblico piange perché quello è il pubblico che ha sviluppato relazioni parasociali con i critici invece che con gli attori, sono i feticisti della verità che odiano l’intrattenimento, confondono l’autentico con il vero, dicono che Nolan vuole uccidere l’Occidente, ma io vi assicuro che l’Occidente è già morto e non per colpa di Batman, ma per colpa dei film pedagogici e identitari.
Per me è accettabile che qualcuno metta in scena un’Otella nera e lesbica che combatte il cambiamento climatico – altrimenti detto misogynoir, 10 sul wokometro –, quello che non è accettabile è che sia in qualche modo obbligatorio parlarne bene in quanto donna nera e lesbica contro il cambiamento climatico.
Siamo tutti qui, qui dove non esiste nessuna avanguardia, nessuna controcultura, nessuna idea rilevante perché viviamo in un sistema culturale basato sul ricatto. La stagione dei sequestri è finita quando hanno bloccato i conti, forse è arrivato il momento di fare lo stesso.
Diversi anni fa pareva che Baz Luhrmann avesse ucciso Shakespeare e che Maria Antonietta fosse morta per le Converse di Sofia Coppola e non per la ghigliottina, ma c’erano delle idee, mentre oggi quello che abbiamo è al massimo una didascalia.
Christopher Nolan, in un momento di michelemaring, ha detto che queste polemiche sono irrilevanti perché nessuna delle persone che polemizza ha ancora visto il film, e meno male che diceva di non avere un telefono con la connessione internet.
Il personaggio di Elena dopo tremila anni continua a provocare guerre, questa volta culturali, e se non è un’idea questa non so più cosa lo sia.
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