Il campo largo sulla difesa europea assomiglia a un campo minato

10 Luglio 2026 - 05:19
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Il campo largo sulla difesa europea assomiglia a un campo minato

A Napoli, l’altro ieri, i leader del centrosinistra si sono presentati come l’incarnazione di un’alleanza solida, cementata da convinzioni comuni e non da un semplice accordo elettorale di comodo. È bastato però ascoltare pochi minuti di interventi sulla politica di difesa europea per capire quanto quella narrazione regga poco alla prova dei fatti. Il dettaglio è passato quasi inosservato, coperto dal rumore delle contestazioni in piazza, ma merita di essere raccontato per esteso, perché dice molto di più sullo stato di salute del campo largo di qualsiasi slogan pronunciato dal palco.

Angelo Bonelli ha acceso i motori bollando come «carta straccia» gli impegni presi dal governo italiano al recente vertice Nato di Ankara sull’aumento della spesa per la difesa. Per Bonelli quelle risorse andrebbero dirottate altrove: stipendi, lavoro, sanità pubblica, scuola, ricerca. Il riarmo europeo viene presentato, come sempre, come una sottrazione di fondi al welfare. Ma è l’intervento di Giuseppe Conte a meritare uno sguardo più da vicino, perché non è retorica discutibile: è manipolazione delle fonti spacciata per rigore.

Ascoltiamolo: «Grynkewich è il generale americano che comanda le forze alleate nella Nato. Non lo ha detto in un cenacolo privato. Lo ha detto al Financial Times il 18 giugno, testualmente: “Ho studiato tutte le fonti di intelligence, tutte le informazioni disponibili, e posso dire che né oggi e né domani la Russia rappresenta una minaccia per l’Europa”. È il Comandante supremo della Nato in Europa. E loro continuano ad alimentare questa minaccia, per giustificare questa corsa agli armamenti».

Conte ha citato, “testualmente” a suo dire, le parole del generale Alexus Grynkewich, sostenendo che avrebbe dichiarato al Financial Times, il 18 giugno, che la Russia non rappresenta «oggi né domani» una minaccia per l’Europa. Lo ha detto con la sicumera di chi cita un documento, non un’opinione. Peccato che la fonte sia falsa.

Intanto Grynkewich non è stato intervistato dal Financial Times: il quotidiano britannico ha riportato un suo intervento pubblico all’ILA Berlin Air Show del 12 giugno. E soprattutto non ha detto quello che Conte gli fa dire.

Ecco le sue parole, dal Financial Times: «Ho seguito molto da vicino le informazioni di intelligence. La Russia non sta cercando un conflitto. Comprendono il significato di “alleanza difensiva” e comprendono che disponiamo di diversi vantaggi asimmetrici. Il mio compito è garantire che la Russia capisca che, se dovesse tentare qualcosa negli Stati baltici, non ci riuscirebbe. E proprio perché sa che non ci riuscirebbe, non correrà un rischio del genere. Quando mi chiedono: “Siete pronti a combattere questa sera?”, rispondo: “Assolutamente sì”».
Non esattamente il ritratto di un pericolo inesistente.

C’è una differenza grossa, e non è un dettaglio, fra il non essere una minaccia e il non cercare il conflitto perché intimidita dalla Nato. Nel primo caso il pericolo non esiste, quindi armarsi sarebbe superfluo. Nel secondo il pericolo esiste, ed è proprio la capacità dissuasiva dell’Alleanza a tenerlo a bada: tolta quella deterrenza, secondo la stessa logica del generale, il rischio tornerebbe operativo. Conte ha preso un ufficiale che sta argomentando, dati alla mano, a favore del riarmo europeo – la deterrenza funziona perché siamo forti e determinati – e lo ha travestito da testimone contro il riarmo. Non è un’imprecisione, è un rovesciamento di senso costruito ad arte e presentato come citazione letterale a un pubblico che non aveva modo di verificarla in piazza.

Se un leader politico che aspira a guidare il Paese cita “testualmente” un comandante Nato stravolgendone il significato, il problema non è più lo stile ma l’affidabilità.

A completare il trittico napoletano, Elly Schlein si è affidata a una formula che più generica non si può: «Noi ripudiamo la guerra. Basta con le guerre illegali di Trump, di Netanyahu, di Putin», mettendo sullo stesso piano tre attori e tre conflitti di natura radicalmente diversa, e non ha aggiunto parola. Quindici parole in tutto sulla questione che potrebbe frantumare la coalizione.

Chi vuole stracciare gli accordi Nato, chi manipola un generale alleato per mettergli in bocca il contrario di quello che ha detto, chi pratica la politica dello struzzo. Difficile, guardando a questi tre passaggi, continuare a sostenere che il campo largo sia tenuto insieme da convinzioni comuni.
Sembra piuttosto un campo minato, dove ogni intervento rischia di far saltare l’impianto retorico costruito dagli altri.

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