L’estate bollente delle prigioni tra morti e sovraffollamento: il governo nega anche l’emergenza sui bambini in carcere
Non c’è pace per il carcere di Sollicciano. Ieri all’assessora dem della Toscana Monia Monni, in visita al penitenziario insieme al direttore generale dell’Asl Toscana Centro, Valerio Mari, è stato negato l’accesso ai locali dove è stata trasferita l’articolazione della salute mentale. “Lo ritengo un fatto estremamente grave – ha detto Monni – perché, essendo il carcere in una fase di riorganizzazione dovuta a un giusto provvedimento e auspicato provvedimento della magistratura, in questo momento alcuni detenuti in condizione di grande fragilità sono in situazioni temporanee. Pur consentendoci di parlare con loro, non ci hanno fatto vedere in che condizioni sono i locali”.
Nel frattempo, come riferito da Repubblica, restano un mistero le ultime ore di vita di un ragazzo originario dell’Honduras, Rodriguez Matute, trovato morto due giorni fa nella sua cella del carcere di Prato, dove era detenuto per il tentato omicidio di un giovane avvenuto nel maggio scorso. Gli agenti lo hanno trovato steso a letto, immobile e con lo sguardo assente. Stroncato probabilmente da un arresto cardiaco ma per la certezza occorrerà attendere gli esiti dell’autopsia. Il giovane avrebbe dovuto parlare proprio martedì con i pm pratesi per chiarire alcune dichiarazioni rese ai sanitari del carcere su un presunto pestaggio subito durante l’arresto.
Spostandoci a Roma “il sottosegretario Ostellari, rispondendo oggi (ieri, ndr) nell’Aula del Senato a una nostra interrogazione – ha detto la senatrice del Pd Cecilia D’Elia – sulla presenza di detenute in stato interessante, di madri e bimbi nelle carceri, ha detto che non c’è una situazione d’emergenza e che i bambini stanno bene. Ma come posso essere soddisfatta da questa risposta? Nessun bambino dovrebbe stare in carcere con la madre, nessuna donna in gravidanza dovrebbe stare in un penitenziario.Le carceri italiane sono in una condizione di disagio assoluto, il sovraffollamento ha raggiunto il 139 per cento, i suicidi quest’anno ad oggi sono 32. Persino il garante nazionale Turrini Vita, nominato dalla destra, ha parlato, a titolo personale, di indulto. Solo un atto di clemenza potrebbe togliere dall’emergenza il sistema penitenziario, che non ha più la capacità di accogliere le persone”.
Ed infatti il presidente del Collegio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale ieri ha rilasciato una intervista all’Adnkronos in cui ha specificato in merito al contrasto al sovraffollamento: “L’ideale, il più rapido strumento tecnico è l’indulto ma se ne possono trovare anche più indiretti purché la celerità del procedimento giurisdizionale collegato sia garantita. Io personalmente – non impegno però tutto il Garante – sono favorevole ad un indulto anche per ambito culturale. Sull’amnistia non mi pronuncio perché è un problema più di processo che di pena quindi esula dalla mia competenza”. E intanto è arrivata una presa di posizione di Goffredo Bettini su Alemanno in un articolo pubblicato su Rinascita, dal titolo “Alemanno, il carcere e l’occasione mancata di una destra più umana”: “Durante la sua custodia Gianni Alemanno ha pronunciato una denuncia utile sulla condizione terribile delle carceri italiane. Ha smosso qualcosa. Ma il suo approdo a Vannacci rattrista e richiude quello spazio di umanità in un rancore identitario”.
Rimanendo in tema di esecuzione penale, la Camera Penale di Roma ha indetto un giorno di astensione per il 15 luglio. La decisione nasce “dalla gravissima situazione in cui versa il Tribunale di Sorveglianza di Roma, segnata da una cronica carenza di organico amministrativo e giudiziario che incide pesantemente sull’esercizio della giurisdizione, sul diritto di difesa e, soprattutto, sui diritti delle persone detenute”. Mentre la Camera penale di Velletri (Roma) ha inviato una lettera alla presidente del tribunale di sorveglianza, Marina Finiti, per stigmatizzare il fatto che a causa dell’operato di due giudici sorveglianza c’è stata “una drastica riduzione nell’accoglimento di ogni tipo di istanza avanzata dai detenuti e/o dai loro difensori”. In particolare “le motivazioni dei rigetti, redatte da entrambi i magistrati, sia nella qualità di Magistrato di Sorveglianza, sia di relatore nel collegio giudicante, spesso non sembrano tenere in alcun conto le relazioni trattamentali, né i pareri favorevoli della Procura Generale ma ancorarsi piuttosto al fatto-reato per cui il detenuto è già stato condannato”. Soprattutto in relazione a uno dei due ogni provvedimento viene emesso “dopo un tempo così elevato da contraddire la stessa funzione delle istanze avanzate, come per esempio le richieste di applicazione provvisoria di misure alternative”. Inoltre i due non andrebbero quasi mai in carcere a Velletri a parlare coi detenuti. A ciò si aggiunge la “totale refrattarietà ad avere colloqui con i difensori”. “Ci chiediamo – concludono i penalisti – se tali dati e circostanze possono risultare compatibili con le funzioni del Magistrato di Sorveglianza stabilite dall’art. 69 O.P.”.
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