L’Estranea è l’unico film italiano nella corsa agli Oscar europei: Paolo Strippoli 33 anni e fa già cinema da grandi
Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi brillano in un horror familiare che non ha paura di esagerare
Diciamolo senza troppi giri di parole: Paolo Strippoli ha 33 anni e già fa un cinema da grandi. L’Estranea non è un film perfetto, anzi. Ha incongruenze, qualche forzatura, qualche passaggio in cui l’ambizione sembra correre più veloce della storia. È una commistione di generi – horror, thriller psicologico, dramma familiare, melodramma – che a tratti rischia persino di mettere troppa carne al fuoco. Ma è proprio qui che bisogna stare attenti a non sbagliare bersaglio. Strippoli viene da Piove e da La Valle dei sorrisi. Tre film e già si riconosce un autore. Non soltanto uno che sa muovere la macchina da presa o costruire una scena, ma che sta facendo fare al cinema italiano un grande salto in avanti. Questa è la vera notizia. L’Estranea è un film che prende il cinema di genere e lo usa per parlare d’altro: della famiglia, delle aspettative, del senso di colpa, dell’amore che diventa possesso, della paura di perdere il controllo. È un film che non vuole stare comodamente dentro una categoria e questa libertà si vede. Si vede nella costruzione visiva, nei cambi di registro, nel modo in cui il quotidiano viene progressivamente contaminato dall’inquietudine e da qualcosa di perturbante. E che dire delle due attrici, Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, semplicemente straordinarie? La prima costruisce una madre complessa, contraddittoria, dolorosa, incapace di distinguere fino in fondo l’amore dal bisogno di controllare il destino dei propri figli. La seconda entra nel film come una presenza quasi luciferina e contemporaneamente ironica, elegante, surreale. Il finale spinge forse troppo sull’acceleratore. Quell’acqua che invade, travolge, sommerge è una metafora talmente evidente da rischiare di far perdere proprio quell’ambiguità che fino a quel momento aveva reso inquietante il film. Eppure, paradossalmente, sono proprio queste esagerazioni a interessarmi perché sono figlie di un regista che ha voglia di osare. Preferisco mille volte un giovane regista che rischia di eccedere a uno che passa due ore a dimostrare quanto sia bravo a non sbagliare. Strippoli non è prudente e non cerca il minimo comune denominatore. Prende l’horror, lo sporca con il melodramma, ci mette dentro il thriller psicologico, il dramma familiare, l’Italia borghese, la memoria degli anni novanta e duemila, la paura, il senso di colpa, perfino la felicità collettiva della finale mondiale di calcio. Correte a vedere L’Estranea!
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