L’Europa monitora i passeggeri della Hondius dopo il focolaio di hantavirus

Maggio 12, 2026 - 08:27
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L’Europa monitora i passeggeri della Hondius dopo il focolaio di hantavirus

Tutti i passeggeri della nave da crociera Hondius sono stati evacuati, ma l’allerta sanitaria legata al focolaio di hantavirus scoppiato a bordo resta alta. La nave, arrivata nei giorni scorsi a Tenerife dopo una lunga navigazione nell’Atlantico meridionale, è ripartita verso i Paesi Bassi con un equipaggio ridotto per essere disinfettata, mentre decine di persone rimpatriate in vari Paesi sono ora sotto osservazione sanitaria.

Il bilancio provvisorio è di tre morti e almeno sette contagi confermati. Tra i casi più preoccupanti, scrive l’Ansa, c’è quello di una cittadina francese ricoverata in terapia intensiva e quello di un cittadino statunitense risultato positivo al virus Andes, la variante più aggressiva degli hantavirus.

Anche in Italia sono scattate misure precauzionali. Due marittimi, uno residente a Torre del Greco e uno a Villa San Giovanni, sono stati posti in quarantena obbligatoria dopo essere entrati in contatto indiretto con una passeggera poi morta per il virus. Una donna monitorata in Toscana, invece, resta asintomatica. Le autorità sanitarie italiane continuano a definire basso il rischio per la popolazione.

Il virus responsabile del focolaio è l’Andes virus, un hantavirus sudamericano che può avere un tasso di mortalità vicino al quaranta per cento. A differenza della maggior parte degli hantavirus, che si trasmettono attraverso il contatto con urine, feci o saliva di roditori infetti, per il ceppo Andes è stata documentata anche una limitata trasmissione da persona a persona.

È questo l’elemento che ha spinto l’Organizzazione mondiale della sanità a raccomandare una quarantena di quarantadue giorni per tutti i passeggeri della Hondius. L’Oms continua però a ribadire che non è come il Covid e che il rischio globale resta contenuto. Lo scrivevamo la settimana scorsa su Linkiesta: l’hantavirus non rappresenta «l’inizio di una nuova pandemia globale», piuttosto una situazione «grave, ma circoscritta». La trasmissione dell’Andes virus, infatti, richiede in genere «contatti stretti e prolungati», come quelli tra conviventi, partner o persone che assistono un malato.

Il vero nodo resta il lungo periodo di incubazione: una persona può restare senza sintomi per settimane e sviluppare la malattia solo dopo aver viaggiato e attraversato diversi Paesi. Per questo il monitoraggio internazionale proseguirà ancora a lungo, mentre le autorità sanitarie cercano di capire se eventuali nuovi casi saranno legati a contagi avvenuti a bordo o a successive trasmissioni interpersonali.

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