L’IA è già diventata l’alibi perfetto per tagliare il personale d’ufficio

Maggio 16, 2026 - 05:32
0
L’IA è già diventata l’alibi perfetto per tagliare il personale d’ufficio

Abbiamo già la prima legge del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale. Il posto non viene abolito solo quando una macchina lo esegue meglio, ma se un dirigente convince sé stesso, gli investitori e il mercato che presto le mansioni quotidiane potranno essere eseguite da meno dipendenti. L’automazione dell’IA non è ancora arrivata realmente e le aziende già si preoccupano delle sue spiacevoli conseguenze. Harvard Business Review ha condotto un sondaggio su 1.006 dirigenti globali scoprendo che il trentanove per cento delle aziende coinvolte ha riorganizzato il lavoro riducendo moderatamente le mansioni, come se la sostituzione fosse imminente. E solo il due per cento lo ha fatto con implementazioni già effettive dell’intelligenza artificiale.

I numeri raccontano un fenomeno ancora circoscritto, ma grave. Secondo Reuters, HP prevede tra le quattromila e seimila riduzioni entro il 2028, mentre Lufthansa ha annunciato quattromila tagli amministrativi entro il 2030, causati dalla digitalizzazione IA. Georges Elhedery, ceo di HSBC, ha detto di valutare tagli fino a ventimila posti, circa il 10 per cento della forza lavoro, nei prossimi anni. Proximus ha previsto milleduecento tagli entro il 2030, Mizuho prevede fino a cinquemila riduzioni nell’arco di dieci anni e Allianz ha indicato fino a milleottocento tagli nella divisione assicurazioni viaggio, dove il lavoro manuale viene sostituito da strumenti automatizzati.

Quella che in un’altra stagione meno tecnologica e più prevedibile sarebbe stato chiamato semplicemente «taglio dei costi», oggi ha il suo alibi perfetto. I dirigenti di aziende con margini ridotti presentano l’automazione come una strategia e le grandi compagnie tech che devono finanziare data center e modelli generativi trovano nel personale d’ufficio il primo serbatoio di risparmio. Il lessico è cambiato prima ancora dell’economia reale. A maggio, Cisco ha annunciato un taglio di poco meno di quattromila posti di lavoro lo stesso giorno in cui comunicava ricavi record nel terzo trimestre fiscale, sostenuti dalla domanda di strumenti e infrastrutture IA.

Per decenni la classe media qualificata ha pensato di essere protetta perché non faceva lavori ripetitivi nel senso novecentesco del termine. Ma con l’intelligenza artificiale è diventato ripetitivo anche il compito cognitivo standardizzabile: scrivere una bozza, riassumere un documento, preparare una presentazione, compilare una nota, trascrivere una conversazione, cercare una clausola, rispondere a una domanda ricorrente, organizzare un’agenda, filtrare email.

Per questo la prima fascia colpita non coincide con i lavoratori meno istruiti. Anzi, molte occupazioni ad alto reddito e con laurea risultano più esposte all’IA, perché composte da mansioni digitali, testuali, procedurali e misurabili. La conseguenza è un mercato del lavoro dei cosiddetti colletti bianchi più ristretto ed esigente. Chi resta lavora di più e chi esce trova meno porte aperte. Le aziende assumono meno e al massimo cercano profili già perfettamente aderenti alla mansione. La classe dei neolaureati è quella che dovrà preoccuparsi di più perché l’intelligenza artificiale sta rendendo l’apprendistato inutile. Molte professioni cognitive si sono sempre fondate su mansioni iniziali poco gloriose, ma formative: correggere bozze, fare ricerca preliminare, organizzare materiali, produrre versioni imperfette poi riviste dai capi. Si creerà così un cortocircuito che pagheremo tra anni: le aziende chiederanno esperienza a giovani candidati ai quali stanno togliendo i luoghi in cui farla.

Rischiano anche i quarantenni e cinquantenni, cioè la generazione che aveva costruito carriere sull’adattabilità ordinaria. Il mercato ora distingue tra esperienza e aggiornabilità. Un professionista può avere vent’anni di conoscenza organizzativa e risultare comunque sottoqualificato se non sa integrare strumenti IA nel suo lavoro quotidiano.

Ogni rivoluzione porta con sé, dopo l’euforia iniziale, anche la propria tragedia. Il rischio è lasciarsi travolgere da una doppia illusione. Da un lato, i lavoratori potrebbero convincersi che, per salvare il proprio posto, basti imparare a usare l’intelligenza artificiale. Ma saper scrivere più velocemente una mail servirà a poco, se un agente IA sarà già in grado di gestire autonomamente le pratiche codificate di un’azienda. Dall’altro lato, le imprese potrebbero pensare che sia sufficiente adottare l’intelligenza artificiale per diventare più produttive. Ma anche i processi produttivi più efficienti avranno bisogno di qualcuno che ne sorvegli le anomalie. E soprattutto: a chi serviranno tutti questi prodotti e servizi realizzati più in fretta e con un minor costo umano, se sempre meno persone avranno i mezzi per comprarli?

Il futuro non lo conosciamo, ma un possibile compromesso potrebbe essere capire quali parti del processo lavorativo dovranno essere automatizzate, quali controllate, quali lasciate a una persona, quali ripensate da zero. Nessuna tecnologia moderna ha mai prodotto disoccupazione di massa permanente, ma la storia non garantisce che la transizione sia indolore, né che i vincitori e i perdenti si distribuiscano in modo politicamente sostenibile.

L'articolo L’IA è già diventata l’alibi perfetto per tagliare il personale d’ufficio proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User