La Bibbia è diventata l’ultimo ricettario di TikTok

Maggio 15, 2026 - 05:30
0
La Bibbia è diventata l’ultimo ricettario di TikTok

«Il peccato è entrato nel mondo attraverso il cibo, e Satana non si ferma lì. Il cibo, per me, è davvero come un’arma con cui posso difendermi». Bundy, cresciuta nel Michigan e ora residente a Bali, dopo aver notato un miglioramento nella sua alimentazione eliminando lo zucchero raffinato, ha iniziato a «studiare le Scritture prestando attenzione a ciò che mangiamo». La ragazza ammette apertamente di non avere qualifiche in nutrizione, ma vende una guida digitale sui supercibi biblici al costo di 28 dollari, oltre a sessioni di coaching che partono da circa 700 dollari al mese. La sua storia la racconta il New York Times, in un articolo che esplora la nuova tendenza social che vede i piatti della Bibbia diventare un riferimento gastronomico, con la nutrizione spiegata dai fedeli. 

C’è chi comincia la giornata con un espresso, chi con una spremuta, chi con una corsa. E poi c’è chi la inaugura con una tazza di brodo di ossa, una preghiera e un passo dell’Antico Testamento. Negli Stati Uniti, dove il confine tra spiritualità, consumo e costruzione dell’identità è spesso più permeabile che altrove, sta prendendo forma il “biblical eating”, l’alimentazione biblica. Non una dieta codificata, non un protocollo clinico, non una religione alimentare nel senso classico del termine. Piuttosto una galassia di pratiche che mescola fede cristiana, nostalgia rurale, diffidenza verso l’industria alimentare e cultura della performance personale.

Sui social il fenomeno ha ovviamente già trovato i suoi interpreti e tanti adepti, con giovani creator che raccontano la loro routine quotidiana mostrando latte crudo appena acquistato, sardine consumate come spuntino, pane a lievitazione naturale preparato senza lievito di birra, ortaggi coltivati localmente, carne da piccoli allevatori, miele grezzo, brodi lunghi e fermentazioni domestiche. L’argomento non è per nulla nutrizionale ma morale e spirituale.

Il punto non riguarda tanto l’elenco degli alimenti consentiti, quanto il significato attribuito al gesto del nutrirsi. Per molti di questi influencer, il cibo diventa un’estensione della disciplina interiore e una dimostrazione concreta della propria fede: eliminare zuccheri raffinati, coloranti, prodotti ultra-processati o ingredienti industriali non è presentato soltanto come una scelta di benessere, ma come un atto di obbedienza e una pratica quasi ascetica. Affidandosi all’antico testamento mi difendo da una contemporaneità che non mi appartiene, attraversata da paure, polarizzazioni e messaggi contraddittori, riducendo l’incertezza almeno nel cibo.

Non è un caso che questa narrativa stia crescendo nello stesso ecosistema che ha trasformato il latte non pastorizzato in simbolo culturale, il pane fatto in casa in manifesto politico, il termine “naturale” in categoria etica prima ancora che merceologica. Il movimento salutista americano, oggi sempre più intrecciato con la comunicazione politica Maga e con una crescente diffidenza verso le istituzioni sanitarie, ha preparato il terreno, anche se l’alimentazione biblica non nasce oggi. Libri dedicati a questo tema circolano da almeno vent’anni, dai manuali ispirati al Giardino dell’Eden fino alle reinterpretazioni del digiuno di Daniele, pratica spirituale già diffusa in molte comunità evangeliche. La novità, anche in questo caso sono il linguaggio e i media. Non si predica dal pulpito ma si pubblica un video e lo si monetizza costruendo community che acquistano ebook, programmi, sessioni individuali. La fede è un contenuto che diventa prodotto.

È facile liquidare tutto questo come l’ennesima deriva del wellness digitale. Ma dietro questi account non c’è solo marketing, ma una domanda culturale precisa e un’ispirazione decisa della destra Trumpiana più estrema, che decide cosa è sano, di chi possiamo fidarci e soprattutto ci instilla il dubbio di quanto la nutrizione sia scienza e quanto, invece, sistema di credenze. Il successo di queste narrazioni racconta anche una stanchezza diffusa verso la complessità del sistema alimentare contemporaneo, contrapposto al richiamo a pane, pesce, miele, legumi, olio e cereali che suona molto più rassicurante, non perché sia necessariamente più corretto dal punto di vista nutrizionale, ma perché appare leggibile. In più, c’è un tema di identità e appartenenza, con il cibo come simbolo e rito collettivo di una comunità che si riconosce nei valori cristiani. In un mondo che produce più informazioni alimentari di quante siamo in grado di digerire, molti stanno cercando nel cibo non una dieta, ma una forma di solida e comunitaria salvezza che racconta non solo cosa mangiano, ma chi sono e in che cosa credono.

L'articolo La Bibbia è diventata l’ultimo ricettario di TikTok proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User