A Stoccolma nasce il primo caffè gestito dalla ai, ma sbaglia gli ordini

A prima vista sembra una provocazione da conferenza tech ma l’esperimento è reale: l’Andon Café ha aperto davvero a Stoccolma, al numero 48 di Norrbackagatan, con un obiettivo dichiarato dall’azienda: capire cosa succede quando un’intelligenza artificiale smette di fare da assistente e comincia a prendere decisioni economiche, organizzative e perfino umane.
L’agente si chiama Mona (e qui i veneti avrebbero fin da subito capito che non sarebbe stato molto bravo nelle operation). È costruito con Google Gemini, ma opera come un manager autonomo. Secondo le informazioni pubblicate da Andon Labs, Mona ha ricevuto un budget reale, accesso agli strumenti aziendali e la possibilità di interagire con fornitori, consulenti, dipendenti e clienti. Non prepara cappuccini, naturalmente, e la gestione del banco resta umana. Tutto quello che sta dietro, almeno in teoria, no.
Le sue mansioni sono quelle di un direttore operativo junior, con una differenza sostanziale: non chiede ferie, aumenti, non si lamenta e non è mai stanco. Mona ha pubblicato annunci di lavoro su LinkedIn e Indeed, selezionato candidati, organizzato colloqui, richiesto preventivi, impostato contratti per elettricità e connessione internet, controllato pratiche amministrative, gestito il magazzino e coordinato il personale attraverso Slack. In alcune occasioni ha persino risposto ai clienti attraverso una linea telefonica installata nel locale.
Nella fase di apertura, i risultati hanno sorpreso anche i creatori del progetto. Mona ha letto clausole contrattuali, costruito checklist, monitorato scadenze burocratiche e gestito la selezione del personale con una precisione che, secondo Andon Labs, ha ridotto drasticamente i tempi di apertura del locale. Ma i problemi sono iniziati quando la ai è passata dalla teoria alla gestione pratica quotidiana.
Mona ha ordinato 6.000 tovaglioli, 3.000 guanti in lattice e quattro kit di pronto soccorso per un locale di pochi metri quadrati. Ha acquistato pomodori in scatola che non comparivano in nessuna ricetta. Ha ordinato 120 uova, nonostante il café non disponga né di cucina né di fornelli. In più occasioni ha dimenticato di ordinare il pane, costringendo il personale a togliere i sandwich dal menu.
Non basta. Secondo Daily Coffee News, Mona avrebbe inviato messaggi ai dipendenti a mezzanotte, ignorando del tutto la cultura svedese del work life balance e in almeno un caso avrebbe chiesto ai collaboratori di anticipare spese con carte personali. In un altro, avrebbe programmato colloqui “in presenza”, dettaglio che pone un problema quasi filosofico prima ancora che organizzativo.
Dopo circa un mese di attività il locale aveva generato vendite per oltre 5.700 dollari, ma gran parte del budget iniziale risultava già assorbita da costi operativi e ordini sbagliati. L’esperimento, però, non si deve misurare sul margine ma sulla responsabilità, e il tema è quasi più filosofico che di conto economico. Se un dipendente viene assunto in modo scorretto, se un fornitore non viene pagato, se manca materia prima o viene commesso un errore sanitario, chi risponde davvero? L’algoritmo non firma, non possiede quote, non può essere licenziato né convocato in tribunale. Di sicuro non gli si può davvero imputare una responsabilità. Lo sviluppo software deve andare di pari passo con uno sviluppo ontologico su cosa vogliamo che sia, faccia e pensi la ai, anche quando vogliamo che svolga un lavoro al posto nostro, anzi, forse soprattutto in quel caso.
L'articolo A Stoccolma nasce il primo caffè gestito dalla ai, ma sbaglia gli ordini proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)