Liberi i due italiani imprigionati in Libia, la Flotilla non demorde e accusa il Governo Meloni

Dopo un mese di detenzione in Libia sono stati liberati gli attivisti italiani Leonarda “Dina” Alberizia e Domenico Centrone, appartenenti al Global Sumud Land Convoy, la cui unica colpa è quella di aver mostrato sostegno alla popolazione palestinese a genocidio israeliano ancora in corso – come denunciato ieri dall’Onu. Il loro arrivo da Tunisi all’aeroporto di Roma Fiumicino è previsto oggi, mercoledì 24 giugno, alle 12.50.
Ad annunciare la liberazione è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, attraverso un messaggio pubblicato su X, in cui afferma: «Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia. Insieme a loro è stato affidato al nostro Console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni».
Tajani ha attribuito il risultato a un «intenso lavoro diplomatico», svolto in coordinamento tra Farnesina e Palazzo Chigi, ringraziando il personale del ministero e l’intelligence. Ma la Global Sumud Italia contesta il tono e il contenuto della comunicazione istituzionale, sottolineando come nel messaggio non compaia una condanna formale delle violazioni del diritto internazionale denunciate durante la detenzione degli attivisti, né un riferimento alla mobilitazione della società civile che ha continuato a chiedere la loro liberazione.
La liberazione dei due italiani non ferma infatti la campagna “Free Them All”, promossa insieme ad Amnesty International. Per oggi sono previsti presidi e incontri in numerose città italiane, tra cui Milano, Bologna, Parma, Bari e Napoli, oltre a iniziative davanti a sedi istituzionali. La mobilitazione continua per chiedere tutela del diritto internazionale, chiarimenti sulle responsabilità delle autorità libiche e la fine della criminalizzazione delle iniziative di solidarietà dirette verso la Palestina.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, richiamato da Amnesty International in un’analisi diffusa ieri. Secondo l’organizzazione, le autorità libiche, pur in conflitto tra loro, avrebbero condotto una campagna discriminatoria e razzista contro persone migranti e rifugiate, attraverso arresti di massa, detenzioni arbitrarie ed espulsioni collettive.
«È sconvolgente che le autorità libiche, sempre in reciproca rivalità, si associno invece per violare i diritti delle persone migranti e rifugiate», ha dichiarato Diana Eltahawy, vicedirettrice regionale di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa.
Amnesty denuncia inoltre il rischio che l’Unione europea, rafforzando la cooperazione in materia migratoria con attori libici accusati di gravi violazioni, contribuisca ad aggravare una crisi umanitaria già profonda. Nel mirino dell’organizzazione vi sono anche i finanziamenti ai guardacoste libici e la possibile estensione dei rapporti con gruppi armati dell’est del Paese, indicati come responsabili di crimini di guerra rimasti impuniti.
Per Global Sumud Italia, la liberazione di Alberizia e Centrone rappresenta un passaggio importante ma non conclusivo. La richiesta rivolta alle istituzioni italiane ed europee è di promuovere interventi diplomatici di alto livello, condanne formali delle violazioni denunciate, sanzioni mirate contro i responsabili e la sospensione delle forme di cooperazione che possano contribuire a perpetuare abusi.
L’arrivo a Roma dei due attivisti sarà dunque accompagnato dall’accoglienza di una rete di associazioni e cittadini che, dopo settimane di iniziative pubbliche, intende proseguire la mobilitazione. La loro liberazione non chiude la questione: resta aperto il nodo delle violazioni dei diritti umani in Libia e della crescente pressione esercitata contro il movimento internazionale di solidarietà con la Palestina.
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