Il Senato dice sì al ddl caccia, la parola alla Camera. Ma in piazza parlamentari e associazioni già ragionano sulla carta referendum

La mancanza del numero legale, la scorsa settimana, aveva dato un flebile motivo di speranza in chi pensava che nella stessa maggioranza stesse nascendo un ripensamento alla luce delle tante, troppe criticità evidenziate anche dal mondo scientifico. Ma nel pomeriggio di ieri è venuta fuori la reale, compatta posizione della destra. Nell’aula del Senato, i parlamentari di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno bocciato a raffica uno dopo l’altro gli emendamenti presentati dalle forze di opposizione e alla fine, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti, è arrivato il via libera definitivo, per quanto riguarda Palazzo Madama, del disegno di legge 1552, un testo che smantella i pilastri storici della legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica, un testo su cui anche l’Unione europea ha espresso dubbi e su cui pende il fondato timore di incostituzionalità. La parola per l’approvazione finale passa ora alla Camera, ma intanto questo passaggio al Senato ha provocato una nuova ondata di sdegno ben rappresentata dagli interventi in aula di Pd, M5S, AVS e dal sit-in di protesta organizzato di fronte al Pantheon, a poca distanza da Palazzo Madama, da un nutrito gruppo di associazioni ambientaliste e animaliste.
Il provvedimento targato governo Meloni (una prima versione del testo portava la firma del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida) è un pericoloso passo indietro di trent’anni rispetto alla tutela ambientale, introduce deregolamentazioni profonde e spalanca la strada a una visione puramente utilitaristica della gestione della natura. Del resto, Giorgio Maria Bergesio, senatore della Lega e relatore del provvedimento, ha detto che con questa legge «ora ci sarà una gestione attiva a tutela dei territori», insistendo sul fatto che il testo che riforma la legge sull’attività venatoria datata 1992 punta a riconoscere la caccia come «utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi». Ma la verità è che la destra ha solo puntato a fare della caccia non più una deroga alla protezione della fauna ma, appunto, un’attività «a tutela». Insomma, sparare per tutelare. Come? Semplice, aumentando il numero di animali cacciabili e le aree di caccia consentite. Viene estesa anche la durata oltre alle zone in cui poter praticare la caccia e in generale sono aumentati gli animali che si possono abbattere mentre le aree dove poter sparare vengono estese anche a boschi pubblici e aree demaniali, comprese le spiagge, con inoltre l'apertura all'utilizzo dei visori notturni e con le indicazioni dell’Ispra su alcuni aspetti che non sarebbero più vincolanti.
Le forze di opposizione hanno espresso una condanna durissima in aula, definendo il testo «incostituzionale» e la riforma un vero e proprio «assalto alla natura» orchestrato per assecondare le frange più estremiste delle lobby venatorie e dell’industria delle armi. Dai banchi del centrosinistra è stata denunciata la gravità di norme che, di fatto, riducono drasticamente la superficie delle aree protette e dei parchi, estendono a dismisura i calendari venatori e permettono la caccia a specie finora protette o in forte declino numerico. «Il messaggio alla base di questo disegno di legge è chiaro: ogni spazio naturale viene considerato potenzialmente disponibile alla caccia, con la fauna selvatica trattata come una risorsa da sfruttare», ha affermato per i Verdi Alto Adige-Südtirol, Aurora Floridia mentre lo storico leader dei Verdi, Angelo Bonelli ritiene che «la destra vuole trasformare parchi e spiagge in aree di caccia, una vergogna contro la biodiversità». Giuseppe Conte, che ha partecipato al sit-in di protesta vicino Palazzo Madama, ha spiegato: «Riteniamo che questo provvedimento legislativo sia contra constitutionem. La riforma dell’articolo 9 ha introdotto nella Costituzione il concetto di tutela dell’ambiente, protezione e preservazione della biodiversità e della sostenibilità ambientale, anche rispetto alle generazioni future».
Secondo i parlamentari di opposizione, l’esecutivo ha deliberatamente ignorato i ripetuti richiami scientifici e i dati tecnici degli istituti di ricerca pur di legalizzare pratiche che rischiano di alimentare il bracconaggio, umiliando tra l’altro le prerogative del Parlamento. Parallelamente, le maggiori associazioni animaliste e ambientaliste – tra cui Enpa, Lac, Lav, Lipu, Legambiente e Wwf – hanno unito le forze in una mobilitazione straordinaria, ribattezzando il provvedimento «ddl Sparatutto». Anche gli ecologisti denunciano una violazione palese e diretta dell’articolo 9 della Costituzione, che impegna la Repubblica alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e della biodiversità nell'interesse delle future generazioni. Le associazioni evidenziano anche il rischio concreto di pesanti sanzioni e procedure d'infrazione da parte dell’Unione europea, poiché il testo indebolisce i controlli, minacciando la sopravvivenza di habitat già fragili e messi a dura prova dalla crisi climatica. «Con questa controriforma, i boschi somiglieranno sempre di più a poligoni di tiro, senza regole», hanno scritto le associazioni in una nota congiunta. La protesta si è estesa dalle piazze ai canali social, raccogliendo il supporto di scienziati, accademici e cittadini indignati per quello che viene considerato un vero e proprio scempio normativo. Partecipando al sit-in davanti al Pantheon, ha sintetizzato con una battuta il comico Giobbe Covatta: «Affidare la tutela della biodiversità ai cacciatori è come assumere come baby sitter Epstein».
La battaglia contro questo provvedimento si sposta ora alla Camera dei deputati, dove l’iter legislativo ripartirà tra le feroci proteste promesse dalle opposizioni e dai comitati dei cittadini. I partiti di opposizione e i movimenti ambientalisti hanno già annunciato che non concederanno tregua, pronti a dare battaglia in ogni commissione e nelle piazze.
Non è escluso, ad ascoltare i ragionamenti fatti in piazza da parlamentari ed esponenti dell’associazionismo, che qualora Montecitorio dia il via libera definitivo al testo, le forze di minoranza e le sigle ambientaliste decidano di fare fronte comune per promuovere un referendum abrogativo per chiudere la strada a una legge giudicata ecologicamente e costituzionalmente devastante. Come e forse anche di più che per un referendum sul nucleare, questa sarebbe una bella tegola da schivare per la destra.
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