Libia: il principe Laurent punta ai beni libici in Italia, in ballo 50 milioni di euro
L’Italia diventa uno dei nuovi fronti della lunga battaglia giudiziaria avviata dal principe Laurent del Belgio per recuperare circa 50 milioni di euro rivendicati nei confronti dello Stato libico. I legali della Global Sustainable Development Trust (Gsdt), organizzazione legata al principe, hanno avviato iniziative nel nostro Paese per individuare conti, crediti o altri beni riconducibili alla Libia sui quali possa essere eventualmente esercitata un’azione esecutiva. Lo riferisce la stampa belga, rilanciata in Libia dal portale “Fawasel media”, secondo cui il nuovo tentativo si fonda anche sull’orientamento espresso nel maggio 2025 dalla Corte di cassazione italiana in materia di immunità e pignorabilità dei beni appartenenti a Stati esteri. La vicenda risale al 2008, quando la Gsdt concluse con le autorità libiche un accordo per realizzare un progetto di riforestazione e contrasto alla desertificazione. Il contratto venne interrotto dalla Libia nel 2010, dando origine a un contenzioso che negli anni successivi ha portato i tribunali belgi a riconoscere all’organizzazione il diritto a un risarcimento. La somma rivendicata, inizialmente inferiore, è salita con interessi e spese fino a circa 50 milioni di euro.
Il problema, a distanza di quasi 15 anni, è individuare quali beni libici siano effettivamente “aggredibili”. I precedenti tentativi in Belgio hanno interessato anche asset libici congelati presso istituzioni finanziarie del Paese, ma si sono scontrati con le questioni relative all’immunità sovrana e alla distinzione giuridica tra lo Stato libico e soggetti come la Libyan Investment Authority (Lia), il fondo sovrano di Tripoli. È in questo quadro che assume rilievo la sentenza numero 14253 emessa dalla Cassazione italiana il 28 maggio 2025. La Suprema corte ha stabilito che la semplice intestazione di un conto a uno Stato estero o la dichiarazione formale della sua destinazione a finalità pubbliche non sono sufficienti, da sole, a renderlo automaticamente sottratto all’esecuzione. Occorre verificare la concreta destinazione delle somme alle funzioni sovrane dello Stato e la coerenza delle movimentazioni del conto con tale finalità. La Cassazione ha quindi cassato con rinvio una precedente decisione della Corte d’appello di Roma, imponendo un nuovo esame della natura dei fondi interessati.
La Gsdt figurava già tra i soggetti coinvolti nella vicenda processuale da cui è scaturita la pronuncia della Cassazione. Per questo il precedente italiano rappresenta oggi uno degli elementi sui quali i legali del principe Laurent puntano per verificare se esistano in Italia beni o disponibilità finanziarie libiche pignorabili. Il dossier si inserisce in un contesto più ampio di controversie che negli ultimi anni hanno interessato i beni libici presenti in Italia. Nel settembre 2025 “Agenzia Nova” aveva riferito del blocco di cinque conti riconducibili all’ambasciata di Libia a Roma presso UniCredit. Lo stallo aveva impedito alla rappresentanza diplomatica di effettuare pagamenti destinati non soltanto al proprio personale, ma anche alle cure sanitarie di cittadini libici in Italia, agli alloggi delle loro famiglie e alle spese per militari e ufficiali impegnati in programmi di formazione nel nostro Paese. UniCredit, interpellata all’epoca da “Nova”, aveva deciso di non commentare.
La stessa ambasciata aveva spiegato di aver fornito la documentazione necessaria a dimostrare la destinazione istituzionale dei propri fondi, mentre alcuni creditori sostenevano di poter procedere sulla base del nuovo orientamento della Cassazione. Non è noto se i cinque conti allora bloccati presso UniCredit abbiano alcun collegamento con l’iniziativa avviata ora dalla Gsdt. Sempre nel 2025, “Nova” aveva ricostruito il caso di dieci ex dipendenti dell’ambasciata libica a Roma, nove dei quali cittadini italiani, licenziati nel 2020 e ancora in attesa del pagamento di spettanze e trattamento di fine rapporto. I loro legali avevano indicato proprio la sentenza 14253 della Cassazione come possibile base per tentare nuove azioni esecutive nei confronti di beni libici in Italia, dopo che un primo pignoramento si era scontrato con il principio dell’immunità diplomatica.
Leggi anche altre notizie su Nova News
Clicca qui e ricevi gli aggiornamenti su WhatsApp
Seguici sui canali social di Nova News su Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram
L'articolo Libia: il principe Laurent punta ai beni libici in Italia, in ballo 50 milioni di euro proviene da Agenzia Nova.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)