L’incontro di 3500 chierichetti con Delpini: «Lo Spirito trasforma paura e tristezza»

23 Maggio 2026 - 19:03
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L’incontro di 3500 chierichetti con Delpini: «Lo Spirito trasforma paura e tristezza»
Delpini saluta i chierichetti in Duomo (Agenzia Fotogramma)

Il Duomo che si tinge di bianco e di rosso, i colori delle vesti indossate dai 3500 chierichetti e chierichette – dai piccoli a quelli già più grandicelli -, riuniti insieme ai sacerdoti e agli educatori, per il loro meeting annuale con l’Arcivescovo che, a lungo, li saluta, percorrendo la navata centrale, prima della celebrazione della parola.

L’invocazione dei doni dello Spirito

Un momento di preghiera e di invocazione dei doni dello Spirito che inizia con il rito della luce attinta dal grande cero pasquale posto sull’altare maggiore della Cattedrale. Tra canti, ritornelli animati anche dai gesti evocativi dei ragazzi, silenzio e ascolto della Parola di Dio e delle testimonianze, si articola così uno degli appuntamenti più attesi e gioiosi dell’intero anno pastorale.  

Quando si invoca lo Spirito di Consiglio, è un diacono – Samuele Brancè – che diventerà prete tra tre settimane proprio nello stesso Duomo, a raccontare. «Lo Spirito del Consiglio ha lavorato in me a livello interiore. Nelle lunghe soste verso Milano quando frequentavo l’Università, mi fermavo in una chiesa a Varese dove c’era l’adorazione che è diventata per me un’esigenza. Ma ha agito anche a livello esteriore, attraverso un amico sacerdote. Chiediamo allo Spirito del Consiglio di aiutarci a fare il bene e a capire quello che Gesù vuole per noi».

I chierichetti in Duomo per il meeting 2026 (Agenzia Fotogramma)

Poi, per la Fortezza, la video-testimonianza arriva da lontano, da Abu Dhabi, attraverso il collegamento con il vicario apostolico per l’Arabia Meridionale, monsignor Paolo Martinelli.

La testimonianza del vescovo Martinelli

«Mi trovo negli Emirati Arabi Uniti», spiega. «Oggi purtroppo questo Paese è conosciuto perché c’è la guerra dal 28 febbraio scorso. Ora siamo in una situazione di tregua e preghiamo tanto per la fine del conflitto. Chiedo anche a voi di pregare per la pace e la riconciliazione dei popoli. Ma come farlo? Ci vuole quel dono dello Spirito che chiamiamo fortezza: non si tratta solo di un coraggio che possiamo avere come virtù naturale, ma di un dono di Dio che rende capaci di affrontare situazioni difficili cercando il bene di tutti. La fortezza evita di agire immediatamente e senza pensare, sa valutare le situazioni, considerare le diverse possibilità quando intravede la soluzione; la fortezza si impegna con coraggio e costanza per costruire il bene e, davanti alla difficoltà, non rinuncia.  Per questo occorre, innanzitutto, mettersi in ascolto di Dio, della sua Parola e pregare insieme con la comunità: infatti, la fortezza cresce quando ci riconosciamo uniti, mentre da soli siamo più deboli e confusi. Se camminiamo insieme, con l’aiuto di Dio sapremo affrontare e superare le difficoltà. Questo è quello che cerchiamo di fare qui nelle nostre chiese e questo ci fa essere sereni anche quando ci sono situazioni difficili: ogni giorno preghiamo per la pace nel Medio Oriente e per la pace degli uomini», conclude monsignor Martinelli che prende la chitarra e intona il noto canto, «La pace viene dall’alto» che si diffonde in tutto il Duomo ripetuto dai chierichetti.

Le 5 parole dell’Arcivescovo

Dopo la lettura del Vangelo di Giovanni al capitolo 20, con l’episodio di Tommaso, è l’Arcivescovo a prendere la parola, ma non per un’omelia, come specifica, ma per indicare 5 parole e altrettanti esercizi spirituali.

Primo: «stare insieme, fare gruppo, non per qualche momento, ma perché così si incontra Gesù. Ciascuno si eserciti e dica a se stesso: “Con chi sto io, quale è il gruppo che mi aiuta a incontrare Gesù?”».

Meeting chierichetti 2026 (Agenzia Fotogramma)
Un ministrante durante la celebrazione (Agenzia Fotogramma)

La seconda parola è «vedere, perché gli occhi servono per vedere Gesù. Alcuni di voi – prosegue il monsignor Delpini – guardano dappertutto, quando sono sull’altare, passando il tempo della celebrazione nella distrazione. Per vedere è necessario, invece, tenere lo sguardo rivolto ai segni della presenza di Gesù, come il lezionario per la Parola, il pane e il  vino. Quindi, il secondo esercizio spirituale è tenere fisso lo sguardo su Gesù crocifisso».  

Terzo: «gioire per la presenza di Gesù, anche nelle tristezze, nelle cose che in casa non vanno bene. Gioire rinnova la fiducia, perché Gesù incoraggia ad affrontare i problemi senza restare chiusi nella tristezza. Pensate alla vostra tristezza più grande e pregate Gesù».

E, ancora, «dire la propria fede rispondendo alla parola che il Signore ci rivolge e, perciò, adesso, nel silenzio dire a Gesù: “Mio Signore e mio Dio”».

Infine, la parola che dice Gesù stesso: «Ricevete lo Spirito santo». Lo Spirito che trasforma la paura in coraggio, la tristezza in gioia, il vivere per sé nel portare speranza e fede agli altri».

Da qui l’ultimo esercizio: «Dite tante volte, “Vieni Santo spirito”. Domani è Pentecoste, continuate a pregare così. Per questo  la vita è bella, la speranza è certa, il futuro è missione». 

E, prima della conclusione – con il vescovo Mario che torna tra i ragazzi per salutarli fino all’ingresso della Cattedrale -, c’è ancora tempo la recita corale della Preghiera del chierichetto, per i ringraziamenti di don Michele Galli, responsabile diocesano del Mo.Chi. che ricorda gli 80 anni della rivista Fiaccolina e il dono offerto a tutti i partecipanti della bella pubblicazione a fumentti, Francesco, una vita da Dio. Senza dimenticare, naturalmente, la tre giorni chierichetti che si svolgerà, come sempre, a Pian dei Resinelli, presso la Casa «La Montanina» dove, il prossimo 24 giugno, salirà anche l’Arcivescovo.

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