L'inflazione non allenta la sua morsa: continua a galoppare anche ad agosto 2026

01 Settembre 2026 - 18:20
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lentepubblica.it

Inflazione agosto 2026, prezzi in aumento: il dato sale al 3,3% e pesa soprattutto l’energia.


L’inflazione torna ad accelerare in Italia nel mese di agosto 2026, riportandosi su livelli più elevati rispetto alla rilevazione precedente. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al netto dei tabacchi, ha registrato una crescita dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua.

Il dato rappresenta un incremento significativo rispetto al mese precedente, quando la variazione tendenziale si era fermata al 2,9%. A determinare principalmente il nuovo rialzo è stata la componente energetica, sulla quale continuano a incidere le tensioni presenti sui mercati internazionali.

L’aumento dell’inflazione, tuttavia, non interessa in maniera uniforme tutti i settori. Mentre i prezzi dei beni hanno accelerato, quelli dei servizi hanno mostrato una dinamica più contenuta. Parallelamente, alcuni comparti hanno contribuito a frenare la crescita complessiva dei prezzi, evitando un incremento ancora più marcato dell’indice generale.

Energia protagonista del nuovo rialzo dei prezzi

Il principale elemento alla base dell’accelerazione registrata ad agosto è rappresentato dai beni energetici. In particolare, i prezzi dell’energia non regolamentata hanno visto il proprio tasso di crescita annuo passare dall’11,4% di luglio al 16,9%, mentre per l’energia regolamentata l’aumento è stato ancora più evidente, dal 14,8% al 18,8%.

Considerando complessivamente la componente energetica, l’incremento tendenziale passa dall’11,6% al 17%. Si tratta quindi del comparto che più di ogni altro ha contribuito a spingere verso l’alto l’inflazione nel corso dell’ultimo mese.

Anche osservando la variazione rispetto a luglio emerge il peso dell’energia. Nel corso di agosto i prezzi degli energetici regolamentati sono cresciuti del 3,2%, mentre quelli degli energetici non regolamentati hanno segnato un aumento del 2,8%.

L’effetto delle quotazioni energetiche continua quindi a farsi sentire sull’economia italiana, con possibili ripercussioni anche sui costi sostenuti da famiglie e imprese.

Inflazione di fondo in lieve rallentamento

Non tutti i segnali provenienti dalla rilevazione Istat sono però orientati verso un’accelerazione. Un indicatore particolarmente importante per comprendere la dinamica sottostante dei prezzi è l’inflazione di fondo, che esclude dal calcolo i prodotti energetici e gli alimentari freschi.

Ad agosto questo valore è sceso dal +1,6% al +1,5%. Una dinamica simile emerge anche considerando l’indice depurato dai soli beni energetici: in questo caso la variazione annua passa dall’1,8% all’1,7%.

Il rallentamento della componente di fondo suggerisce quindi che l’aumento dell’inflazione generale è legato soprattutto a fattori specifici, con l’energia in primo piano, piuttosto che a una nuova accelerazione generalizzata di tutte le categorie di consumo.

Anche l’inflazione acquisita per il 2026 registra tuttavia un incremento. Per l’intero anno, sulla base dei dati disponibili fino ad agosto, la crescita acquisita dell’indice generale raggiunge il 2,9%, mentre quella relativa alla componente di fondo si attesta all’1,9%.

Beni più cari, mentre i servizi rallentano

Un’altra differenza significativa emerge dal confronto tra beni e servizi. Nel mese di agosto il ritmo di crescita dei prezzi dei beni è aumentato dal 3,2% al 4,1% su base annua.

Di segno opposto l’andamento dei servizi, il cui tasso di crescita si riduce dal 2,7% al 2,4%. Il divario tra le due componenti si amplia dunque sensibilmente: la distanza passa da 0,5 a 1,7 punti percentuali.

Tra le voci che hanno contribuito maggiormente alla variazione mensile dell’indice generale figurano, oltre agli energetici, i servizi relativi ai trasporti, aumentati dell’1,4% rispetto a luglio. Si registrano inoltre incrementi dello 0,4% per gli alimentari lavorati e dello 0,3% per i beni durevoli.

Non tutti i servizi, però, hanno seguito la stessa direzione. I prezzi dei servizi ricreativi, culturali e legati alla cura della persona hanno rallentato la propria crescita annua dal 3% al 2,6%. Anche i servizi di trasporto hanno registrato una decelerazione, passando dall’1,6% allo 0,9%.

Carrello della spesa ancora sotto controllo

Uno degli elementi più rilevanti per le famiglie riguarda naturalmente il costo dei prodotti acquistati con maggiore frequenza. Da questo punto di vista, il quadro delineato dall’Istat appare più stabile rispetto a quello dell’inflazione generale.

Il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona, mantiene infatti una variazione annua dell’1%.

La componente alimentare continua quindi a mostrare una crescita relativamente contenuta. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rimangono infatti stabili nella loro dinamica tendenziale, mentre il comparto alimentare nel complesso mantiene un andamento moderato, pari a circa l’1,1% secondo la lettura complessiva richiamata dall’Istat.

Una situazione diversa riguarda invece i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, cioè quei beni che le famiglie comprano abitualmente. Per questa categoria il tasso di crescita annuo passa dal 3,4% al 4,3%.

Il dato indica quindi che, nonostante la stabilità del carrello della spesa nel suo complesso, alcune voci di consumo quotidiano stanno registrando aumenti più consistenti.

L’indice europeo IPCA cresce del 3,2%

A completare il quadro è l’andamento dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), utilizzato per consentire il confronto tra i diversi Paesi dell’Unione europea.

Secondo le stime preliminari, ad agosto l’IPCA aumenta dello 0,1% su base mensile e del 3,2% rispetto allo stesso mese del 2025, contro il 2,9% registrato a luglio.

La differenza tra l’IPCA e l’indice nazionale NIC nella variazione mensile è legata principalmente agli effetti dei saldi estivi. Le riduzioni temporanee dei prezzi determinate dalle vendite promozionali vengono infatti considerate diversamente nei due indicatori e incidono sul risultato mensile dell’indice armonizzato.

Nel complesso, dunque, agosto restituisce l’immagine di un’economia nella quale l’inflazione torna a crescere soprattutto per effetto dell’energia. Al contrario, alimentari, servizi e componente di fondo mostrano dinamiche decisamente più moderate.

Il dato del 3,3% rappresenta quindi un campanello d’attenzione soprattutto per l’impatto che l’energia può continuare ad avere sulle altre voci di spesa. Per le famiglie, la stabilità del carrello della spesa costituisce al momento un elemento positivo, ma l’evoluzione dei prezzi energetici nei prossimi mesi sarà determinante per capire se l’accelerazione registrata ad agosto resterà circoscritta oppure finirà per trasmettersi in maniera più ampia al costo della vita.

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